Succede in aeroporto, davanti al nastro dei bagagli: passa una persona in divisa con un cane al guinzaglio, il cane infila il naso fra le valigie, si ferma mezzo secondo su una e poi tira avanti. Può essere un pastore tedesco, un malinois o uno springer, ma molto spesso quel cane è un labrador retriever, nero o giallo. Nelle stazioni, nei porti e alle dogane la scena si ripete uguale.
La domanda viene da sé: perché anche lui. Un cane nato per riportare anatre da una palude scozzese sembra la scelta meno ovvia per un lavoro di fiuto fine, con tutti i segugi che esistono. La risposta che gira di solito è «perché ha un olfatto eccezionale», e regge poco: i confronti fra razze pubblicati negli ultimi dieci anni non mettono il labrador in cima a niente.
Qui sotto trovi quali razze usano le forze di polizia italiane e per cosa, cosa dicono gli studi sul naso delle varie razze, come funziona l’addestramento (compresa la storia dei cani drogati, che la Guardia di Finanza smentisce sul suo sito), quanto ci prendono questi cani e perché la faccia del labrador conta quanto il suo naso.
Sommario:
Quali cani antidroga ci sono in Italia, e chi li usa
In Italia i cani antidroga stanno soprattutto in due posti: la Guardia di Finanza, che lavora su dogane, porti, aeroporti e traffici, e la Polizia di Stato, che ha squadre cinofile assegnate alle questure. Sono i due corpi che pubblicano di più su come li scelgono, e leggendo le loro pagine si scopre una cosa: le razze in servizio sono pochissime.
Il Servizio cinofili della Guardia di Finanza ne elenca tre, e basta: labrador retriever, pastore belga malinois e pastore tedesco. Labrador e pastori tedeschi nascono nell’allevamento del Corpo, a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia: un centro aperto nel 1956 e rimasto l’unico del settore dopo la chiusura di quello di Intimiano, nel 2006. I cuccioli sono iscritti all’ENCI con l’affisso dell’allevamento, come quelli di qualunque altro allevatore.
La Polizia di Stato usa le stesse tre razze più il rottweiler, e scrive senza giri di parole a cosa serve ciascuna: i labrador sono «particolarmente dotati nella ricerca di sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi», i rottweiler sono «validi ausiliari nei servizi di tutela dell’ordine pubblico». Aggiunge anche che i meticci presi nei canili pubblici hanno dato ottimi risultati in addestramento, il che dice già parecchio su quanto conti la razza scritta sul pedigree.
Quanti siano, razza per razza, non lo dice nessun censimento pubblico: né la Guardia di Finanza né la Polizia di Stato pubblicano quanti cani antidroga hanno in servizio e di che razza sono. I numeri in giro sono indiretti e vengono da fuori. Nello studio della polizia polacca di cui parliamo più avanti i cani antidroga in servizio messi alla prova erano 68 labrador, 61 pastori tedeschi, 25 terrier e 10 cocker inglesi. In un sondaggio fra i conduttori delle agenzie governative britanniche la razza più diffusa era lo springer spaniel inglese, e subito dopo veniva il labrador. Negli Stati Uniti l’agenzia che controlla i passeggeri negli aeroporti ha dichiarato che l’80% dei cani comprati nell’anno prima del 2019 erano razze da caccia con le orecchie pendenti, labrador in testa. Il labrador, insomma, è uno dei pochissimi cani che in questo lavoro si trovano dappertutto, non l’unico.
Le prime due righe di questa tabella si somigliano più di quanto sembri, e la differenza sta quasi tutta in una parola: morso. Il pastore tedesco e il malinois fanno anche lavoro di difesa e di ordine pubblico, sono cani che si portano in piazza. Il labrador quel lavoro non lo fa e non lo farà mai. Fa il naso, e lo fa in mezzo alla gente.
Il naso del labrador non è il migliore in circolazione
Cominciamo dalla spiegazione che si legge ovunque, quella dell’olfatto eccezionale. Che il cane senta molto più di noi è fuori discussione: le stime riportate in letteratura parlano di circa 200 milioni di neuroni olfattivi nel cane contro i 5 milioni di una persona. Questo però vale per tutti i cani, non per i labrador.
Quando si confrontano le razze fra loro, i risultati sono scomodi. Uno studio ungherese uscito su Scientific Reports nel 2025 ha fatto provare un compito olfattivo semplice, che non richiede addestramento, a 527 cani (484 quelli poi analizzati). I gruppi di razze «da fiuto» non hanno dimostrato niente in quanto gruppi: i border collie, che sono cani da pastore, hanno avuto più successo dei golden retriever, dei vizsla e dei basset hound e dei bloodhound. I beagle hanno trovato il cibo nascosto più in fretta di border collie, basset, bloodhound, golden, labrador e cocker. Il labrador, in quel confronto, sta in mezzo al gruppo.
Un lavoro precedente, pubblicato su PLoS ONE nel 2016 con una prova simile, aveva trovato invece un vantaggio delle razze selezionate per il fiuto rispetto alle altre e rispetto ai lupi allevati a mano. I due risultati non vanno d’accordo su tutto, ma su una cosa sì: nessuno dei due incorona il labrador.
E sul lavoro vero? Il confronto più grosso arriva dalla polizia polacca, pubblicato su Forensic Science International nel 2014: 68 labrador, 61 pastori tedeschi, 25 terrier e 10 cocker inglesi, per un totale di 1.219 prove di ricerca con droga vera nascosta. I pastori tedeschi hanno dato più indicazioni corrette di tutti gli altri; i terrier sono andati peggio di tutti. Il labrador, di nuovo, in mezzo.
Se il criterio fosse il naso, insomma, gli aeroporti sarebbero pieni di pastori tedeschi e di beagle. Il criterio è un altro.
Cosa sta cercando il cane mentre annusa le valigie
Per capire cosa cercano gli addestratori conviene guardare cosa succede nella testa del cane mentre lavora. La Guardia di Finanza lo scrive nero su bianco: «l’intero addestramento è basato sul gioco». Lo strumento principale è il manicotto, un telo di spugna arrotolato e legato con del nastro adesivo. Per il cane quel rotolo è il premio, la cosa che vuole ottenere; l’odore della droga, a forza di ripetizioni, diventa il segnale che il gioco sta per arrivare.
Da qui viene anche la smentita che sta sul sito del Corpo, quella che demolisce la leggenda più diffusa su questi cani: i cani antidroga non sono drogati. Testuale: «è completamente priva di fondamento la convinzione comune che i cani antidroga della Guardia di Finanza siano drogati e che ricerchino le sostanze stupefacenti perché in crisi di astinenza». Un cane a contatto diretto con quelle sostanze rischierebbe la vita. Il cane che vedi annusare le valigie non sa cosa sta cercando: vuole il suo rotolo di spugna.
Detta così sembra un dettaglio da curiosità, invece è il cuore della selezione. Un cane che lavora per un premio va scelto per quanto è motivato ad averlo e per quanto è disposto a farlo insieme a una persona, ora dopo ora, in un posto rumoroso e pieno di odori. Il fiuto è un requisito minimo, come avere quattro zampe.
In Italia il metodo di addestramento antidroga ha una data di nascita precisa: il 1976, primo corso per conduttore di cane antidroga della Guardia di Finanza, impostato su quanto sei finanzieri avevano imparato a Front Royal, in Virginia, a un corso tenuto dagli istruttori del Servizio Doganale statunitense. Da lì è arrivato anche il manuale, poi portato in italiano e infine sostituito da uno scritto in casa.
Quando uno di questi cani si siede davanti a una valigia, per lui la partita è già vinta: sta chiedendo il suo rotolo di spugna al conduttore.
La fame del labrador è scritta in un gene
Il premio può essere un gioco, ma con i labrador c’è una seconda moneta che funziona sempre: il cibo. E qui la razza ha qualcosa che le altre non hanno, scritto nel suo DNA.
Nel 2016 un gruppo dell’Università di Cambridge ha cercato le cause genetiche dell’obesità nei labrador e ha trovato in una parte del gene POMC una piccola mancanza: 14 lettere di codice genetico che nei labrador spesso non ci sono. La frequenza nella razza è del 12% e chi porta quella variante pesa di più, ha più grasso e, soprattutto, ha più fame. Fra tutte le altre razze esaminate la stessa mancanza è saltata fuori solo nel flat-coated retriever, che è parente stretto.
Il particolare che riguarda il lavoro viene dopo: la variante è risultata più frequente nei labrador scelti per fare i cani di assistenza che in quelli da compagnia. Nessuno ha selezionato apposta un gene, ma chi sceglie i cuccioli sceglie quelli che lavorano volentieri per un bocconcino, e finisce per pescare più spesso fra i cani che hanno sempre fame.
Un cane che farebbe qualsiasi cosa per mangiare è una macchina da addestramento: si insegna in fretta, si ripete, si corregge. Lo stesso tratto, in casa, è il motivo per cui il labrador è fra le razze che ingrassano più facilmente (ne abbiamo parlato nel post sul cane in sovrappeso), e per cui il suo umano deve contare i premietti.
Le dieci qualità che i conduttori mettono davanti a tutto
C’è un modo semplice per sapere cosa cercano i professionisti: chiederglielo. Lo hanno fatto tre ricercatori dell’Università di Bristol nel 2004, con 244 conduttori e addestratori delle sei principali agenzie governative britanniche che usano cani da ricerca. A ognuno hanno chiesto di mettere in ordine d’importanza trenta qualità. Il risultato è questo.
Le dieci qualità più importanti per un cane da ricerca, secondo 244 conduttori britannici
- Finezza dell’olfatto
- Voglia di trovare un oggetto che non vede
- Salute
- Tendenza a cercare col solo naso
- Resistenza alla fatica
- Capacità di imparare attraverso il premio
- Non distrarsi mentre cerca
- Agilità
- Comportarsi allo stesso modo un giorno dopo l’altro
- Voglia di inseguire un oggetto
Una sola di queste dieci voci riguarda il naso. Le altre nove parlano di testa e di corpo: voglia di cercare, tenuta, capacità di lavorare per un premio, costanza. Lo stesso studio ha trovato che su 30 caratteristiche ben 22 erano lontane dal livello considerato ideale nei cani realmente in servizio, quindi non si parla di animali perfetti: si parla di quale mescolanza conviene cercare.
Rileggi adesso la scheda che la Guardia di Finanza dedica al labrador: «robusta costituzione, ottimo temperamento, agilità ed adattabilità», «intelligente, attento ed accondiscendente, di indole compiacente, mai aggressivo o timido», con un «istinto predatorio notevole». E i requisiti che il Corpo cerca nei soggetti da mettere in riproduzione: capacità di lavorare fra la folla di stazioni, porti, aeroporti e metropolitane, «elevato grado di socializzazione nei confronti delle persone e degli altri cani», «moderata aggressività».
È il ritratto di un cane da riporto. Un retriever è stato selezionato per duecento anni per stare tutto il giorno accanto a una persona, aspettare il suo turno, andare a prendere una cosa e riportarla in mano senza rovinarla. Cambia l’oggetto, non il mestiere.
Le orecchie basse fanno parte del lavoro
Poi c’è la parte che nessun manuale di cinofilia avrebbe messo in cima, e che invece pesa moltissimo quando il cane lavora sulle persone.
Lo stesso sondaggio britannico (244 conduttori, 275 cani di 13 razze) faceva indicare razze diverse per due lavori diversi. Per la ricerca attiva, quella in cui il cane fruga un locale o un magazzino, il preferito era lo springer spaniel inglese. Per la ricerca passiva, quella in cui il cane annusa persone e bagagli tenuto al guinzaglio, il preferito era il labrador.
Negli Stati Uniti la stessa preferenza è diventata una scelta dichiarata. Nel 2019 l’amministratore della TSA, l’agenzia che fa i controlli negli aeroporti americani, ha detto che l’agenzia sta puntando sui cani con le orecchie pendenti perché «i passeggeri li accettano meglio» e perché non spaventano i bambini. Nell’anno precedente l’80% dei cani acquistati erano razze da caccia con le orecchie basse: labrador, pointer tedeschi a pelo corto e a pelo duro, vizsla, golden retriever. La stessa agenzia ha precisato che con la resa dei cani la faccenda non c’entra nulla: i cani con le orecchie dritte lavorano uguale. C’entra come si sente la gente in fila.
Questa parte non è scienza e non viene presentata come tale: è una scelta di rapporto col pubblico, presa su impressioni raccolte sul campo. Ma spiega perché il cane che ti gira intorno alle valigie ha la faccia buona, mentre quello che sta all’ingresso con l’agente in tenuta antisommossa ha le orecchie dritte.
Quanto ci prende un cane antidroga
Restano i numeri, che sono la parte meno raccontata. Lo studio polacco del 2014 è l’unico grosso a misurare cani già operativi in condizioni di lavoro. Media di tutte le 1.219 prove: la droga nascosta veniva segnalata dopo 64 secondi di ricerca, con l’87,7% di indicazioni corrette e il 5,3% di segnalazioni false. Nel 7% dei casi il cane non trovava niente entro dieci minuti.
La media però nasconde il dato più interessante: il posto cambia tutto.
All’aperto il vento sposta l’odore e lo diluisce; su un’auto calda la carrozzeria e il motore fanno il resto. Nello stesso studio i cani hanno sbagliato di più durante le prove d’esame che nell’ultima fase dell’addestramento, con tempi più lunghi: la tensione del conduttore passa al cane, e si vede.
C’è poi un dato che rimette in fila molte discussioni sulle segnalazioni sbagliate: l’odore della droga resta sul posto almeno 48 ore dopo che la sostanza è stata tolta. Un cane che segnala una tasca vuota può avere ragione sull’odore e torto sul contenuto. Per questo la segnalazione del cane è un punto di partenza per chi indaga, non una prova.
Una nota sulla classifica delle sostanze, sempre dallo stesso lavoro: dalla più facile alla più difficile da trovare venivano marijuana, hashish, anfetamina, cocaina, eroina. E un confronto americano del 2023 su 34 cani (25 malinois e 9 pastori tedeschi) non ha trovato nessuna differenza statistica fra le due razze né nelle risposte giuste né nei falsi allarmi. Più i cani sono addestrati bene, meno la razza si vede.
Il labrador di casa potrebbe farlo?
Domanda inevitabile: e il mio, che a casa trova un biscotto dentro un armadio chiuso?
La selezione di questi cani comincia molto prima dell’addestramento. Alla Guardia di Finanza le cucciolate vengono affidate dalla nascita a un solo allevatore che segue l’imprinting, poi tutti i cani passano un addestramento primario che è anche una selezione: chi non è adatto esce lì. La Polizia di Stato prende in esame cani fra i 12 e i 30 mesi, con visite mediche, radiografie e prove attitudinali, e prima del corso vero verifica anche l’affinità fra quel cane e quel conduttore: se la coppia non funziona, non se ne fa niente.
Quindi no, non è una cosa che si improvvisa. Ma la parte divertente per il cane, cioè cercare un odore e farsi pagare quando lo trova, è alla portata di chiunque abbia un cane e mezz’ora: si chiama nose work ed è nata proprio copiando l’addestramento dei cani da ricerca, premio compreso. Con lo stesso meccanismo lavorano il mantrailing sulla traccia delle persone, i cani da tartufo, le unità cinofile da soccorso e i cani da pista di sangue. Se il tuo labrador passa il pomeriggio a fissare il frigorifero, mezz’ora di attivazione mentale lo stanca più di un’ora di corsa.
Domande frequenti
I cani antidroga sono drogati?
No. La Guardia di Finanza lo scrive sul proprio sito: la convinzione che i cani antidroga siano drogati e cerchino le sostanze per l’astinenza è «completamente priva di fondamento», e un cane a contatto diretto con quelle sostanze rischierebbe la vita. Il cane cerca il suo gioco, un rotolo di spugna che durante l’addestramento è stato associato all’odore della droga.
Perché non usano i segugi, che hanno il naso migliore?
Perché il fiuto è solo una delle qualità che servono. In un sondaggio su 244 conduttori britannici, delle dieci caratteristiche più importanti per un cane da ricerca una sola riguardava l’olfatto: le altre erano voglia di cercare, resistenza, capacità di imparare col premio, costanza e capacità di non distrarsi. Un cane che lavora otto ore in aeroporto in mezzo alla gente deve reggere quel contesto, prima ancora che l’odore.
Che sostanze riconosce un cane antidroga?
Alla fine del corso antidroga della Guardia di Finanza il cane è in grado di riconoscere e segnalare prodotti cannabinoidi, oppiacei, cocaina e derivati, ecstasy, allucinogeni e anfetamine. Nello studio polacco del 2014 la classifica dalla sostanza più facile alla più difficile da trovare era: marijuana, hashish, anfetamina, cocaina, eroina.
Un cane antidroga può sbagliare?
Sì, e i numeri esistono. Nello studio su 1.219 prove le indicazioni corrette erano l’87,7% e quelle false il 5,3%, ma la percentuale scendeva al 63,5% all’aperto e al 57,9% sulle auto. Va aggiunto che l’odore di una sostanza resta sul posto per almeno 48 ore: un cane che segnala una borsa vuota può avere ragione sull’odore e torto sul contenuto.
Posso far fare al mio labrador lo stesso lavoro?
Il lavoro vero no: quei cani nascono in allevamenti selezionati o vengono scelti fra i 12 e i 30 mesi con visite, radiografie e test attitudinali, e una parte viene comunque scartata durante l’addestramento. Il gioco però è lo stesso: il nose work usa esattamente quel meccanismo, un odore da trovare e un premio quando lo trova, ed è aperto a qualsiasi cane, meticci compresi.
Perché negli aeroporti si vedono tanti cani con le orecchie pendenti?
Perché fanno meno paura. Nel 2019 la TSA statunitense ha dichiarato di preferire cani con le orecchie basse perché «i passeggeri li accettano meglio» e non spaventano i bambini: nell’anno precedente l’80% dei cani acquistati erano razze da caccia con le orecchie pendenti. La stessa agenzia ha precisato che i cani con le orecchie dritte lavorano altrettanto bene.
Fonti. Guardia di Finanza, Servizio Cinofili: pagine «Reclutamento e formazione», «Le squadre e le unità cinofile» e «Razze canine impiegate» su gdf.gov.it. Polizia di Stato, «Cinofili» e «Come si diventa cane poliziotto» su poliziadistato.it. Jezierski T. et al., Efficacy of drug detection by fully-trained police dogs varies by breed, training level, type of drug and search environment, Forensic Science International 237, 2014. Salamon A. et al., Breed differences in olfactory performance of dogs, Scientific Reports 15:2675, 2025. Polgár Z. et al., A Test of Canine Olfactory Capacity, PLoS ONE 11(5), 2016. Rooney N.J., Bradshaw J.W.S., Almey H., Attributes of specialist search dogs, Journal of Forensic Sciences 49(2), 2004, e Rooney N.J., Bradshaw J.W.S., Breed and sex differences in the behavioural attributes of specialist search dogs, Applied Animal Behaviour Science 86, 2004 (le preferenze di razza le riprendiamo dalla rassegna di Heliyon del 2023). Lee Rice B., Velasco J., Comparing narcotics detection canine accuracy across breeds, Heliyon 9(8), 2023. Raffan E. et al., A Deletion in the Canine POMC Gene Is Associated with Weight and Appetite in Obesity-Prone Labrador Retriever Dogs, Cell Metabolism 23(5), 2016. Dichiarazioni della TSA sulle orecchie pendenti riprese dalla stampa statunitense, 2019.
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