Rottweiler
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Rottweiler in breve
Il Rottweiler è un cane tedesco da lavoro con duemila anni di mestiere alle spalle: discende dai cani delle legioni romane e per un secolo è stato il cane dei macellai di Rottweil, che gli affidavano le mandrie, il carretto e l’incasso della giornata. Oggi è una delle razze più fraintese che esistano, perché la sua fama parla di ferocia e il suo standard parla di un cane placido, devoto e docile. La verità sta nel mezzo e ha un nome: è un cane potente e serio, che chiede educazione vera e un umano presente, e che in cambio ti si appoggia addosso per tutta la vita. Qui trovi tutto quello che serve per conoscerlo, senza leggende e senza sconti. Intanto, la carta d’identità in dieci secondi.
Storia ed origine del Rottweiler

Il Rottweiler è una delle poche razze che può raccontare duemila anni di mestiere, e nella pagina partiamo dall’inizio vero: i cani da conduzione che accompagnavano le legioni romane, valicavano le Alpi e arrivavano fino all’area dell’attuale Rottweil, dove si incrociarono con i cani locali. Da lì il compito si precisa: condurre e custodire le mandrie, difendere il padrone e le sue cose. Poi arriva il capitolo che dà il nome alla razza, quello del cane del macellaio: Rottweil era un grande mercato del bestiame, ogni macellaio aveva diversi di questi cani e il lavoro era triplo, portare le bestie al mercato, tirare il carretto della carne e proteggere l’incasso, che secondo la tradizione veniva legato al collo del cane. La cosa che spiega la razza di oggi è il criterio con cui venivano scelti: solo prestazione e utilità, mai l’aspetto.
La seconda parte della storia è una resurrezione. Con l’arrivo delle ferrovie, a fine Ottocento, la conduzione a piedi diventa inutile e la razza rischia di sparire. La salva la polizia tedesca, che nei primi anni del Novecento cerca cani da servizio e nel 1910 riconosce ufficialmente il Rottweiler come cane da polizia. Negli anni Venti nasce l’ADRK, che impone una selezione severa su salute e carattere e vieta il taglio della coda: è la ragione per cui la Germania resta il metro di paragone. Nella pagina trovi tutte le tappe in tabella e il capitolo che risponde a una delle domande più frequenti, cioè la differenza tra Rottweiler tedesco e americano: non sono due razze, sono due sistemi di selezione, e uno dei due chiede ai riproduttori di superare un esame.
Carattere e descrizione del Rottweiler

Il ritratto parte dai numeri e da un dato che sorprende: un maschio sta tra i 61 e i 68 cm al garrese per circa 50 kg, una femmina tra i 56 e i 63 per circa 42, e lo standard insiste che non deve essere né pesante né leggero. Trovi la tabella delle misure e quella delle classi di altezza, che serve a smontare la ricerca più equivocata della razza: il Rottweiler gigante non esiste, perché la misura considerata corretta è 65-66 cm nei maschi e tutto quello che sta sopra è solo più carico su articolazioni e cuore. C’è il capitolo sul colore, dove lo standard è chirurgico: nero con focature marrone-rosso ben definite, e nient’altro. Quindi il Rottweiler bianco non esiste, le macchie bianche sono squalificanti, il tigrato non è previsto e il pelo lungo è un difetto genetico, non una varietà da pagare di più. E il Rottweiler nano? Non esiste nemmeno lui: chi lo vende propone un incrocio o un difetto di crescita, e nel capitolo dedicato lo spieghiamo per bene. Trovi anche la questione coda, che oggi è naturale, e il confronto tra maschio e femmina in tabella.
Sul carattere riportiamo le parole esatte di chi ha selezionato la razza, perché ribaltano la sua fama: placido nella disposizione di base, molto devoto, obbediente, docile e desideroso di lavorare. La sua energia è densa, non nervosa: due uscite serie e un lavoro da fare, poi si spegne sul tappeto. La diffidenza verso gli sconosciuti è parte del mestiere, mentre lo standard squalifica i cani nervosi, pauroso o eccessivamente diffidenti. Poi affrontiamo di petto il capitolo aggressivo e pericoloso: in Italia dal 2009 non esiste più nessun elenco di razze pericolose, ma nello studio britannico su 5.321 Rottweiler l’aggressione risulta il disturbo più registrato dai veterinari, nel 7,46% dei cani, e spieghiamo cosa significa quel numero. Il capitolo salute risponde secco a quanto vive: 9 anni di mediana, con le neoplasie che spiegano un terzo dei decessi e il JLPP tra le voci genetiche da testare. In chiusura, a chi è adatto e a chi no.
Addestramento ed educazione del Rottweiler

Educare un Rottweiler è più facile di quanto la sua fama suggerisca e più delicato di quanto pensi chi lo prende per fare colpo: nella pagina spieghiamo perché. Gli addestratori che lavorano con le razze da servizio lo descrivono come uno dei cani più collaborativi che esistano, e lo standard usa proprio la parola docile. Il metodo che funziona è il rinforzo positivo con richieste chiare e coerenti, mentre i metodi coercitivi sono il modo più rapido per rovinare tutto: un cane potente che impara a difendersi dall’umano è il cane che nessuno vuole in strada. C’è il capitolo sulla socializzazione tra i 2 e i 4 mesi, con l’errore tipico di questa razza, cioè tenere il cucciolo lontano da tutti per paura che diventi aggressivo, che è il modo perfetto per ottenere quello che si temeva. E c’è la parte che nessuno racconta guardando le foto dei cuccioli: cinquanta chili al guinzaglio, e perché la condotta si insegna quando il cane pesa nove chili.
Trovi la gestione dei giochi di morso, dove si insegna il lascia prima del prendi, e gli esercizi di autocontrollo che trasformano la sua calma naturale in un’abitudine allenata. Sui numeri siamo onesti: non è un cane frenetico, ha resistenza, e due uscite serie più un lavoro di testa quotidiano bastano, con la tabella della settimana tipo. C’è la regola che in una razza pesante non si negozia: fino ai 15-18 mesi niente salti, niente traino, niente corsa lunga su asfalto. E la tabella degli sport su misura, dall’IGP all’obedience, dal treibball al weight pulling che è l’erede diretto del carretto del macellaio, fino alla ricerca olfattiva che va bene a qualsiasi età. Chiudiamo con i cinque errori che rovinano un Rottweiler, a partire dal più comune: prenderlo per la faccia che fa.
Allevamento del Rottweiler

Sul Rottweiler la scelta dell’allevamento conta più che su qualunque altra razza, perché qui non compri solo salute: compri carattere. Nella pagina trovi i prezzi reali in tabella, cioè 1.000-1.800 euro per un cucciolo con pedigree ENCI da chi fa test e lastre, fino a 2.000-2.500 per le linee tedesche o da lavoro, e spieghiamo perché i cuccioli da 200-500 euro degli annunci non sono un affare. Il capitolo centrale è il JLPP: una malattia genetica recessiva che colpisce i cuccioli intorno ai tre mesi ed è devastante, con un test del DNA che costa poco e la basta la regola di non accoppiare due portatori. La prima domanda da fare a un allevatore è esattamente questa, referti alla mano. Poi vengono le lastre di anca e gomito, il controllo cardiologico e la visita oculistica, tutti in tabella.
C’è poi il capitolo che spiega cosa significa selezionare sul carattere: in Germania i riproduttori devono superare un test di idoneità che valuta struttura, salute e soprattutto nervi, e chi non passa non fa cuccioli. Ti diamo le frasi che vuoi sentire da un allevatore e quelle che devono farti chiudere la conversazione, tipo le promesse di taglia gigante o il cucciolo già pronto a fare la guardia. Trovi i segnali di un allevamento serio, cuccioli cresciuti in casa, la madre tranquilla con un estraneo, consegna mai prima dei 60 giorni, e le cinque domande da portarsi dietro in ordine. Con il promemoria finale che vale per tutte le razze: esistono allevatori amatoriali seri che fanno un lavoro migliore di realtà molto più grandi.


