Carattere e descrizione del Rottweiler
Aspetto, colore del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Sul Rottweiler si dicono più sciocchezze che su qualsiasi altra razza: che è un cane che impazzisce, che ha la mascella che si blocca, che esiste in versione bianca o gigante. Qui trovi il cane vero, con lo standard alla mano: com’è fatto, quanto pesa, perché il colore è uno solo, che carattere ha per chi lo alleva da generazioni e cosa dicono i numeri sulla sua reputazione. C’è anche il capitolo più scomodo, la salute, dove questa razza paga il prezzo più alto.
Sommario
Il Rottweiler in breve
Cane tedesco da lavoro, discendente dei cani delle legioni romane e per un secolo cane dei macellai di Rottweil. Potente, tranquillo di base, attaccatissimo alla sua famiglia e per niente adatto a chi improvvisa. Prima dei dettagli, la carta d’identità in dieci secondi.
Come è fatto: taglia, peso e struttura

Lo standard FCI lo definisce un cane da medio a grande, robusto, e insiste su una cosa che molti annunci ignorano: né pesante né leggero. Un maschio sta tra i 61 e i 68 cm al garrese per circa 50 kg, una femmina tra i 56 e i 63 cm per circa 42. Il corpo può superare l’altezza al garrese al massimo del 15%: è un cane compatto, non allungato.
Il petto è ampio e profondo, circa la metà dell’altezza al garrese, e il movimento deve essere sciolto: lo standard considera un difetto grave il trotto pigro, e un altro difetto grave il tipo troppo molossoide e appesantito. Tradotto: il Rottweiler giusto è un atleta pesante che si muove bene, non un cane gonfio che si trascina.
Il Rottweiler gigante non esiste (e non sarebbe un pregio)
Migliaia di persone ogni mese cercano il Rottweiler gigante, e conviene spiegare perché quella parola in questa razza è un campanello d’allarme. Lo standard non si limita a dare una forbice di altezze: le classifica. Nei maschi, 61-62 cm è piccolo, 63-64 medio, 65-66 è la misura corretta e 67-68 è già molto grande. Sopra i 68 sei fuori standard. Nelle femmine la misura corretta è 60-61 cm.
Quindi il cane più alto e più massiccio non è il migliore: è quello che si allontana dal modello. E il conto lo paga il cane, perché il gigantismo in una razza pesante significa più carico su anche, gomiti e cuore, crescita più difficile da gestire e spesso vita più corta. Se in un annuncio leggi gigante, XXL, taglia super o promesse di sessanta chili, stai leggendo un argomento di vendita, non una qualità.
E il Rottweiler nano? Non esiste nemmeno lui
La ricerca opposta al gigante è più piccola ma esiste anche lei, quindi chiudiamo il cerchio: il Rottweiler nano non esiste. Lo standard ha una taglia sola, 61-68 centimetri il maschio e 56-63 la femmina, e non prevede versioni mini, toy o da appartamento.
Un cane venduto come Rottweiler nano può essere solo due cose: un incrocio che ne richiama i colori, oppure un soggetto molto sotto misura, cioè un cane con un problema di crescita presentato come pregio. Il nanismo nel cane è una patologia, non una varietà: porta con sé guai ortopedici e ormonali, non un Rottweiler comodo. E vale la stessa regola del gigante: chi usa la taglia come argomento di vendita, in un senso o nell’altro, sta selezionando contro la salute del cane.
Il colore: nero focato, e nient’altro
Qui lo standard è di una precisione chirurgica: nero con focature ben definite di un ricco marrone-rosso su guance, muso, gola, petto e arti, più due macchie sopra gli occhi e una sotto la base della coda. Le focature devono essere nette, non sfumate e non troppo estese. Il pelo è doppio, di media lunghezza, ruvido, denso e piatto, con il sottopelo che non deve trasparire.

Ed è qui che casca l’asino dei colori inventati. Il Rottweiler bianco, cercato da più di mille persone al mese, non esiste: lo standard mette le macchie bianche tra le squalifiche, quindi un cane bianco o pezzato di bianco non è un Rottweiler di razza. Il tigrato non è previsto e nella pratica è quasi sempre un meticcio con del molossoide dentro. Il pelo lungo esiste, ma come difetto genetico squalificante, non come varietà da pagare di più.
La coda: naturale, sempre
Il Rottweiler che molti hanno in mente ha la codina corta, ed è un ricordo di quando si tagliava. Lo standard oggi in vigore descrive la coda in condizione naturale, forte, in prolungamento della linea superiore, che arriva più o meno al garretto. In Italia il taglio della coda è vietato come mutilazione, e il club tedesco che tutela la razza, l’ADRK, non riconosce come Rottweiler un cane caudectomizzato.
Una curiosità che dice tanto sulla selezione: nel Rottweiler anche la coda corta di nascita è un difetto squalificante, all’opposto di altre razze da lavoro dove è ammessa. Quindi la coda lunga non è un difetto estetico: è il segno che stai guardando un cane allevato secondo le regole di oggi.
Il carattere secondo chi lo ha selezionato
Conviene leggere le parole esatte dello standard, perché sorprendono chi conosce solo la fama della razza: il Rottweiler è di buon carattere, placido nella disposizione di base, molto devoto, obbediente, docile e desideroso di lavorare. Il suo comportamento è sicuro di sé, saldo e senza paura, reagisce all’ambiente con grande attenzione restando equilibrato. Non c’è una parola sulla ferocia, e non è un caso.
Nella vita di tutti i giorni significa un cane che sta spesso fermo a guardare, che non si agita per ogni foglia che cade e che ti segue in casa come un’ombra di cinquanta chili. Non è un cane esuberante come un Labrador e non è frenetico come un Border Collie: la sua energia è densa, non nervosa. Chiede due passeggiate serie e un lavoro da fare, poi si spegne sul tappeto e resta lì. La devozione alla famiglia è il tratto che colpisce di più chi lo conosce per la prima volta: questo è un cane che ti si appoggia addosso.
Diffidente con gli sconosciuti, e non è un difetto
Il Rottweiler è nato per proteggere il bestiame e il denaro del macellaio: la diffidenza verso chi non conosce è parte del mestiere, non un’anomalia. Con gli estranei il cane tipico è distaccato e attento: valuta, prende le misure, e se tu sei tranquillo si tranquillizza. Quello che lo standard esclude in modo esplicito, mettendolo tra le squalifiche, è tutto il resto: il cane ansioso, pauroso, nervoso o eccessivamente diffidente, e naturalmente quello aggressivo.
Questa è la ragione per cui, in questa razza più che in altre, conta da chi lo prendi. Un Rottweiler con nervi saldi è un cane che puoi portare al bar; un Rottweiler insicuro è un problema che pesa cinquanta chili. La differenza non la fa il colore del manto, la fa chi ha scelto i genitori e come sono cresciuti i cuccioli nelle prime otto settimane.
Maschio o femmina: cosa cambia
È una delle domande più frequenti sulla razza, e la risposta onesta è che cambia meno di quello che si crede sul carattere e più di quello che si crede sul peso. Un maschio adulto può arrivare a cinquanta chili con una testa larga e un’ossatura da carro armato; una femmina ne pesa una decina in meno ed è più asciutta. Se hai dubbi sulla tua capacità di gestire fisicamente un cane che tira, la femmina è la scelta ragionevole.
Sul comportamento le tendenze esistono ma non sono destini: i maschi sono in media più diretti con gli altri maschi e più portati a marcare, le femmine spesso più sensibili al rapporto con la persona. Nello studio britannico su oltre cinquemila Rottweiler, l’aggressione è stata registrata nel 9,4% dei maschi contro il 5,5% delle femmine: una differenza reale, che però riguarda soprattutto cani non educati e non gestiti. Un maschio ben cresciuto batte una femmina lasciata a se stessa, ogni volta.
Aggressivo e pericoloso: cosa dicono i numeri, senza sconti
Questo capitolo lo affrontiamo di petto, perché è la ragione per cui molti arrivano su questa pagina. Primo dato legale: in Italia non esiste più alcun elenco di razze pericolose. L’ordinanza del 3 marzo 2009 ha abolito la vecchia lista, con una motivazione da citare: non è possibile stabilire il rischio di maggiore aggressività di un cane sulla base della razza o dei suoi incroci. Le ordinanze successive hanno confermato l’impostazione. La responsabilità è del proprietario, sempre: guinzaglio nei luoghi pubblici, museruola al seguito da mettere se serve, e per i cani iscritti al registro dei morsicatori museruola e assicurazione obbligatoria.
Secondo dato, e qui non facciamo sconti: nello studio VetCompass su 5.321 Rottweiler britannici, l’aggressione è risultata il disturbo più frequentemente registrato dai veterinari, nel 7,46% dei cani. È un numero che va letto per quello che è: non dice che il Rottweiler nasce aggressivo, dice che quando in questa razza la gestione va male il problema finisce nella cartella clinica, perché un cane da cinquanta chili non ha margini di errore. Un Chihuahua che ringhia fa ridere, un Rottweiler che ringhia spaventa il quartiere, e a ragione.
La conclusione pratica è la meno romantica possibile. Il Rottweiler non è un cane pericoloso per definizione, ma è un cane impegnativo per definizione: potenza, diffidenza selezionata e un peso che rende impossibile rimediare a mano. Chi lo prende si assume una responsabilità che non riguarda solo il suo cane, riguarda la strada dove lo porta. E la buona notizia è che con socializzazione, educazione e un allevatore serio alle spalle, questa razza è famosa tra gli addestratori per un motivo opposto alla sua reputazione: la docilità con cui lavora insieme a te.
Salute e quanto vive un Rottweiler

La risposta secca alla domanda che tutti fanno: un Rottweiler vive intorno ai 9 anni. Lo studio britannico su oltre cinquemila soggetti ha trovato una vita mediana di 9,0 anni, con le femmine a 9,5 e i maschi a 8,7. Non è un dato allegro e non lo addolciamo: questa è una razza che paga la taglia, il peso e una forte predisposizione ai tumori.
Le neoplasie spiegano il 33% dei decessi, con l’osteosarcoma in prima fila: è il vero grande nemico della razza. Seconda voce, l’incapacità di alzarsi nel 16% dei casi, che racconta il destino ortopedico di un cane pesante. Tra i disturbi diagnosticati in vita, oltre all’aggressione, compaiono sovrappeso nel 7,1%, otite esterna nel 6,1% e malattia degenerativa articolare nel 4,7%.
Sul fronte genetico la voce che nessun acquirente dovrebbe ignorare è il JLPP, una paralisi laringea associata a polineuropatia che colpisce i cuccioli intorno ai tre mesi ed è devastante. È recessiva, esiste il test del DNA e basta non accoppiare due portatori per non vederla mai: per questo è la prima domanda da fare a un allevatore. Aggiungi le lastre ufficiali di anca e gomito, il controllo cardiologico e quello degli occhi. E poi la cosa che dipende solo da te: tenerlo magro. Su un Rottweiler ogni chilo di troppo si scarica su articolazioni che hanno già il loro daffare.
A chi è adatto e a chi no, detto senza giri di parole
È il cane giusto per chi ha esperienza o è disposto a farsela con un istruttore, per chi vuole un compagno tranquillo in casa e collaborativo fuori, per chi ha voglia di lavorare insieme al proprio cane in obedience, in IGP o anche solo in passeggiate lunghe e ben gestite. Va d’accordo con i bambini della sua famiglia e in genere li tratta con una pazienza che stupisce, a patto che qualcuno insegni ai bambini a rispettarlo e che il cane abbia un posto suo. Si può tenere in appartamento: sta fermo per gran parte della giornata e non è un cane frenetico, ma le uscite non sono negoziabili.
Non è il cane giusto come primo cane preso d’impulso, non è il cane giusto per chi cerca un deterrente da mettere in giardino a fare la guardia, e non è il cane giusto per chi non riesce a gestire fisicamente cinquanta chili che decidono di andare da un’altra parte. Non è il cane giusto se in famiglia c’è chi ne ha paura: un Rottweiler sente la tensione e la tensione peggiora tutto. E non è il cane giusto per chi vuole il cane più grosso della via: quella è esattamente la ragione per cui questa razza si è presa una fama che i suoi allevatori seri combattono da trent’anni.

