Labrador Retriever
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Labrador in breve
Il Labrador Retriever è da anni il cane più amato in Italia e in mezzo mondo, e le ragioni sono tutte nel suo carattere: socievole, allegro, intelligente e con una voglia di collaborare che lo rende un compagno di famiglia e un cane da lavoro sociale insuperabile. Nato a Terranova come cane dei pescatori, oggi è il cane guida per eccellenza e il preferito delle famiglie con bambini. In queste pagine c’è quello che serve per farsi un’idea vera. Intanto, ecco la carta d’identità in dieci secondi.
Storia ed origine del Labrador

Il nome trae in inganno tutti: il Labrador non viene dalla penisola del Labrador, ma dall’isola di Terranova, in Canada. Nasce sulle barche dei pescatori di merluzzo come cane di St. John’s, nero e robusto, con la passione per l’acqua gelida. Le navi del commercio lo portarono in Inghilterra, nel porto di Poole, dove i cacciatori ne notarono la delicatezza nel riporto. Il nome Labrador compare in stampa per la prima volta nel 1814, e a consolidarlo fu la famiglia dei conti di Malmesbury. Il Labrador moderno ha due capostipiti precisi: Buccleuch Ned (1882) e Buccleuch Avon (1885). Mentre in Inghilterra la razza veniva salvata e codificata, a Terranova il cane di St. John’s si estingueva del tutto.
Per lungo tempo il Labrador fu solo nero: il primo giallo documentato è Ben of Hyde, del 1899. Il Kennel Club inglese riconobbe la razza nel 1903, l’American Kennel Club nel 1917. Dalla metà del Novecento è diventato il cane da famiglia per eccellenza e il cane da assistenza più usato al mondo, primo tra tutti come cane guida. In Italia è esploso dagli anni Novanta e da allora è stabilmente in cima alle razze più diffuse. Nella pagina trovi la storia completa, con le date verificate sui documenti dei club di razza e una tabella delle tappe che contano. Un canadese salvato dagli inglesi, diventato il cane di mezzo mondo.
Carattere e descrizione del Labrador

Il Labrador è il cane più amato d’Italia, e sotto quell’aria bonaria c’è un riportatore d’acqua vero. Nella pagina trovi le misure reali: maschio 56-57 cm e femmina 54-56 cm al garrese, per 25-36 kg a seconda del sesso. Poi il capitolo sui colori, dove gira più confusione: i riconosciuti sono solo tre, nero, giallo e cioccolato, mentre red fox, bianco e miele sono sfumature del giallo. Sul Labrador silver diciamo le cose come stanno: non è un colore riconosciuto, e chi te lo vende come rarità preziosa sta ricamando. Chiariamo anche che il Labrador nano e toy non esistono come varietà. C’è la differenza tra linea inglese, più tranquilla, e linea americana, più atletica, con una tabella per orientarti.
Il cuore del carattere è la will to please, la voglia di collaborare che lo rende così facile da educare, ma attenzione a non confonderla con l’automatismo: il Labrador matura tardi e per un paio d’anni resta un cucciolone entusiasta di trenta chili. La sua fame leggendaria non è un modo di dire ma una questione genetica, ed è insieme il suo pregio in addestramento e il suo rischio numero uno, il sovrappeso. In famiglia gioca in casa: paziente con i bambini e socievole con tutti, tanto che come cane da guardia lascia perdere. Perde parecchio pelo, con due mute stagionali abbondanti. Il capitolo salute risponde secco alla domanda che fanno tutti, quanto vive, con la curiosità sui cioccolato che vivono un po’ meno. In chiusura, i nomi: a chi è adatto il Labrador e a chi proprio no.
Addestramento ed educazione del Labrador

Educare un Labrador è più facile che educare la maggior parte dei cani, ed è proprio qui la trappola: tanti se ne approfittano per non fare niente e si ritrovano trenta chili di entusiasmo senza regole. Nella pagina trovi il metodo che funziona con lui, il rinforzo positivo, e le tre regole d’oro: sessioni brevi, coerenza da tutta la famiglia e costanza. Il grosso del lavoro non è insegnargli i comandi, che impara al volo, ma l’autocontrollo, che per un Labrador giovane è la materia più difficile. Le basi da cucciolo sono chiare: socializzazione, morso inibito, abitudine a restare solo e la calma, da premiare come si premia un comando. C’è il capitolo sulla fame come alleata: quella voglia di cibo rende facilissimo insegnargli richiamo e comandi, a patto di non svendere il premio. Il richiamo merita cura, perché con un cane goloso e curioso va costruito bene e mai associato a qualcosa di sgradevole.
Poi le esigenze di razza vere: è un riportatore, e bocca, naso e muscoli vanno usati. Il riporto è la sua attività regina, i giochi di fiuto lo stancano più di una corsa e l’acqua è il suo elemento, con il nuoto come esercizio perfetto. Per chi vuole fare sul serio ci sono obedience, rally e prove di riporto per retriever. Il movimento non è un optional ma parte del pacchetto quotidiano, e lo stesso vale per il controllo del peso. Chiudono la pagina gli errori tipici: non educarlo perché tanto è buono, sottovalutare i primi due anni e cedere sul cibo. L’ultimo errore è pensare che un cane così socievole non soffra la solitudine, quando è vero l’esatto contrario.
Allevamento del Labrador

Prima di cercare un cucciolo conviene sapere quanto costa e cosa deve avere in regola un allevamento serio. Nella pagina trovi i prezzi reali: un cucciolo con pedigree ENCI da un allevamento serio costa in media tra i 1.200 e i 2.000 euro, con le linee da esposizione che possono superare i 2.500. Le cifre più basse dei privati o senza pedigree nascondono quasi sempre un risparmio solo apparente, senza test sui genitori né garanzie sulla salute. C’è una tabella che mette in fila i prezzi per tipo di acquisto e cosa comprendono. Spieghiamo cosa fa salire il prezzo in modo legittimo, dai test sanitari alla socializzazione, e cosa invece è solo marketing, a partire dal sovrapprezzo per i colori rari che non esistono. Il pedigree ENCI costa all’allevatore circa 30 euro e di norma è già incluso.
Il capitolo che conta più di ogni altro è quello sui test genetici da pretendere: displasia dell’anca e del gomito con lastre ufficiali, e i test del DNA per PRA, collasso indotto da esercizio e miopatia centronucleare. La regola è semplice: un allevatore serio te li mostra da solo, e se esita o minimizza è il momento di girare i tacchi. Nella pagina trovi anche come riconoscere un buon allevamento dai segnali concreti. Ti fa vedere la mamma e il posto dove crescono i cuccioli, ti fa domande e non ha fretta di vendere. E i segnali opposti da cui diffidare, dai cuccioli venduti troppo presto ai prezzi stracciati sui colori rari. Un cucciolo è un compagno per dodici anni: qualche settimana in più per scegliere bene è il miglior investimento possibile.


