Un po’, e solo in media. Uno studio dell’Università di Ginevra uscito nel 2025 su Scientific Reports ha seguito per diciotto anni 16.582 europei dai cinquant’anni in su, Italia compresa. Chi nel 2004 aveva un cane o un gatto ha perso memoria più lentamente di chi non aveva animali. Chi aveva uccelli o pesci no.
La differenza è piccola. Lo studio non dice che sia il cane a causarla: chi tiene un animale è diverso in tante altre cose da chi non lo tiene. Qui raccontiamo cosa hanno misurato, quanto vale e dove finisce la prova. La notizia è girata sui giornali nell’ottobre 2026, ma lo studio ha più di un anno.
Sommario:
Come hanno misurato la memoria di 16.000 persone per diciotto anni
I dati vengono da SHARE, un’indagine europea che dal 2004 intervista ogni due anni le stesse persone sopra i cinquant’anni su salute, lavoro e pensione. I ricercatori hanno usato otto ondate, dal 2004 al 2022, in undici paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera.
La memoria si misura con una prova semplice. L’intervistatore legge dieci parole e la persona le ripete subito, poi di nuovo dopo dieci minuti. Per le funzioni esecutive, cioè la capacità di organizzare il pensiero, si chiede di dire più nomi di animali possibile in un minuto. Tutte e tre le prove sono state rifatte uguali a ogni ondata.
L’animale è stato chiesto una volta sola, nel 2004, con un questionario di carta: cane, gatto, uccello, pesce, altro, nessuno. Dallo studio sono state tolte 1.369 persone che nel corso degli anni hanno avuto una diagnosi di demenza, Alzheimer o Parkinson, perché il loro declino segue un’altra strada. Sono rimaste 16.582 persone, età media 63 anni, quattro su dieci con un animale in casa.
Cosa cambia fra chi ha un animale e chi no
Con il passare degli anni tutti peggiorano, chi ha animali e chi no. Ogni due anni la lista dei nomi di animali si accorcia di un terzo di parola e le liste di parole ricordate perdono quasi un decimo di parola. Chi aveva un animale nel 2004 perde però un po’ più piano in tutte e tre le prove.
Guardando specie per specie, le cose cambiano. I ricercatori hanno confrontato chi aveva solo un cane, solo un gatto, solo uccelli o solo pesci con le 10.049 persone senza animali.
C’è un dettaglio che gli autori non nascondono: chi aveva il cane partiva nel 2004 con una memoria un po’ peggiore di chi non aveva animali, in tutte e due le prove delle liste. Il vantaggio sta nel ritmo del calo, non nel punto di partenza.
Quanto vale questo vantaggio? Poco, in termini assoluti. Per chi aveva il cane il calo della memoria è più lento di due o tre centesimi di parola per ondata, su liste di dieci parole. In diciotto anni fanno circa un quarto di parola ricordata in più. Per chi aveva il gatto la differenza sui nomi di animali è più larga, quasi due parole in più alla fine dei diciotto anni. Sono differenze piccole, che si vedono perché il gruppo è grande.
Perché il cane potrebbe aiutare la memoria
Lo studio non misura il perché, ma gli autori elencano le strade possibili, tutte già legate da altre ricerche a un declino più lento. Il cane fa muovere. Riduce la solitudine e moltiplica le occasioni di parlare con qualcuno, perché a spasso con un cane si viene fermati. Abbassa lo stress e la pressione. E chiede attenzione continua: un animale che guarda, chiede e risponde è uno stimolo diverso da un oggetto.
Gli stessi autori citano uno studio americano in cui chi portava a spasso il cane tutti i giorni calava più piano di chi non lo portava. Ma anche chi non lo portava calava più piano di chi non aveva animali, quindi il movimento non spiega tutto. Il legame conta: quello che succede quando il cane ti guarda negli occhi passa dall’ossitocina e vale per tutte e due le parti.
Per uccelli e pesci le spiegazioni proposte sono il legame più debole, la vita corta del pesce e, per l’uccello, il rumore che rovina il sonno.
Il vantaggio è più grande per chi vive da solo
Uno studio uscito nel 2023 su JAMA Network Open, su 7.945 inglesi sopra i cinquant’anni seguiti per nove anni, aggiunge un pezzo. Anche lì chi aveva un animale perdeva memoria verbale e fluenza più lentamente. Ma dividendo le persone fra chi vive da solo e chi vive con altri, il vantaggio restava solo nel primo gruppo. Fra chi vive in famiglia l’animale non faceva differenza.
Vivere da soli, negli anziani, si accompagna di solito a un calo più rapido. Nello studio inglese chi viveva da solo con un animale calava allo stesso ritmo di chi viveva con altri: l’animale cancellava lo svantaggio. Nei dati europei la cosa non è stata misurata allo stesso modo. Il vivere soli entrava solo come fattore di correzione.
Quello che lo studio non può dire
Gli autori lo scrivono per primi: i risultati sono correlazioni. Chi ha un animale è «sistematicamente diverso» da chi non lo ha. Chi ha un cane è diverso da chi ha un gatto. Lo studio ha corretto per età, sesso, istruzione, attività fisica, malattie croniche e vivere soli, ma non può correggere per quello che non ha misurato. Chi sta già bene, forse, tiene un cane più volentieri.
Poi c’è il questionario del 2004. Nessuno ha chiesto se il cane c’era ancora cinque, dieci o quindici anni dopo. Chi ha avuto un cane per due anni e chi per diciotto stanno nello stesso gruppo. E le persone con una diagnosi di demenza sono state tolte: lo studio parla del declino normale, non della malattia.
Quindi: un cane non previene la demenza. Nessuno studio dice che prenderne uno a settant’anni rimetta in sesto la memoria. Dice che, in media, chi vive con un cane o un gatto invecchia un po’ meglio su quelle due prove. Chi si accorge di perdere la memoria va dal medico, non in canile. Chi invece un cane lo vuole e si chiede quale trova nel nostro elenco i cani adatti agli anziani, scelti per le forze che chiedono.
Domande frequenti
Avere un cane previene l’Alzheimer?
No. Lo studio europeo ha escluso le persone con diagnosi di demenza o Alzheimer e misura il declino normale della memoria con l’età. Trova un calo più lento, piccolo, in chi ha un cane o un gatto. Non dice che sia l’animale a causarlo.
Meglio un cane o un gatto per la memoria?
Nei dati europei il cane si lega a un calo più lento delle liste di parole ricordate, il gatto a un calo più lento sia delle liste sia dei nomi detti in un minuto. Sono misure diverse. Nessuna delle due dice che un animale valga più dell’altro.
Vale anche per chi ha meno di cinquant’anni?
Lo studio parte dai cinquant’anni. Dentro il gruppo, sotto e sopra i 62 anni il legame era lo stesso.
Conta portare a spasso il cane?
Lo studio europeo non l’ha misurato. Uno studio americano citato dagli autori trova un calo più lento in chi portava a spasso il cane ogni giorno, ma anche chi non lo portava calava più piano di chi non aveva animali.
Un animale aiuta di più chi vive da solo?
In uno studio inglese del 2023 su quasi 8.000 persone sì: il vantaggio dell’animale c’era solo fra chi viveva da solo e cancellava lo svantaggio del vivere soli.
Fonti. A. Rostekova, C. Lampraki, J. Maurer, C. Meier, M. Wieczorek e A. Ihle, «Longitudinal relationships between pet ownership and cognitive functioning in later adulthood across pet types and individuals’ ages», Scientific Reports 15, 19066, 2025, letto per intero. Y. Li, W. Wang, L. Zhu, L. Yang, H. Wu, X. Zhang, L. Guo e C. Lu, «Pet ownership, living alone, and cognitive decline among adults 50 years and older», JAMA Network Open 6, e2349241, 2023, riassunto e punti chiave.
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