Un conservation dog è un cane che lavora per chi studia e protegge gli animali selvatici. Cerca con il naso quello che un ricercatore fatica a trovare con gli occhi: gli escrementi di una specie rara, da cui si ricava il DNA, le carcasse di animali morti di una malattia, a volte gli animali stessi. In Italia l’ENCI ne forma da qualche anno per i parchi e per l’ISPRA.

Per questo lavoro una razza giusta non c’è. C’è un equilibrio difficile da trovare: il cane deve avere una gran voglia di cercare e lavorare per il gioco, ma senza l’istinto di inseguire le prede, perché lavora proprio in mezzo agli animali che deve proteggere.

Sommario:

Cosa fa un conservation dog

L’ENCI elenca i tipi di unità cinofile che si usano nel lavoro con la fauna: i cani da rilevamento, che cercano un odore preciso in un’area; i cani da pista e da traccia, che seguono un odore; i cani da ferma che contano le beccacce secondo il protocollo dell’ISPRA; i cani per il recupero degli animali feriti e i cani da gregge. Il conservation dog in senso stretto è il primo: un cane addestrato a riconoscere un odore e a segnalarlo.

La segnalazione può essere attiva, abbaiare o grattare, oppure passiva, cioè fermarsi immobile vicino all’odore. Nel lavoro con gli escrementi si preferisce la seconda, perché il cane non deve toccare il campione. E il premio, quasi sempre, è il gioco: il conduttore gli lancia la pallina.

Lo springer che ha trovato la lepre italica

La lepre italica è una specie che vive solo nell’Italia centrale e meridionale e in Sicilia, e che per oltre un secolo è stata scambiata per una varietà della lepre europea, quella che si trova ovunque anche perché viene liberata per la caccia. Distinguerle a vista è difficile, dagli escrementi impossibile: serve il DNA.

Nell’autunno del 2017 l’ENCI, con l’ISPRA e gli ambiti di caccia di Avezzano e Sulmona, ha mandato in Abruzzo uno springer spaniel inglese di nome Ellis, con il suo conduttore, a cercare gli escrementi di lepre nelle zone dove la caccia alla lepre è vietata. Gli escrementi trovati sono stati analizzati all’università Federico II di Napoli.

Cosa è stato misuratoRisultato
Giornate di ricerca10
Strada fatta dal canecirca 72 km
Strada fatta dal conduttore28 km
Escrementi segnalati11 all’ora
Campioni raccolti51 sui 54 richiesti
Campioni di lepre italica24 su 47 riconosciuti

Il cane ha fatto più del doppio della strada del conduttore e ha lavorato con temperature fra 4 e 32 gradi. Dei 51 campioni, 47 hanno dato un DNA leggibile: 24 erano di lepre italica e 23 di lepre europea. Il rapporto finale dice che il cane rende soprattutto dove il terreno è coperto di foglie, lì dove l’occhio umano fa più fatica.

Come si sceglie un conservation dog

Nel 2016 tre ricercatori australiani hanno messo insieme tutto quello che era stato pubblicato su come si scelgono i cani per questo lavoro. La conclusione è netta: non esiste nessuno strumento di selezione validato. Chi lavora con i conservation dog usa i test dei cani da soccorso o da rilevamento, adattati, senza sapere quanto funzionino in questo campo.

I tratti che contano sono tre famiglie. Quelli del corpo: il naso, l’udito, la vista, la resistenza e la taglia adatta al terreno. Quelli del carattere: la voglia di giocare, la voglia di cercare, la tenuta dei nervi. E il rapporto con il conduttore, perché il binomio deve funzionare insieme. Il punto delicato è l’istinto predatorio: la rassegna cita chi lavora in questo campo e scrive che un istinto forte a inseguire le prede può essere un difetto, perché il cane può fare del male agli animali che cerca o farsi distrarre dagli odori sbagliati.

Molte organizzazioni prendono i cani dai canili, cercando quelli con una grande passione per il gioco. Ma la selezione è dura. Secondo i dati riportati nella rassegna, fra i cani dei canili ne viene scelto uno ogni 200-300, e di questi solo il 40% arriva alla fine dell’addestramento.

Le razze dei conservation dog

Negli studi raccolti dalla rassegna lavorano soprattutto retriever, pastori, spaniel e meticci di cani da lavoro, ma anche cani di razze che da lavoro non sono. In Abruzzo il cane era uno springer spaniel, un cane da cerca nato per trovare la selvaggina nel folto, addestrato qui a fermarsi immobile vicino al campione invece di toccarlo.

Il cane trova sempre più tracce di una persona?

Il cane non vince sempre, e la rassegna lo mostra. In uno studio sullo scoiattolo di Franklin, un piccolo roditore americano, cani e persone erano precisi quasi allo stesso modo, 83 e 84%, ma i cani erano dieci volte più veloci. In uno studio sulle scimmie ragno i cani hanno trovato il 59% degli escrementi, le persone l’82%. Sui nidi della tartaruga del deserto i cani sono arrivati al 90%.

Il vantaggio del cane, quando c’è, sta nella velocità e nei posti in cui l’occhio non arriva: foglie, erba alta, cespugli. Dove gli escrementi sono in alto, sugli alberi, o in terreni aperti e ben visibili, una persona esperta può fare uguale o meglio.

I conservation dog in Italia

Oltre alla lepre, l’ENCI lavora su altri due fronti. Con il protocollo firmato nel 2018 ad Avezzano con la Regione Abruzzo, i parchi e gli ambiti di caccia, sostiene la formazione di unità cinofile nelle zone dell’orso bruno marsicano, e fa abilitare i cani da ferma che contano le beccacce secondo il protocollo dell’ISPRA.

Il secondo fronte è la peste suina africana, la malattia dei cinghiali e dei maiali. Per fermarla bisogna trovare e togliere le carcasse dei cinghiali morti, che sono una fonte di contagio, e nei boschi è difficile. Dal 2019 l’ENCI, con il patrocinio dell’ISPRA, di Legambiente, della Società italiana di ecopatologia della fauna e dell’università Federico II, forma binomi cane-conduttore per trovare le carcasse. Un altro conservation dog, quello che cerca i bocconi avvelenati, lo abbiamo raccontato nel pezzo sul cane antiveleno.

Domande frequenti

Cos’è un conservation dog?

Un cane addestrato a trovare con il naso tracce di animali selvatici per chi li studia e li protegge: escrementi da cui si ricava il DNA, carcasse, a volte gli animali stessi. In Italia l’ENCI li forma per parchi, ISPRA e ambiti di caccia.

Qual è la razza migliore come conservation dog?

Non ce n’è una. Servono un gran desiderio di cercare e di giocare e poco istinto a inseguire le prede. Lavorano retriever, pastori, spaniel e molti meticci, spesso presi dai canili.

Il mio cane può diventare un conservation dog?

La selezione è molto dura: fra i cani dei canili ne viene scelto uno ogni 200-300, e solo il 40% finisce l’addestramento. Se il tuo cane ha una passione ossessiva per la pallina e non insegue gli animali, l’ENCI e alcune associazioni organizzano corsi, ma è un lavoro da binomio che richiede anni.

Il cane è più bravo dell’uomo a trovare le tracce degli animali?

Spesso è molto più veloce, e rende meglio dove il terreno è coperto. Ma non sempre è più preciso: in uno studio sulle scimmie ragno le persone hanno trovato più escrementi dei cani.

Cosa c’entrano i cani con la peste suina africana?

Per fermare la malattia bisogna trovare e togliere le carcasse dei cinghiali morti, e nei boschi i cani le trovano meglio delle persone. Dal 2019 l’ENCI forma binomi cane-conduttore per questo lavoro.

Fonti. S. C. Beebe, T. J. Howell e P. C. Bennett, «Using Scent Detection Dogs in Conservation Settings: A Review of Scientific Literature Regarding Their Selection», Frontiers in Veterinary Science 3, 96, 2016, letta per intero (gli studi sullo scoiattolo, sulle scimmie e sulle tartarughe e i dati sui cani dei canili sono riportati nella rassegna). ENCI, «Relazione finale scat detection dog lepre Abruzzo 2017», letta per intero. ENCI, pagine dei progetti «Conservation dogs», «Monitoraggio della lepre italica», «Monitoraggio dell’orso marsicano» e «Peste suina africana», lette il 25 settembre 2026.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 25 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.