Un po’ sì, ed è una delle poche cose da bar che qualcuno ha misurato, con le foto. Messi davanti a un padrone e a due cani, degli sconosciuti indovinano qual è il suo più spesso di quanto farebbero tirando a caso. Ma succede solo con i cani di razza, e non dipende da quanti anni cane e padrone hanno passato insieme.

Vuol dire che non si diventa simili vivendo insieme. Il cane che ci somiglia, secondo gli autori, ce lo scegliamo. E il punto in cui si somiglia, secondo uno studio giapponese, sono gli occhi.

Sommario:

L’esperimento delle foto di cani e padroni

L’esperimento più noto l’hanno fatto due psicologi dell’università della California a San Diego nel 2004. Hanno fotografato 45 cani e i loro padroni, separatamente. Poi hanno fatto vedere a dei giudici la foto di un padrone e quelle di due cani: il suo e un altro. I giudici dovevano indovinare quale fosse il suo.

Con i cani di razza i giudici indovinavano più spesso del caso. Con i meticci no. E il tempo passato insieme non faceva differenza: le coppie che vivevano insieme da più anni non venivano riconosciute più spesso delle altre. La somiglianza, poi, non stava in cose semplici come la taglia o il pelo lungo.

Perché funziona solo con i cani di razza

Gli autori leggono i due risultati insieme. Se ci si somigliasse per effetto della convivenza, la somiglianza crescerebbe con gli anni, e non cresce. Se invece la somiglianza nasce al momento della scelta, deve vedersi soprattutto nei cani di razza, perché sono gli unici di cui si sa in anticipo come saranno da adulti. Ed è quello che si vede. La loro conclusione è che quando scegliamo un cane ne cerchiamo uno che in qualche modo ci somiglia, e con un cane di razza lo otteniamo.

La critica ai conti e la risposta degli autori

L’anno dopo un altro ricercatore, Douglas Levine, ha pubblicato sulla stessa rivista una rianalisi dei dati. Il suo testo non siamo riusciti a leggerlo, ma la critica si ricostruisce dalla risposta degli autori. Nell’esperimento ogni cane compariva due volte, una come risposta giusta e una come cane «sbagliato» accanto a un altro padrone. Se un giudice evita di scegliere due volte lo stesso cane, le sue risposte non sono più indipendenti, e allora la probabilità di indovinare per caso non è più una su due, come avevano calcolato.

Gli autori hanno risposto in due modi. Con una simulazione al computer, in cui i giudici finti avevano la stessa lieve tendenza a non scegliere due volte lo stesso cane dei giudici veri: la probabilità di indovinare per caso restava una su due. E con una prova nuova, fatta apposta per evitare il problema: 24 delle foto di prima, sei possibili padroni per ogni cane, e 96 giudici nuovi che dovevano metterli in ordine dal più al meno probabile.

Con i meticci il padrone vero finiva in media al posto 3,6 su 6, cioè dove sarebbe finito tirando a caso. Il risultato sui cani di razza, che è quello che conta, sta nella parte della risposta che non siamo riusciti a leggere. Gli autori l’hanno intitolata «I cani assomigliano ancora ai loro padroni».

La somiglianza sta negli occhi

Nel 2013 uno psicologo giapponese, Sadahiko Nakajima, ha cercato di capire dove stia la somiglianza. Ha preparato due fogli con venti coppie di foto ciascuno: in uno le coppie vere cane e padrone, nell’altro gli stessi cani abbinati ai padroni sbagliati. Ha chiesto a 502 studenti universitari quale dei due fogli avesse le coppie più simili. Poi ha ripetuto la prova coprendo parti del viso con una striscia nera.

Cosa si vedeva nelle fotoChi indicava le coppie vere
Le facce intereDa due terzi a tre quarti degli studenti
I padroni con la bocca copertaDa due terzi a tre quarti degli studenti
Solo gli occhi, di cani e padroniCome con le facce intere
Gli occhi coperti, del cane o del padroneCirca la metà, come tirando a caso

Bastava coprire gli occhi, anche solo quelli del cane, perché la somiglianza sparisse, e bastavano i soli occhi perché tornasse. Per l’autore questo esclude che contino la pettinatura dei padroni, i luoghi comuni su chi tiene quale cane o il fatto che cane e padrone siano tutti e due in carne.

Domande frequenti

Perché i cani assomigliano ai padroni?

Secondo gli studi fatti con le foto, perché ci scegliamo un cane che ci somiglia. La somiglianza si vede solo nei cani di razza, che sono gli unici di cui si sa da cucciolo come saranno, e non cresce con gli anni passati insieme.

Cane e padrone si assomigliano di più con il tempo?

Nello studio del 2004 no: le coppie che vivevano insieme da più anni non venivano riconosciute più spesso delle altre. È il risultato che fa pensare alla scelta e non alla convivenza.

Vale anche per i meticci?

No. In tutti e due gli esperimenti di San Diego i giudici non riuscivano ad abbinare i meticci ai loro padroni meglio che tirando a caso.

In cosa si assomigliano cane e padrone?

Negli occhi. Nello studio giapponese del 2013, se si coprivano gli occhi del cane o del padrone la somiglianza spariva, se si copriva la bocca restava. Con i soli occhi in vista gli studenti indovinavano come con la faccia intera.

Chi sceglie un cane che gli somiglia lo fa apposta?

Gli studi non lo dicono. Gli autori scrivono che cerchiamo un cane che «a qualche livello» ci somiglia, il che fa pensare a una preferenza di cui non ci si accorge più che a una scelta voluta.

Fonti. Lo studio con le foto: M. M. Roy e N. J. S. Christenfeld, «Do dogs resemble their owners?», Psychological Science 15, pp. 361-363, 2004 (letto il riassunto). La critica: D. W. Levine, «Do dogs resemble their owners? A reanalysis of Roy and Christenfeld (2004)», Psychological Science 16, pp. 83-84, 2005 (non letta, ricostruita dalla risposta). La risposta: M. M. Roy e N. J. S. Christenfeld, «Dogs still do resemble their owners», Psychological Science 16, pp. 743-744, 2005 (letta fino ai risultati sui meticci). Gli occhi: S. Nakajima, «Dogs and Owners Resemble Each Other in the Eye Region», Anthrozoös 26, pp. 551-556, 2013 (letto il riassunto).

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 25 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.