Un cane addestrato, in laboratorio, riesce a distinguere i campioni di persone con alcuni tumori da quelli di persone senza, e ci riesce meglio di quanto farebbe tirando a caso. Fin qui gli studi vanno d’accordo. Dove non vanno d’accordo è su quanto sia bravo: si va da risultati quasi perfetti a risultati non migliori del caso, e la differenza la fa soprattutto quanto è dura la prova.
Più l’esperimento somiglia a un vero esame, con persone di cui nessuno sa ancora niente, più i numeri scendono. Il cane di casa che annusa sempre lo stesso punto non è un esame, né per dire che c’è qualcosa né per dire che non c’è niente.
Sommario:
Da dove nasce l’idea del cane che fiuta il tumore
La storia comincia con un aneddoto. Nel 1989 due dermatologi del King’s College Hospital di Londra hanno scritto a The Lancet, una delle riviste di medicina più lette, una lettera intitolata «Cani da fiuto nell’ambulatorio del melanoma?». Raccontava di un cane che si interessava con insistenza a una lesione sulla pelle della padrona, poi risultata un melanoma. Negli anni dopo sono arrivati altri casi simili, sempre raccontati dai proprietari.
Un aneddoto non dice quante volte un cane annusa un neo che poi non è niente, e per questo servivano gli esperimenti.
L’esperimento sul tumore della vescica
Uno dei primi esperimenti controllati è uscito nel 2004 sul British Medical Journal. Sei cani sono stati addestrati a riconoscere l’urina di persone con un tumore della vescica. Nella prova avevano davanti sette campioni, uno di un malato e sei di persone sane o con altre malattie, e dovevano indicare quello giusto.
Tirando a caso avrebbero indovinato una volta su sette, il 14%. Hanno indovinato 22 volte su 54, il 41%. Un risultato lontano dal perfetto, ma abbastanza sopra il caso da dire che nell’urina di quei malati c’era un odore che i cani avevano imparato a riconoscere.
Gli studi con risultati quasi perfetti
Poi sono arrivati i numeri che hanno fatto il giro del mondo. Nel 2006, in California, cinque cani di casa con un addestramento di base hanno annusato il respiro di persone con un tumore del polmone o del seno e di persone sane: sul polmone hanno sbagliato una volta su cento. Nel 2015, a Milano, due femmine di pastore tedesco addestrate dall’esercito a cercare esplosivi hanno annusato l’urina di 362 uomini con un tumore della prostata e di 540 senza: hanno riconosciuto quasi tutti i malati e sbagliato su meno di tre sani su cento.
In tutti e due gli studi, però, i controlli erano persone sane. Distinguere un malato da un sano è la versione più facile della prova. Un esame vero deve distinguere un tumore da tutto quello che gli somiglia, in persone di cui ancora non si sa niente.
Cosa succede quando la prova si fa più dura
Quando la prova si è fatta più difficile, i risultati sono scesi. Nel 2014 un gruppo inglese ha provato ad addestrare dieci cani sulla prostata. Due hanno imparato a distinguere i campioni durante l’addestramento, ma nella prova vera, in doppio cieco e con campioni che non avevano mai annusato, hanno trovato un malato su otto e uno su quattro: non meglio che tirando a caso. La spiegazione degli autori è che i cani avevano imparato a memoria l’odore di ogni singola persona dei campioni di addestramento, invece dell’odore del tumore. Fra gli autori c’era Hywel Williams, il dermatologo che nel 1989 aveva firmato la lettera al Lancet.
Nel 2016 in Austria i cani hanno annusato il respiro di 122 fumatori ed ex fumatori, 29 dei quali con un tumore del polmone. Invece di un positivo sicuro in ogni giro, i positivi erano da zero a cinque, come succede nella realtà. Quando un cane segnava un campione, era giusto meno di una volta su tre.
La prova più vicina a un esame vero
La prova più vicina a un esame vero è uscita nel 2025 su Nature Communications. L’ha fatta l’Institut Curie di Parigi con due cani, Nougaro, un labrador di due anni, e Owen, un malinois di un anno e mezzo. La notte prima della biopsia 181 donne con una lesione al seno hanno tenuto addosso una garza, e i cani dovevano fermarsi davanti a quelle delle donne con un tumore. Alla fine le biopsie hanno detto chi lo aveva: 107 donne. Le altre 74 avevano una lesione benigna.
Preso un cane a caso, ha riconosciuto il 68% dei tumori, ma ha segnato come tumore anche circa tre lesioni benigne su quattro. I due cani, poi, andavano d’accordo poco fra loro. Lo stesso gruppo, nello studio pilota del 2019 in cui i controlli erano donne sane, aveva trovato il 90%. Gli autori scrivono che i cani distinguono poco le lesioni benigne da quelle maligne, e che per migliorare servirebbe capire quali sostanze stanno annusando.
Cosa dicono tutti gli studi messi insieme
Nel 2022 lo stesso gruppo francese ha messo insieme tutti gli studi pubblicati sui cani e sui ratti che fiutano tumori e malattie infettive: 62 lavori, con risultati che vanno dal quasi perfetto al disastroso. Solo sei erano stati fatti in doppio cieco in condizioni simili a uno screening. La conclusione è che per ora il fiuto degli animali non ha prove sufficienti per essere usato negli ospedali.
La parte che regge è un’altra: che i tumori cambino gli odori del corpo e che un naso come quello del cane li colga. La strada su cui lavorano oggi i ricercatori è capire quali sostanze siano, per costruire strumenti che le misurino. Il cane serve a dire che lì c’è qualcosa da cercare.
Il cane di casa che annusa sempre lo stesso punto
Un cane che annusa con insistenza sempre lo stesso punto del corpo, o il respiro, può farlo per mille ragioni: una crema, una ferita, un odore nuovo. Un cane che non annusa niente di strano non dice che va tutto bene. Nessuno dei due è un esame. Se hai un neo che cambia, un nodulo nuovo o un sintomo che non passa, la persona da cui andare è il medico, con o senza il parere del cane.
Domande frequenti
I cani sentono se hai un tumore?
Un cane addestrato, in laboratorio, riconosce i campioni di alcuni tumori meglio del caso. Nelle prove più simili a un esame vero, però, sbaglia spesso: nel trial francese del 2025 ha scambiato per tumore circa tre lesioni benigne al seno su quattro. Il cane di casa non ha nessun addestramento di questo tipo.
Quali tumori riescono a sentire i cani?
Gli studi hanno provato soprattutto il tumore della vescica e della prostata sull’urina, quello del polmone sul respiro, quello del seno sul respiro e sul sudore, il melanoma sulla pelle e il tumore delle ovaie. I risultati cambiano molto da uno studio all’altro, anche sullo stesso tumore.
Esistono cani che fanno diagnosi negli ospedali?
No. La rassegna del 2022 su 62 studi conclude che il fiuto degli animali non ha ancora prove sufficienti per essere usato in clinica. I cani vengono usati negli studi di ricerca.
Il mio cane annusa sempre lo stesso punto, devo preoccuparmi?
Il cane non è un esame, e l’insistenza può avere mille spiegazioni banali. Se però in quel punto c’è un neo che cambia, un nodulo o qualcosa che non ti convince, fallo vedere al medico: è il neo a meritare il controllo, non il comportamento del cane.
Perché i cani riescono a sentire queste cose?
Perché il loro naso coglie sostanze volatili in quantità minime, e alcune malattie cambiano le sostanze che il corpo emette con l’urina, il sudore e il respiro. Quali siano, per i tumori, non si sa ancora con precisione.
Fonti. La lettera del 1989: H. Williams e A. Pembroke, «Sniffer dogs in the melanoma clinic?», The Lancet 1, p. 734, 1989 (non letta, citata attraverso Elliker 2014). La vescica: C. M. Willis e altri, «Olfactory detection of human bladder cancer by dogs: proof of principle study», BMJ 329, pp. 712-714, 2004. Polmone e seno: M. McCulloch e altri, Integrative Cancer Therapies 5, pp. 30-39, 2006. La prostata a Milano: G. Taverna e altri, «Olfactory system of highly trained dogs detects prostate cancer in urine samples», Journal of Urology 193, pp. 1382-1387, 2015. La prostata in doppio cieco: K. R. Elliker e altri, BMC Urology 14, 22, 2014, letto per intero. Il polmone in Austria: K. Hackner e altri, Journal of Breath Research 10, 046003, 2016. Il seno a Parigi: A. Tardivon e altri, «A prospective trial for breast cancer diagnosis by canine odorology», Nature Communications 16, 10650, 2025, letto per intero. La rassegna: P. Bauër e altri, «Remote Medical Scent Detection of Cancer and Infectious Diseases With Dogs and Rats: A Systematic Review», Integrative Cancer Therapies 21, 2022. Degli studi non letti per intero sono stati letti i riassunti.
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