Sì, e non è un modo di dire: il tartufo del cane raccoglie il calore che arriva da un corpo caldo a distanza, senza toccarlo. Lo ha misurato nel 2020 un gruppo svedese e ungherese in due esperimenti diversi. Nel primo, tre cani hanno imparato a scegliere, fra due pannelli identici a un metro e sessanta di distanza, quello che stava una decina di gradi sopra la temperatura della stanza. Nel secondo, tredici cani svegli dentro una risonanza magnetica hanno mostrato l’accensione di una zona precisa della corteccia quando arrivava il pannello caldo.
Il dettaglio che rende la cosa interessante è che lo stimolo era troppo debole per una mano umana: gli sperimentatori scrivono che per sentirlo dovevano toccare la superficie.
Sommario:
Come si fa a misurare se un cane sente il calore
L’esperimento comportamentale si è svolto in una stanza a temperatura controllata dell’università di Lund, tenuta fra 18,8 e 19,3 gradi. I due pannelli erano uguali in tutto: stesso materiale, stessa età, stessa pellicola nera opaca sopra, stesse maniglie. Uno aveva la faccia rivolta al cane a 31 gradi circa, cioè da undici a tredici gradi sopra l’ambiente, più o meno quello che irradia il fianco di un mammifero peloso. L’altro stava uno o due gradi sopra l’ambiente.
Il resto del lavoro è servito a togliere tutte le altre strade. Sotto i due pannelli c’erano due ciotole con la stessa quantità dello stesso cibo, schermate dal calore e controllate con la termocamera; da una parte il meccanismo era bloccato, invisibilmente, così che il premio fosse raggiungibile solo dal lato caldo. Un ventilatore soffiava dalla posizione del cane verso i pannelli, quindi gli odori andavano dalla parte sbagliata. I pannelli venivano sollevati e riposizionati a ogni prova, anche quando non cambiavano lato, per non dare indizi sonori. E chi accompagnava il cane non sapeva da che parte fosse il pannello caldo.
I tre cani erano di taglie diverse (9, 18 e 40 chili) e non erano cani da lavoro: cani di famiglia, addestrati solo per quella prova e solo con il rinforzo positivo. La zona da riconoscere era un cerchio di dieci centimetri scarsi visto da un metro e sessanta, cioè una macchia di calore piccola in un campo grande.
Cosa si accende nel cervello quando arriva il calore
La seconda metà del lavoro è stata fatta a Budapest, sui cani addestrati a stare fermi nella risonanza. Confrontando la risposta allo stimolo caldo con quella allo stimolo neutro è comparso un solo gruppetto di quattordici voxel acceso, nel giro soprasilviano sinistro, che corrisponde alla corteccia associativa somatosensoriale. Nell’emisfero destro non è comparso niente, e il confronto fra le due metà conferma la preferenza per la sinistra.
Quell’area non è una zona uditiva né olfattiva, ed è quella che mette insieme informazioni di sensi diversi per preparare un movimento mirato. Gli autori la leggono così: il calore non arriva come una sensazione a sé, arriva già dentro il conto che il cervello sta facendo per orientare il corpo verso qualcosa.
Perché proprio il tartufo, e perché è freddo
Il tartufo è l’unico pezzo di pelle nuda della faccia di un cane, il resto è coperto di pelo che isola. È fittamente innervato dal trigemino, e nei carnivori è molto più freddo che negli altri mammiferi. Nel cane sveglio la sua temperatura segue l’ambiente in un modo particolare: a trenta gradi di temperatura esterna il tartufo sta circa cinque gradi sotto, a quindici gradi sta più o meno uguale, e con l’ambiente a zero resta intorno agli otto gradi. È questa freddezza a renderlo sensibile, perché per accorgersi di un calore debole serve un sensore più freddo di quello che deve misurare.
Gli occhi, per questo lavoro, non servono: i fotoni del calore hanno troppa poca energia per far reagire i pigmenti della retina, e l’acqua dentro l’occhio li assorbe. Per questo il candidato era il naso, e per questo l’area che si è accesa nella risonanza sta dove è rappresentata la punta del muso.
Chi altro sente il calore a distanza
Percepire il calore a distanza è raro e sparso qua e là nell’albero della vita. Lo fanno le vipere della sottofamiglia dei crotalini con le fossette fra occhio e narice, tanto da poter colpire una preda guidate solo da quello; lo fa il pipistrello vampiro, che con il naso trova sulla pelle dell’animale il punto più irrorato di sangue prima di mordere; e lo fa un coleottero, la Melanophila acuminata, che con quel senso trova gli incendi dove va a deporre le uova.
Il parente selvatico più vicino al cane, il lupo grigio, caccia soprattutto animali a sangue caldo, e questo è il motivo per cui il gruppo di ricerca era andato a cercare proprio lì. Resta un’ipotesi sul perché, non una cosa dimostrata: quello che è stato misurato è che il cane il calore lo sente, non a cosa gli serva.
Cosa lo studio non dice
Conviene dire anche cosa lo studio non dice, perché è un risultato che in rete è diventato «il cane vede al buio con il naso». Nella prova comportamentale i cani erano tre. Nella risonanza tredici, ma lì si misurava l’accensione di un’area, non la capacità di trovare qualcosa. Il contrasto era di undici-tredici gradi sopra l’ambiente, in una stanza tenuta a diciannove: fuori, d’estate, quel contrasto non c’è. E in più di sei anni l’esperimento non risulta ripetuto da nessun altro gruppo: le dieci pubblicazioni che lo citano parlano d’altro.
Quello che si può portare a casa è più modesto e più solido: il naso del cane non è soltanto un apparato per gli odori, e in certe condizioni gli dice qualcosa anche su quello che sta davanti senza bisogno di toccarlo.
Il tartufo caldo non è un termometro
Un corollario pratico riguarda una credenza dura a morire, quella del tartufo che deve essere freddo e bagnato perché il cane stia bene. Le misure di questi lavori dicono un’altra cosa: la temperatura del tartufo segue quella dell’ambiente, e resta bassa anche quando il cane è sotto sforzo termico e ansima, mentre è la lingua a scaldarsi. Come termometro il naso non funziona, né in un senso né nell’altro.
La febbre nel cane si misura per via rettale, e la fanno sospettare altre cose: abbattimento, rifiuto del cibo, respiro corto, orecchie e ascelle calde, cane che cerca il fresco. Sui segnali che il cane sta soffrendo il caldo abbiamo un articolo a parte, come capire quando il cane ha caldo.
Domande frequenti
Il cane sente il calore con il naso?
Sì. In un esperimento del 2020 tre cani hanno imparato a scegliere, a un metro e sessanta di distanza, un pannello una decina di gradi più caldo dell’ambiente fra due pannelli identici, e ci hanno preso fra il 68 e l’80 per cento delle volte. Nella risonanza, su tredici cani, lo stimolo caldo accendeva un’area della corteccia somatosensoriale.
Il cane vede al buio con il naso?
No. Non è una vista termica: è la capacità di accorgersi di una sorgente di calore abbastanza vicina e abbastanza più calda dell’ambiente. L’esperimento usava un contrasto di undici-tredici gradi in una stanza a diciannove.
Perché il tartufo del cane è freddo?
Nei carnivori il tartufo è molto più freddo che negli altri mammiferi, e nel cane la sua temperatura segue quella dell’ambiente: più o meno cinque gradi sotto quando fa caldo, uguale intorno ai quindici gradi. Proprio questa freddezza è quello che, secondo lo studio, lo rende sensibile al calore che arriva da lontano.
Il naso caldo vuol dire che il cane ha la febbre?
No. La temperatura del tartufo cambia con l’ambiente, con il sonno e con quello che il cane sta facendo. La febbre si misura per via rettale, e i segnali da guardare sono altri: il cane abbattuto, che non mangia, che respira male.
Quanto lontano sente il calore un cane?
La distanza provata in laboratorio è un metro e sessanta, con una macchia calda di dieci centimetri. Non è stato misurato un limite massimo, quindi non si può dire quanto arrivi lontano in condizioni normali.
Anche gli altri animali sentono il calore a distanza?
Pochi e ben studiati: le vipere della sottofamiglia dei crotalini con le fossette, il pipistrello vampiro con il naso e un coleottero che usa il calore per trovare gli incendi. Prima di questo studio, l’unico mammifero in cui era stata misurata era il pipistrello vampiro.
Su questo decide il veterinario
Un cane che sta male va visitato. Gli stessi sintomi possono avere cause diverse, e per trovare quella giusta servono una visita e a volte degli esami: li può fare solo il medico veterinario. Chiamalo e raccontagli cosa vedi, da quanto dura e cosa è cambiato. Nel dubbio chiamalo lo stesso: anche sentirti dire che puoi aspettare è una risposta.
Fonti. A. Bálint, A. Andics, M. Gácsi, A. Gábor, K. Czeibert, C. M. Luce, Á. Miklósi, R. H. I. Kröger, «Dogs can sense weak thermal radiation», Scientific Reports 10, 3736, 2020, letto per intero: sono suoi i numeri delle scelte dei tre cani, le temperature dei pannelli, la distanza di prova, il cluster di quattordici voxel nella corteccia associativa somatosensoriale sinistra dei tredici cani della risonanza, le temperature del tartufo e i confronti con le vipere, il pipistrello vampiro e la Melanophila acuminata. Il conto delle dieci pubblicazioni che lo citano è stato fatto su Europe PMC il 18 settembre 2026.
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