La risposta che trovi ovunque è «il border collie», e viene sempre dalla stessa fonte: una classifica di 79 razze pubblicata nel 1994 dallo psicologo canadese Stanley Coren. Quella classifica esiste, ha un metodo dichiarato ed è interessante, ma misura una cosa sola: quanto in fretta un cane impara i comandi di una persona e quanto spesso li esegue al primo colpo.
Negli ultimi vent’anni i laboratori hanno provato a misurare altro: memoria, autocontrollo, capacità di capire le parole, di leggere i gesti umani, di risolvere problemi da soli. Ne esce un quadro in cui la domanda «qual è il cane più intelligente» ha risposte diverse a seconda della prova, e in cui la razza spiega meno di quanto ci aspetteremmo. Vediamo i numeri.
Sommario:
Da dove viene la classifica delle razze più intelligenti
Coren non ha testato i cani: ha mandato un questionario ai giudici delle prove di obedience dell’American Kennel Club e del Canadian Kennel Club, e ha ricevuto 199 risposte, circa la metà dei giudici allora in attività in Nord America. Ha tenuto in classifica solo le razze valutate da almeno cento giudici, e ha usato due criteri: quante ripetizioni servono perché il cane capisca un comando nuovo, e quante volte su cento esegue un comando già noto al primo tentativo.
Nella fascia più alta stanno i cani che imparano un comando nuovo in meno di cinque ripetizioni e obbediscono al primo comando almeno nel 95 per cento dei casi. Nella fascia più bassa quelli che di ripetizioni ne chiedono ottanta o cento e rispondono al primo comando circa una volta su quattro.
Le prime cinque razze sono border collie, barbone, pastore tedesco, golden retriever e dobermann. Le ultime cinque, dalla 75ª alla 79ª, sono borzoi, chow chow, bulldog, basenji e levriero afgano.
Cosa misura quella classifica (e cosa no)
Qui sta il punto che di solito si perde per strada: la classifica misura la collaborazione, non il pensiero. Coren stesso, nel libro, distingue tre intelligenze diverse.
Un levriero afgano che non torna al richiamo è stato selezionato per inseguire una preda a vista per chilometri, da solo, decidendo da sé. Un basenji viene da cani africani che cacciavano in autonomia. Chiedere a loro l’obbedienza di un border collie è come giudicare un gatto in base a quanto riporta la pallina.
La classifica, insomma, risponde alla domanda «che razza imparerà in fretta quello che le insegno?». Per chi cerca il primo cane è una domanda sensata, e per questo la classifica continua a circolare. Ma non è la domanda del titolo.
I cani che hanno imparato mille parole
Se invece si cercano i cani che hanno fatto cose fuori scala, i nomi sono tre, e sono tutti border collie.
Rico, un border collie tedesco, nel 2004 finì su Science: conosceva le etichette di oltre duecento oggetti e, messo davanti a un oggetto nuovo in mezzo a quelli noti, capiva per esclusione che la parola nuova indicava quello. Quattro settimane dopo se lo ricordava ancora. È lo stesso meccanismo che i bambini usano imparando a parlare.
Chaser, negli Stati Uniti, ha portato la cosa al limite: in tre anni di lavoro quotidiano con il suo proprietario, uno psicologo in pensione, ha imparato i nomi propri di 1.022 oggetti. Gli esperimenti pubblicati nel 2011 hanno mostrato che distingueva il nome dell’oggetto dal comando («porta» contro «tocca»), che capiva nomi di categoria e che ricavava nomi nuovi per esclusione.
Nel 2021 un gruppo ungherese ha provato a capire quanto sono rari questi cani. Ne hanno cercati fra 34 cani di famiglia i cui proprietari erano disposti a insegnare nomi di giocattoli: ne hanno trovati sei. Questi sei hanno imparato sei e poi dodici nomi nuovi in una settimana, giocando, e li ricordavano a uno e due mesi di distanza senza ripassare. Erano tutti border collie. Ma anche diciotto dei cani che non ce l’hanno fatta erano border collie.
Questa è la frase più utile di tutto il pezzo: nemmeno dentro la razza campione è la razza a fare la differenza.
Quanto conta la razza, secondo la genetica
Vuol dire che le razze sono tutte uguali? No, e i dati recenti sono chiari anche su questo.
Uno studio del 2019 ha incrociato i questionari comportamentali di oltre 14.000 cani di 101 razze con i dati genetici di razza: le differenze fra razze sono risultate in buona parte ereditabili, e l’addestrabilità è fra i tratti in cui la genetica di razza pesa di più. Un secondo studio, pubblicato nel 2020, ha analizzato undici prove cognitive fatte da 1.508 cani di 36 razze e ha stimato quanta parte delle differenze fra razze dipende dai geni: molto per l’autocontrollo e per la comunicazione con l’uomo, poco per la memoria e per il ragionamento sul mondo fisico.
Attenzione a come si leggono questi numeri: dicono quanto le medie di razza si somigliano fra razze imparentate. Non dicono che il tuo cane si comporterà come la media della sua razza, e infatti la variabilità fra due cani della stessa razza resta enorme. È lo stesso discorso che vale per i cani da lavoro: gli enti che formano i cani guida o i cani antiveleno partono da poche razze, e poi testano cane per cane, perché sanno che la razza da sola non basta.
I cani grandi hanno il cervello più grande: cambia qualcosa?
Un altro studio, sempre del 2019, ha guardato la taglia del cervello su oltre settemila cani di 74 razze. Risultato: le razze con il cervello più grande vanno meglio nella memoria a breve termine e nell’autocontrollo. Nelle prove di comunicazione con l’uomo, invece, la taglia non conta niente.
Va detto come è stato fatto, perché è un caso da manuale. Il peso del cervello non è stato misurato: è stato stimato dal peso corporeo con una formula. Un ricercatore ha pubblicato una critica a questo metodo e gli autori hanno risposto nello stesso anno difendendolo con delle simulazioni. Il dato resta interessante e va preso per quello che è: una stima su medie di razza, non una misura su cervelli veri.
In ogni caso, nessuno studio dice che il cane piccolo sia stupido. Dice che in due prove specifiche, in media, le razze grandi se la cavano meglio.
Le intelligenze che le classifiche non contano
Poi ci sono le abilità in cui la classifica di Coren non entra proprio.
Il naso, per esempio. Nel 2015 un gruppo americano ha messo alla prova carlini, pastori tedeschi e levrieri in un compito di discriminazione degli odori, e i carlini hanno fatto meglio dei pastori tedeschi. Nessuno per questo comincerà a usare i carlini nel soccorso, ma il risultato dice che la scelta delle razze per il lavoro di fiuto dipende da taglia, resistenza e carattere più che dalla qualità del naso.
Poi c’è la specialità della casa: capire le persone. Un cane segue il dito che indica, guarda in faccia chi gli parla e chiede aiuto con lo sguardo quando un problema è troppo difficile. Sono comportamenti che i lupi allevati a mano non fanno allo stesso modo. È la specializzazione vera di questa specie: leggere le persone.
Allora, qual è il cane più intelligente?
Mettendo insieme i pezzi, la risposta è questa: nelle prove che contano quanto in fretta un cane impara dall’uomo vince il border collie, e nei casi limite di apprendimento delle parole i cani da record sono border collie. Non perché abbiano un cervello migliore, ma perché sono stati selezionati per un lavoro che consiste nel guardare una persona e agire di conseguenza, per centinaia di ore l’anno, da più di un secolo.
Nelle prove di ragionamento autonomo, di memoria o di olfatto le classifiche si rimescolano, e le razze «ultime» della lista di Coren non sono affatto ultime. E per il cane che hai in casa vale una cosa sola: la differenza fra due cani della stessa razza è più grande della differenza fra le medie di due razze.
Il che porta a una conseguenza pratica. Un cane che non impara non è un cane stupido: quasi sempre è un cane a cui non è stato spiegato in un modo che per lui abbia senso, o a cui si chiede una cosa che la sua razza non ha mai fatto. Il richiamo, per dire, si insegna nello stesso modo a tutti, ma con un levriero ci vuole molta più pazienza che con un pastore.
Come si misura, in breve
- La classifica delle razze (Coren, 1994) è un questionario a 199 giudici di obedience: misura ripetizioni per imparare un comando e obbedienza al primo comando.
- Le prove di laboratorio misurano una capacità alla volta: memoria, autocontrollo, gesti umani, ragionamento fisico. Un cane può essere primo in una e ultimo in un’altra.
- I cani da record vengono trovati cercandoli fra centinaia di cani normali: sono rari, e non bastano a caratterizzare una razza.
- Quando leggi «la razza X è più intelligente», chiediti sempre quale prova è stata usata e su quanti cani.
Domande frequenti
Qual è la razza di cane più intelligente?
Nella classifica più citata, quella di Stanley Coren del 1994, il primo è il border collie, seguito da barbone, pastore tedesco, golden retriever e dobermann. Quella classifica misura però quanto in fretta il cane impara i comandi e quanto spesso li esegue al primo tentativo, cioè la collaborazione con l’uomo, non l’intelligenza in generale.
Qual è il cane meno intelligente?
In fondo alla lista di Coren ci sono borzoi, chow chow, bulldog, basenji e levriero afgano, ma sono tutte razze selezionate per lavorare da sole o per non lavorare affatto agli ordini di qualcuno. Rispondono meno ai comandi, il che è un’altra cosa.
Quante parole capisce un cane?
Un cane di famiglia impara di solito qualche decina fra comandi e nomi. I casi eccezionali sono documentati: il border collie Rico conosceva oltre 200 nomi di oggetti, la border collie Chaser è arrivata a 1.022. Uno studio del 2021 ha cercato cani così fra 34 candidati e ne ha trovati sei.
I meticci sono più intelligenti dei cani di razza?
Non ci sono prove in questo senso. Gli studi che confrontano le prestazioni cognitive lavorano sulle medie di razza, e la variabilità fra cani della stessa razza resta più grande delle differenze fra razze. Un meticcio può essere brillante o ostinato esattamente come un cane di razza.
I cani grandi sono più intelligenti dei cani piccoli?
Uno studio su oltre settemila cani di 74 razze ha trovato che le razze con il cervello più grande vanno meglio in due prove, memoria a breve termine e autocontrollo, mentre nelle prove di comunicazione con le persone la taglia non fa differenza. Il peso del cervello, però, era stimato dal peso corporeo, e il metodo è stato discusso.
Si può allenare l’intelligenza di un cane?
Quello che si allena sono le abilità: risolvere problemi, cercare col naso, imparare parole nuove, aspettare prima di agire. Giochi di attivazione mentale, ricerca di oggetti nascosti e sessioni brevi e frequenti servono a questo, e servono anche a stancare il cane più di una passeggiata.
Fonti. S. Coren, «The Intelligence of Dogs», 1994 (metodo del sondaggio e criteri della classifica); J. Kaminski, J. Call, J. Fischer, «Word learning in a domestic dog: evidence for fast mapping», Science, 2004; J. W. Pilley, A. K. Reid, «Border collie comprehends object names as verbal referents», Behavioural Processes, 2011; C. Fugazza e altri, «Acquisition and long-term memory of object names in a sample of Gifted Word Learner dogs», Royal Society Open Science, 2021; E. L. MacLean, N. Snyder-Mackler, B. M. vonHoldt, J. A. Serpell, «Highly heritable and functionally relevant breed differences in dog behaviour», Proceedings of the Royal Society B, 2019; G. M. Gnanadesikan, B. Hare, N. Snyder-Mackler, E. L. MacLean, «Estimating the heritability of cognitive traits across dog breeds», Animal Cognition, 2020; D. J. Horschler e altri, «Absolute brain size predicts dog breed differences in executive function», Animal Cognition, 2019, con la replica degli autori alle critiche sul metodo di stima; N. J. Hall e altri, «Performance of Pugs, German Shepherds, and Greyhounds on an odor-discrimination task», Journal of Comparative Psychology, 2015.
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