Barbone (Barboncino)
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Barboncino in breve
Il Barbone, per tutti il barboncino, è una delle razze più amate in Italia e nel mondo: il cane elegante per eccellenza, disponibile in quattro taglie, con un passato da lavoratore in acqua che pochi conoscono e una testa che impara qualsiasi cosa. In queste pagine c’è quello che serve per farsi un’idea vera. Intanto, ecco la carta d’identità in dieci secondi.
Barbone o barboncino: sono la stessa razza?

Sì, sono lo stesso cane. Barbone è il nome della razza, barboncino è il diminutivo che in Italia si è mangiato il nome vero. Sul certificato genealogico non esiste nessun barboncino: c’è scritto Barbone, e accanto la taglia. Lo standard è uno solo, il numero 172 della FCI con patronato francese, e dentro ci stanno quattro taglie: Toy, Nano, Medio e Grande.
L’equivoco nasce da quello che si vede in giro. In Italia circolano soprattutto le due taglie piccole, quindi per tutti il barboncino è un cane da quattro o cinque chili che sta in braccio. Poi ne incontri uno alto quasi 60 centimetri al garrese che trotta al parco e non ti viene in mente che possa essere la stessa razza. È lui: il Barbone grande. Stesse proporzioni, stesso muso cesellato, stesso pelo che non cade, stesso carattere, moltiplicato per tre. Ed è anche il capostipite, non una variante: il cane da riporto in acqua era grande, le taglie piccole sono arrivate dopo, selezionate rimpicciolendo.
Nel parlato di tutti i giorni barboncino va benissimo, lo diciamo anche noi in queste pagine. Quando la differenza conta, e conta nel momento in cui scegli un cucciolo, la parola utile è la taglia: Barbone toy, nano, medio o grande. E la taglia non è un’impressione a occhio: in Italia c’è un regolamento ENCI dedicato alla conferma di taglia del Barbone, con la misura al garrese presa col metro.
Storia ed origine del Barboncino

Il Barboncino ha la fama del cane frivolo, e la sua storia racconta l’esatto contrario. Questo è un cane nato per buttarsi in acque gelide a recuperare anatre, erede dei grandi cani da acqua europei e parente stretto del Barbet francese. Nella pagina scopri che perfino la tosatura più famosa nasce in acqua: si alleggeriva il posteriore per nuotare meglio e si proteggevano torace e articolazioni dal freddo. Il nome lo tradisce in ogni lingua: caniche viene da canard, l’anatra, Pudel dall’antico pudeln, sguazzare, e barbone dalla barba del muso. C’è poi la disputa aperta da più di un secolo tra Francia e Germania su chi l’abbia inventato. La questione l’ha chiusa la federazione internazionale: il patronato è francese, lo standard ufficiale è il numero 172.
Tra Seicento e Settecento inizia la seconda carriera, dai pantani ai salotti dell’aristocrazia europea. L’Ottocento gli trova il terzo mestiere: il circo, dove nessuna razza imparava numeri complessi con quella velocità. Nel frattempo la selezione lavora sulle dimensioni, fino allo standard unico con quattro taglie del Novecento. Il boom del dopoguerra non si è più fermato, e in Italia il barboncino resta tra i cani più amati in assoluto. L’ultima pagina è recentissima: dal 2024 lo standard riconosce anche i mantelli particolori, fuori dai ring per un secolo. Tutta la storia, dal pantano al salotto, è nella pagina dedicata.
Carattere e descrizione del Barboncino

Dietro i tagli da esposizione c’è uno dei cani più capaci che esistano. La pagina parte dal caso quasi unico della razza: quattro taglie, dal Toy di 24 centimetri al Grande di 60, stesso cane in quattro misure. La scelta della taglia cambia la vita pratica, e ti spieghiamo come sceglierla in base a casa, bambini e abitudini. Il manto è il marchio di fabbrica: riccio, lanoso, cresce di continuo e non fa la muta, quindi niente pelo sul divano. Sull’ipoallergenico però serve onestà, e nella pagina la trovi: nessun cane è garantito, il Barbone dà semplicemente meno problemi di molti altri. Il conto da pagare si chiama toelettatura: spazzolate regolari e una sistemata professionale ogni sei-otto settimane, per tutta la vita.
I colori vanno dal nero al fulvo in tutte le sfumature, con la novità dei particolori riconosciuti dal 2024. Sul carattere, il famoso secondo posto nelle classifiche di intelligenza lascia il tempo che trova, ma il nocciolo è vero: impara tutto, anche quello che non volevi insegnargli. È un’ombra elegante che ti segue di stanza in stanza, e la solitudine è il suo vero punto debole. In famiglia è un cane felice, coi bambini va incrociata la taglia giusta e con gli altri animali preferisce il gioco alla discussione. Il capitolo salute racconta una razza longeva, 12-15 anni e oltre nelle taglie piccole, con occhi, rotula e orecchie da tenere d’occhio. In chiusura, a chi è adatto e a chi no, taglia per taglia.
Addestramento ed educazione del Barboncino

Educare un Barboncino è un piacere raro: poche razze imparano così in fretta e con così tanta voglia di collaborare. Proprio per questo l’errore classico è non educarlo affatto, tanto è piccolo, tanto è bravo. Nella pagina scopri che con questa razza non esiste il momento in cui non stai addestrando: stai sempre addestrando, la domanda è solo cosa. Ogni lagna che ottiene il divano e ogni abbaio che fa arrivare qualcuno alla porta finiscono nel suo repertorio. La ricetta giusta c’è: sessioni brevi e allegre, rinforzo positivo e coerenza da parte di tutta la famiglia. Le basi da cucciolo sono tre: socializzazione, abitudine a restare solo e una specialissima per questa razza, l’abitudine alla toelettatura.
Tavolo, spazzola e phon vissuti come coccole si decidono nei primi mesi, e ti spieghiamo come. Il bisogno numero uno del Barboncino non sono i chilometri: è il lavoro mentale. Dieci minuti di esercizi nuovi o giochi di fiuto lo appagano più di un’ora di guinzaglio. L’abbaio da segnalatore condominiale è quasi sempre il sintomo di una testa vuota, e la cura è dargli qualcosa da fare. C’è poi un capitolo sugli sport su misura di taglia, dall’agility del Nano alle prove in acqua del Grande. Chiudono gli errori tipici, a partire dal più diffuso: trattare il Toy da peluche, che è il modo più rapido per costruire un cane insicuro.
Allevamento del Barboncino

Il Barboncino è la razza cresciuta di più in Italia negli ultimi dieci anni, e la pagina sull’allevamento parte da lì: dai 2.203 cuccioli iscritti nel 2015 ai 7.521 del 2024, con 334 allevamenti che hanno l’affisso ENCI. I prezzi li trovi taglia per taglia, perché è la taglia a fare la differenza: il Toy costa più del Nano, il Nano più del Medio e del Grande, e non perché sia un cane migliore. Sul colore la pagina toglie un dubbio che gira parecchio: albicocca, rosso e marrone vengono spesso proposti a sovrapprezzo, ma nessuna tinta è più pregiata di un’altra. E c’è la voce che non compare in nessun listino, la toelettatura ogni sei-otto settimane per tutta la vita del cane. È la spesa fissa della razza, e conviene saperlo prima di scegliere il cucciolo. Con 334 allevamenti in giro per l’Italia puoi permetterti di aspettare la cucciolata giusta invece di prendere quella che c’è adesso.
Un capitolo intero è dedicato al micro toy, o teacup: non è una quinta taglia, è un cane sotto standard, e selezionare per la miniaturizzazione porta ossa fragili, ipoglicemie e anestesie a rischio. Stesso discorso per i doodle, gli incroci col barbone che non sono razze e non hanno pedigree. Poi la lista dei test da pretendere, che qui cambiano con la taglia: DNA per la prcd-PRA e visita oculistica per tutti, rotule per Toy e Nano, lastre delle anche per il Grande, DNA per la von Willebrand. Ci sono anche le due cose che un certificato non ce l’hanno e vanno chieste a voce, l’adenite sebacea del Grande e la NEwS delle taglie piccole. Sui Toy c’è un’avvertenza in più: la consegna prima dei 60 giorni, che è comunque vietata, su un cane da due chili fa danni che si pagano per anni. Chiude il capitolo su come si riconosce un allevamento serio, dove il segnale migliore è come sono messi i cuccioli di pelo: chi te ne consegna uno che non ha mai visto una spazzola ti lascia in mano un problema per tutta la vita del cane.


