Allevamento del Barboncino
Quanto costa un cucciolo taglia per taglia, i test da pretendere e la trappola dei micro toy
Il Barboncino è la razza cresciuta di più in Italia negli ultimi dieci anni: dai 2.203 cuccioli iscritti nel 2015 ai 7.521 del 2024, con 334 allevamenti che hanno l’affisso ENCI. Una domanda che triplica in dieci anni porta con sé tanti allevatori nuovi, e non tutti sanno quello che fanno. In questa pagina trovi i prezzi taglia per taglia, i test da pretendere sui genitori e i segnali per riconoscere chi alleva sul serio.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di barboncino
Rispondiamo subito, perché è la domanda numero uno: con il pedigree ENCI e i genitori testati si va dai 1.000 ai 2.000 euro, e la cifra cambia soprattutto in base alla taglia. Il Toy costa più del Nano, il Nano più del Medio e del Grande, e non perché sia un cane migliore: perché è quello che la gente cerca di più. E qui conviene ricordarlo: barbone e barboncino sono la stessa razza in quattro misure, quindi la domanda che conta non è quale delle due prendere ma quale taglia ti serve.
Sul colore conviene essere chiari: albicocca, rosso e marrone vengono spesso proposti a un prezzo più alto del nero e del bianco. È marketing, non standard. Tutti i colori uniformi sono ammessi allo stesso modo, e dal 2024 lo sono anche i particolori: nessuna tinta è più pregiata di un’altra, e nessuna giustifica un sovrapprezzo.
La voce che non compare in nessun listino, invece, è la toelettatura. Questo manto non cade da solo e va accorciato ogni sei-otto settimane per tutta la vita del cane: è la spesa fissa della razza, e conviene metterla nel conto prima di scegliere il cucciolo, non dopo.
Il barboncino micro toy o teacup non esiste
Negli annunci girano etichette che nello standard non ci sono: micro toy, teacup, mini toy, tazzina. Le taglie del Barbone sono quattro e la più piccola è il Toy, dai 24 ai 28 centimetri al garrese. Sotto quella misura non c’è una quinta varietà più pregiata: c’è un cane sotto standard, spesso il più minuto della cucciolata, ribattezzato per giustificare un prezzo più alto.
Il problema non è il regolamento, è il cane. Selezionare per la miniaturizzazione porta con sé ossa fragili, ipoglicemie, denti storti e anestesie a rischio, e nelle femmine parti difficili. Un allevatore serio sta dentro le misure dello standard e se gli chiedi il più piccolo possibile ti dice di no. Quel no è il miglior segnale che puoi ricevere.
Stesso discorso, all’altro capo, per gli incroci: il Barbone è la base di quasi tutti i doodle, dal labradoodle al maltipoo. Sono incroci, non razze: possono essere ottimi cani, ma non hanno standard né pedigree, e pagarli come un barboncino di razza non ha alcun senso.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La crescita di questa razza è il dato più interessante della cinofilia italiana degli ultimi anni: dai 2.203 cuccioli del 2015 ai 7.521 del 2024, con un totale di 47.012 cani in dieci anni e un aumento del 241%.
La spiegazione sta in due cose che il barboncino ha e che oggi la gente cerca: un cane che non perde pelo e che sta bene in appartamento. Il rovescio della medaglia è che una domanda così, cresciuta così in fretta, attira anche chi improvvisa.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 334: sessantaquattro in Lombardia, quarantatré nel Lazio, trentasette in Piemonte, trentacinque in Emilia Romagna, ventotto in Toscana e venticinque in Campania. Sono numeri alti, il che vuol dire che puoi permetterti di scegliere e di aspettare la cucciolata giusta.
I test da pretendere
Il Barboncino è una razza longeva, 12-15 anni, ma i controlli sui riproduttori cambiano parecchio a seconda della taglia: quello che conta su un Toy non è quello che conta su un Grande.
Due cose in più che vanno chieste a voce, perché un certificato non ce l’hanno. Nel Barbone Grande esiste l’adenite sebacea, una malattia della pelle con predisposizione genetica dimostrata nella razza e senza test del DNA: l’unico modo di difendersi è sapere se è comparsa nella linea. Nelle taglie piccole c’è la NEwS, l’encefalopatia neonatale, che invece un test del DNA ce l’ha e va fatto sui riproduttori.
La regola pratica non cambia: un allevatore serio i referti te li mostra senza che tu debba insistere, ed è contento di spiegarteli. Se minimizza, se dice che i suoi cani sono sani da generazioni e i test non servono, gira i tacchi.
Come riconoscere un allevamento serio
Oltre ai documenti contano i segnali, e su questa razza ce n’è uno che vale più di tutti: com’è messo il pelo dei cuccioli. Un allevatore che sa il fatto suo abitua i cuccioli alla spazzola, al phon e alle forbici prima della cessione, e ti spiega come si fa a casa. Chi ti consegna un cucciolo che non ha mai visto una spazzola ti sta lasciando in mano un problema che si presenterà tutta la vita.
Poi le domande di sempre: vedere la madre coi cuccioli, vedere dove crescono, che deve essere dentro casa, perché un barboncino nasce per stare in mezzo alla gente e la socializzazione delle prime settimane è metà del suo carattere.
I cuccioli non si consegnano mai prima dei 60 giorni: sui Toy la fretta è doppiamente sospetta, perché un cane da due chili staccato presto dalla madre parte con un handicap che si paga per anni. Diffida del listino a taglie con il micro che costa più di tutti, delle foto dei cuccioli nella tazzina, del pedigree presentato come facoltativo e della consegna lampo: una razza di moda è la preda preferita del traffico di cuccioli dall’estero.
Un barboncino ben nato ti accompagna per quindici anni e passa: le settimane spese a scegliere l’allevamento sono le meglio investite di tutta la sua vita.

