Ci sono cani che passano la giornata a cercare per terra la cosa che potrebbe ucciderli. Sono i cani dei nuclei cinofili antiveleno: cercano bocconi e carcasse avvelenate nei boschi, nei pascoli e lungo i sentieri, li segnalano senza toccarli e permettono di ripulire un’area prima che ci finisca un altro animale o un bambino. In Italia li impiegano i Carabinieri forestali e alcuni parchi nazionali, con i soldi di una serie di progetti europei.

Le razze sono quasi sempre tre: pastore belga malinois, pastore tedesco e labrador retriever. Il perché è scritto nel manuale con cui questi cani vengono addestrati, un documento di 49 pagine nato dal progetto LIFE ANTIDOTO, e non è la risposta che verrebbe in mente: nella scelta del cane il naso conta, ma conta di più la capacità di restare concentrato per un’ora su un odore. Qui sotto trovi cosa dice quel manuale razza per razza, quale rischio porta con sé il cane più ghiotto, come si insegna a un cane a segnalare la stricnina senza grattare la terra, e quante esche questi nuclei trovano in un anno di ispezioni.

Sommario:

Che lavoro fa un cane antiveleno, e chi lo impiega

Il nucleo cinofilo antiveleno è un binomio: un conduttore e i suoi cani. Lavora in due modi. Le ispezioni preventive sono perlustrazioni programmate nelle zone a rischio, scelte in base agli avvelenamenti già avvenuti, alla presenza di bestiame al pascolo o di raccolta del tartufo. Le ispezioni urgenti partono su chiamata, quando qualcuno trova una carcassa o un boccone: il nucleo arriva e bonifica l’area intorno, perché dove c’è un’esca ce ne sono quasi sempre altre.

Il mestiere è nato in Andalusia nel 2004, primo caso al mondo. In Italia è arrivato nel 2010 nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, col progetto europeo LIFE ANTIDOTO, cinque anni di lavoro e un milione e 400 mila euro di budget. I primi due nuclei italiani avevano cinque cani: tre malinois, un labrador e un border collie. Dal 2016 il modello è passato ai Carabinieri forestali con il progetto LIFE PLUTO, sei nuclei da un conduttore e due cani ciascuno, e si è allargato al resto del centro-sud.

Chi lo faCarabinieri forestali (coordinamento nazionale presso il Comando per la tutela della biodiversità e dei parchi), parchi nazionali, corpi forestali regionali
Quanti cani11 nuclei con 13 conduttori e 22 cani nel rapporto del ministero dell’Ambiente, più i nuclei dei parchi e delle regioni
Quali razzePastore belga malinois e labrador retriever nei nuclei dei Carabinieri; nei nuclei dei parchi anche pastore tedesco, border collie, golden retriever e cane da acqua spagnolo
Chi pagaCinque progetti LIFE della Commissione europea: acquisto e mantenimento dei cani, canili, fuoristrada attrezzati e addestramento
Come lavoraDue-tre cani per nucleo, un cane alla volta, mai più di un’ora di ricerca continuata
Cosa cercaBocconi ed esche avvelenate, carcasse di animali avvelenati, sostanze tossiche usate per preparare i bocconi

Perché malinois, pastore tedesco e labrador

Il manuale di addestramento dei nuclei antiveleno dedica un capitolo intero alle razze, e parte da una constatazione pratica: pastore tedesco, malinois e labrador sono «le razze che hanno ottenuto risultati migliori in questo campo». Poi spiega cosa porta ciascuna, e cosa costa.

Sul pastore tedesco il manuale mette un paletto che vale la lettura: i cani devono venire da linee di lavoro, perché quelle da bellezza, «a causa dell’eccessiva fragilità, non sono adatte per l’esercizio intenso che esige l’addestramento di un cane da ricerca». È lo stesso motivo per cui sul malinois il giudizio è più caldo: in quella razza «gli esemplari da bellezza o esposizione non sono mai diventati dei protagonisti», la selezione è rimasta sul lavoro, e chi compra una cucciolata ha buone probabilità di trovare quello che cerca. Un allevamento che non ha mai inseguito il ring vale, in questo mestiere, più di qualsiasi qualità dichiarata.

RazzaCosa porta al lavoroCosa va gestito
Pastore tedescoCerca con le narici al suolo più di altre razze, sicuro di sé, forte istinto di cacciaSolo linee di lavoro; e può imparare a seguire le orme del conduttore per arrivare al boccone
MalinoisAtletico, motivato sul campo, poche tare genetiche, allevato da sempre per lavorareReattivo e sensibile: richiede un conduttore esperto e molto esercizio, non è un cane da famiglia
Labrador e goldenCerebrali, attaccati al conduttore, poca aggressività, giocherelloni, «grandi selezionatori dell’odore»Sono ghiotti: il manuale scrive che rischiano di mangiare il boccone avvelenato

Nella scelta conta più la concentrazione che il naso

Nel capitolo sull’attitudine il manuale scrive la frase che ribalta il senso comune: in un cane da ricerca «è importante la capacità olfattiva però lo è ancor di più la capacità di concentrazione nel tempo», e «è preferibile un individuo dotato di minori qualità olfattive ma che sia in grado di mantenere, durante lunghi periodi di ricerca, la concentrazione nei confronti dell’odore da trovare». La qualità messa al primo posto non è nemmeno quella: è la voglia di compiacere.

Questo spiega perché la selezione si fa sul singolo cane e non sul pedigree. La «Strategia contro l’uso del veleno in Italia», il documento che ha impostato il lavoro in Italia, lo dice con parole ancora più nette: i cani scelti per un nucleo «non appartengono a precise razze», devono avere buon olfatto, elevata motivazione al gioco, attitudine all’esplorazione ed elevata socialità. Quattro voci, e tre su quattro riguardano il carattere. Lo stesso vale per il cane antidroga e per il cane bagnino: la razza spiega il corpo, il resto lo spiega il singolo cane.

Il cucciolo si scarta più di quanto si scelga. Il manuale elenca le caratteristiche innate da cercare (carattere forte ed equilibrato, istinto di caccia, taglia adeguata, comportamento esplorativo, attività medio-alta, socievolezza), passa in rassegna i test caratteriali storici e poi ammette il limite: il test di Campbell si fa fra la sesta e la settima settimana e serve soprattutto «per scartare quei cani che potrebbero presentare problemi gravi in futuro», perché «nessuna prova è affidabile al cento per cento dal momento che abbiamo a che fare con animali e non con macchine». Un documento operativo che scrive questo, di solito, è un documento scritto da chi il lavoro lo fa.

Il cane più adatto è anche quello che rischia di mangiare il boccone

Qui il mestiere ha un problema che nessun altro lavoro di ricerca ha: il bersaglio è cibo. Un cane antidroga cerca una sostanza che non gli interessa mangiare, un cane da valanga cerca una persona. Il cane antiveleno cerca un pezzo di carne o un boccone preparato per essere mangiato da un animale, e lo trova con il naso a venti centimetri da terra.

Il manuale non gira intorno alla cosa. Di labrador e golden scrive che sono «razze molto ghiotte» e che la golosità si può girare a proprio favore nel lavoro, «tenendo ben presente, però, il rischio che siano tentati di mangiare i bocconi avvelenati». È il rovescio esatto della qualità che rende il labrador il miglior cane da ricerca istituzionale in circolazione.

Il rischio si gestisce in tre modi. Il primo è il tempo: l’addestramento alla ricerca del veleno comincia solo dopo l’obbedienza, le sostanze si aggiungono una alla volta e il cane arriva a lavorare sul campo «senza museruola né guinzaglio» soltanto dopo vari mesi, cioè con la museruola prima. Il secondo è il premio: nello zaino del conduttore ci sono pezzi di salsiccia, palle e morditori, e saper scegliere quale usare in quel momento è, dice il manuale, «parte dell’arte» del mestiere. Il terzo è il protocollo: quando il cane segnala, prima si chiude la procedura di individuazione (premio, acqua, cane sdraiato o al guinzaglio lontano dal punto) e solo dopo si rimuove il boccone.

E se il cane lo ingerisce comunque, il conduttore non può aspettare il veterinario. La dotazione minima prevista dal manuale comprende un kit di primo soccorso per il cane con acqua ossigenata diluita al 50 per cento, carbone attivo, atropina, siringhe e guanti di nitrile. L’atropina serve per le intossicazioni da carbammati e organofosfati, cioè i pesticidi con cui in Italia si prepara la maggior parte dei bocconi.

Come segnala: fermo, oppure abbaiando, mai grattando

Un cane antiveleno non riporta e non tocca: segnala. Il manuale distingue due modi. La marcatura passiva è quella in cui il cane, quando trova, si siede, si sdraia o resta in piedi immobile; la marcatura attiva è quella in cui abbaia o gratta il terreno. Si comincia dalla passiva con i cuccioli, per condizionarli a restare fermi e concentrati davanti a quello che hanno trovato, e solo dopo si può passare all’abbaio.

Il grattare, invece, resta fuori, e la ragione non ha a che fare con il cane: grattare «potrebbe alterare la scena e compromettere prove indiziarie». Quel boccone è un reperto in un procedimento penale, e il primo a non doverlo rovinare è il cane che lo ha trovato. Chi cerca odori per sport, nel nose work, impara la stessa marcatura per ragioni molto più semplici.

Mezz’ora, un’ora, e poi tocca al cane fresco

La ricerca del veleno si fa a naso basso, in salita, su terreni sporchi di odori: è un lavoro che consuma. I tempi scritti nei documenti sono precisi e sorprendentemente corti. Un’ispezione reale, preventiva o urgente, dura fra 30 minuti e un’ora di lavoro continuato; il nucleo può restare in campo fino a tre ore in tutto, ma rispettando i tempi del cane, e per questo un nucleo ha due o tre cani che si alternano. Passata l’ora, la concentrazione cala e il cane «fresco» sostituisce quello stanco.

Sono i numeri che spiegano una riga del rapporto ministeriale che altrimenti sembra strana: 22 cani per 13 conduttori. Quei cani in più sono il minimo per coprire un turno serio senza chiedere a un animale quello che non può dare. Nello stesso spirito il manuale avverte di non «caricare il peso delle ispezioni solo sulle sue spalle come se si trattasse di una macchina infallibile», e di non cercare nemmeno il cane perfetto: «non è né opportuno né pratico avere un cane eccessivamente addestrato e neppure un cane troppo vivace ed anarchico: l’equilibrio è fondamentale».

Quante esche trovano in un anno

Quanto rende un cane antiveleno? I due conteggi pubblici disponibili dicono la stessa cosa, e non è quella che si aspetterebbe.

I primi due nuclei italiani, al Gran Sasso, fra settembre 2010 e settembre 2012 hanno fatto 120 ispezioni periodiche senza trovare nulla, e 20 ispezioni urgenti su chiamata, di cui quattro con rinvenimento di carcasse o bocconi. Cinque anni dopo, i nuclei dei Carabinieri hanno chiuso il 2017 con 370 ispezioni: le preventive erano 220 e sono andate a segno 16 volte, le urgenti erano 150 e sono andate a segno 36 volte. In percentuale, il 7 contro il 24.

Il cane rende tre volte tanto quando c’è già una segnalazione, cioè quando qualcuno ha trovato un animale morto e il nucleo va a bonificare l’area intorno. La perlustrazione a freddo trova poco, e serve ad altro: a mappare le zone calde, a far sapere che i controlli esistono e a far emergere casi che nessuno avrebbe denunciato. Chi presenta questi nuclei come macchine che ripuliscono i boschi racconta una cosa che i numeri non dicono.

Tipo di ispezioneQuante nel 2017Con rinvenimento
Preventive22016 (7%)
Urgenti su chiamata15036 (24%)
Totale37052 (14%)

Cosa dice la legge, e cosa deve fare chi trova un boccone

Il quadro dentro cui questi nuclei lavorano è un’ordinanza del ministero della Salute che viene rinnovata ogni anno dal 2008: l’ultima proroga porta la data del 16 luglio 2026 ed è uscita in Gazzetta Ufficiale il 28 agosto. Vieta di preparare, utilizzare, detenere e abbandonare esche e bocconi avvelenati, e mette in fila cosa deve fare ognuno.

Per chi ha un cane le righe che contano sono due. La prima: se il tuo cane muore o sta male con sintomi da sospetto avvelenamento, il caso va segnalato, e il medico veterinario che fa quella diagnosi ha l’obbligo di avvisare la ASL, i Carabinieri forestali e il sindaco, e di mandare i campioni all’Istituto zooprofilattico. La seconda: carcasse, esche e bocconi non si toccano e non si portano via, perché contaminano il materiale e creano un rischio anche per le persone. La rimozione tocca al veterinario incaricato e alla polizia giudiziaria, dopo i rilievi. Uccidere un animale per crudeltà, del resto, è un reato punito dall’articolo 544-bis del codice penale con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Dal 2019 esiste anche un portale nazionale degli avvelenamenti dolosi, gestito dall’Istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana insieme al Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria, che raccoglie i dati di tutti gli istituti e geolocalizza i casi. Per capire l’ordine di grandezza: nel solo Lazio, nel 2025, sono stati analizzati 220 animali con sospetto avvelenamento, e 70 sono risultati positivi; delle 112 esche portate in laboratorio, 37 contenevano veleno. I bocconi non colpiscono soltanto i randagi e i lupi: a Sora, a settembre 2026, quattro cani da tartufo sono stati intossicati nei loro box e due sono morti.

Domande frequenti

Quali razze si usano nei nuclei cinofili antiveleno?

Nei nuclei dei Carabinieri forestali pastore belga malinois e labrador retriever. Nei nuclei dei parchi e in Spagna si usano anche pastore tedesco, border collie, golden retriever e cane da acqua spagnolo. I documenti ufficiali precisano che i cani scelti «non appartengono a precise razze»: contano buon olfatto, motivazione al gioco, attitudine all’esplorazione e socialità.

Come fanno a non mangiare il boccone avvelenato?

Con l’addestramento e con il protocollo. Il cane impara a segnalare restando fermo davanti a quello che ha trovato, lavora con la museruola nella prima parte del percorso e arriva a lavorare libero solo dopo mesi. Quando segnala, il conduttore lo premia e lo allontana prima di rimuovere il boccone. Il rischio resta, e il manuale lo scrive nero su bianco per labrador e golden, che sono le razze più ghiotte.

Cosa succede se il cane si avvelena durante il lavoro?

Il conduttore ha con sé un kit di primo soccorso per il cane con acqua ossigenata diluita, carbone attivo, atropina, siringhe e guanti. Serve a guadagnare i minuti necessari per arrivare da un veterinario: l’emetico ha senso solo entro 30-60 minuti dall’ingestione, e l’atropina è l’antidoto per i pesticidi più usati nei bocconi.

Quanto lavora un cane antiveleno in una giornata?

Fra 30 minuti e un’ora di ricerca continuata per cane. Oltre quel tempo la concentrazione cala, e per questo ogni nucleo ha due o tre cani che si alternano; il nucleo nel suo insieme può stare in campo fino a tre ore, compresi i rilievi.

Il mio cane può diventare un cane antiveleno?

No, se «cane antiveleno» significa il mestiere: i nuclei sono di corpi di polizia giudiziaria o di enti parco, i cani sono di servizio e l’addestramento richiede sostanze tossiche vere, fornite e smaltite dagli istituti zooprofilattici, con l’autorizzazione della Prefettura. Chi vuole far usare il naso al proprio cane per gioco ha il nose work.

Ho trovato un boccone sospetto: cosa faccio?

Non lo si tocca e non lo si sposta, perché è un reperto e perché il veleno è un rischio anche per te. Si chiamano i Carabinieri forestali o la polizia locale indicando il punto esatto, e si tiene lontano il cane. Se il cane ha già ingerito qualcosa, si va subito dal veterinario portando, se possibile, l’indicazione di cosa ha mangiato.

Su questo decide il veterinario

Un cane che sta male va visitato. Gli stessi sintomi possono avere cause diverse, e per trovare quella giusta servono una visita e a volte degli esami: li può fare solo il medico veterinario. Chiamalo e raccontagli cosa vedi, da quanto dura e cosa è cambiato. Nel dubbio chiamalo lo stesso: anche sentirti dire che puoi aspettare è una risposta.

Fonti: Manuale per l’addestramento e l’impiego di un Nucleo Cinofilo Antiveleno, progetti LIFE ANTIDOTO e LIFE WolfAlps, testi di R. Martín Molina, A. García Caravaca e A. Mango; Strategia contro l’uso del veleno in Italia, progetto LIFE Natura ANTIDOTO, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga con il Corpo Forestale dello Stato; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, rapporto sul primo anno del Piano d’azione per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici (dati 2017 dei Nuclei Cinofili Antiveleno); progetto LIFE PLUTO; Ministero della Salute, ordinanza 8 agosto 2025 e proroga 16 luglio 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 199 del 28 agosto 2026); Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi degli animali, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, dati regionali 2025.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 11 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.