Basenji

Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche

Il Basenji in breve

Il Basenji è un cane da caccia dell’Africa centrale, uno dei pochi che la cinofilia classifica tra i cani di tipo primitivo: piccolo e asciutto, con le orecchie erette, la fronte rugosa e la coda arrotolata sul dorso. È famoso per una cosa sola, il fatto che non abbaia, e quella è anche la cosa che dice meno di lui. Il Basenji vero è un cacciatore autonomo che si lava come un gatto, non ha odore di cane, perde pochissimo pelo, non torna al richiamo se decide che non gli conviene e ti scavalca una rete da un metro e mezzo per curiosità. In Italia è raro: 52 cuccioli iscritti nel 2024. Qui trovi tutto quello che serve per capire se è il cane giusto per te, senza leggende. Intanto, la carta d’identità in dieci secondi.

TagliaPiccola: costruzione leggera, ossatura fine, alto sugli arti rispetto alla lunghezza
Altezza al garreseMaschi 43 cm, femmine 40 cm (misure ideali dello standard FCI)
PesoMaschi 11 kg, femmine 9,5 kg
Vita media12-14 anni, con soggetti che arrivano tranquillamente oltre
MantoCorto, liscio, fitto e molto fine, aderente alla pelle. Perde pochissimo pelo
ColoriRosso e bianco, nero e bianco, tricolore, tigrato. Bianco su piedi, petto e punta della coda
Livello di energiaAlta: cane da caccia primitivo, scattante, che ha bisogno di correre
Adatto aChi ha un giardino ben recintato, pazienza e nessuna pretesa di obbedienza militare

Storia ed origine del Basenji

Basenji rosso e bianco in posizione di esposizione su tappeto rosso

La storia del Basenji comincia nei villaggi dell’Africa centrale, dove questo cane cacciava già quando in Europa non esisteva l’idea di razza. Nella pagina parti dalla prima descrizione europea affidabile, quella dell’esploratore Schweinfurth nel 1868, che incontra nel bacino del Congo i cani degli Azande: piccoli, pelo raso, orecchie erette e campanelli di legno al collo, perché un cane che non abbaia nella vegetazione fitta si perde di vista. Il mestiere era stanare la selvaggina e spingerla verso le reti, e spiega da solo mezza personalità del cane di oggi. C’è il capitolo sulla leggenda più diffusa, quella del cane dei faraoni: nell’arte egizia ci sono cani come lui, del tipo chiamato tesem, ma tesem era un tipo di cane da caccia e non una razza, e la genetica lo definisce basale proprio per dire isolamento antico e non discendenza documentata.

Poi arriva la parte europea, che è una serie di fallimenti. Nel 1895 i primi esemplari a Crufts muoiono di cimurro, nel 1923 sei cani importati dal Sudan muoiono in quarantena, e ci vuole il 1936 perché Olivia Burn riesca dove tutti avevano fallito: Bongo e Bokoto of Blean sopravvivono e danno la prima cucciolata inglese. Nel 1937 la razza è la sensazione di Crufts, il nome basenji sostituisce Congo terrier e i primi cani arrivano vivi in America, dove l’AKC riconosce la razza nel 1943. Trovi anche il capitolo delle importazioni africane, che negli anni Novanta hanno portato il colore tigrato e dal 2008 hanno riaperto il libro genealogico per allargare la base genetica. Si chiude con i numeri italiani: 52 iscrizioni ENCI nel 2024 e 14 affissi, cioè una razza che qui resta un evento da incontrare per strada.

Carattere e descrizione del Basenji

Un Basenji nero e bianco e un Basenji rosso e bianco accucciati su un divano

Il ritratto parte dalle misure, che sorprendono chi lo ha visto solo in foto: 43 cm al garrese per 11 kg nei maschi, 40 cm per 9,5 kg nelle femmine, con una costruzione leggera e un’ossatura fine da atleta in miniatura. Trovi le tre cose che lo rendono riconoscibile a cinquanta metri, cioè le orecchie piccole ed erette, le rughe sulla fronte che nei cuccioli fanno ridere e la coda arrotolata sul dorso a ricciolo semplice o doppio. Il capitolo più cercato è quello sulla voce: il Basenji non abbaia perché il ventricolo laringeo è più superficiale che negli altri cani, e al posto del latrato produce il baroo, un misto di gorgoglio e jodel. Diciamo anche la parte scomoda, cioè che non abbaiare non significa essere silenzioso: ulula, borbotta e quando è contrariato tira fuori un urlo che il condominio ricorda. Sul manto trovi i quattro colori ammessi con le vignette, rosso e bianco, nero e bianco, tricolore e tigrato, più il trindle, che non è un colore a sé.

C’è il capitolo che smonta la ricerca più equivocata della razza, perché il Basenji nano non esiste: esiste una taglia sola, e chi promette mini o toy sta vendendo un meticcio o un difetto. Trovi il capitolo sulla pulizia, che nello standard è scritto nero su bianco: si lava da solo come un gatto, perde pochissimo pelo e non ha odore di cane, con l’avvertenza che ipoallergenico non vuol dire niente e che il pelo raso lo lascia scoperto al freddo. Sul carattere spieghiamo perché sta in fondo alle classifiche di obbedienza senza essere affatto stupido: è un cacciatore autonomo, che valuta se una richiesta gli conviene. Poi la convivenza con bambini, cani e gatti, con l’onestà necessaria sui piccoli animali, e la curiosità biologica che spiega mezza razza, cioè il calore una volta l’anno. Il capitolo salute risponde secco a quanto vive, 12-14 anni, e mette al centro la sindrome di Fanconi con il suo test del DNA. In chiusura, a chi è adatto e a chi no.

Addestramento ed educazione del Basenji

Cuccioli di Basenji appena nati acciambellati su una coperta

Educare un Basenji è un mestiere diverso, e nella pagina spieghiamo subito il patto di base: con lui non esiste l’obbedienza per compiacere, esiste la collaborazione conveniente. Il metodo che funziona è il rinforzo positivo con premi di alto valore, sessioni da tre o quattro minuti e la regola di smettere prima che si annoi lui. Le maniere forti, con questa razza, non producono un cane obbediente: producono un cane che si chiude, e la sua fiducia è difficile da riconquistare. C’è il capitolo più importante di tutti, quello sul richiamo, dove non ti raccontiamo favole: quando parte l’istinto predatorio il tuo nome non esiste più, quindi guinzaglio fuori dagli spazi chiusi, sempre, e corsa libera solo in campi recintati. Trovi come si allena comunque il ritorno con il guinzaglio lungo, e perché quel dieci per cento di casi in cui non torna è il motivo per cui non lo sleghi mai.

Poi la parte pratica di chi vive con un fuggitivo: recinzione alta almeno un metro e ottanta senza appoggi da scalare, cancelli chiusi a chiave, cibo fuori portata in casa, e la pettorina a H perché dai collari normali sfila con una torsione. C’è quanto muoverlo, cioè due uscite al giorno più corse vere tre o quattro volte a settimana in campo chiuso, con la tabella della settimana tipo e le due avvertenze stagionali: sopra i venticinque gradi non corre bene, sotto i dieci serve il cappottino. La tabella degli sport mette al primo posto il lure coursing, spiegando onestamente che il regolamento FCI non lo ammette alle gare internazionali, e poi ricerca olfattiva, mantrailing, dog trekking e dog parkour, che sfrutta la stessa attitudine con cui scavalca la rete. Si chiude con la socializzazione tra i due e i quattro mesi e i cinque errori che rovinano un Basenji, a partire dal più comune: prenderlo perché non abbaia.

Allevamento del Basenji

Basenji rosso e bianco in equilibrio su una roccia in un bosco

Su una razza rara la pagina dell’allevamento è quella che ti serve, e parte dai numeri: un cucciolo con pedigree ENCI costa tra 1.000 e 1.800 euro, e si sale a 1.800-2.500 per i cuccioli importati o da linee estere. Spieghiamo perché costa così, e la ragione è biologica: la femmina va in calore una volta l’anno, quindi ogni riproduttrice fa al massimo una cucciolata, le nascite si concentrano nello stesso periodo e in Italia nel 2024 sono stati iscritti in tutto 52 cuccioli. Il consiglio più utile è il meno gradito: mettiti in lista e aspetta, perché chi ti offre un Basenji subito, a metà prezzo e senza pedigree, quasi sempre ti sta vendendo un meticcio che gli somiglia. Poi c’è il capitolo dei test, e qui non si fanno sconti: il primo referto da chiedere è quello della sindrome di Fanconi, la malattia renale ereditaria che compare tra i quattro e i sette anni, con la regola che due portatori non si accoppiano.

Subito dopo viene la PRA-BJ1, l’atrofia retinica con test genetico dal 2013 che copre però solo metà dei casi, motivo per cui la visita oculistica annuale dei riproduttori conta doppio. In tabella trovi tutti gli esami con chi li deve avere fatti e cosa devi vederti consegnare, dal pannello tiroideo alle lastre delle anche. Poi le cinque domande da portarti dietro, i segnali di un allevamento serio, cioè cuccioli cresciuti in casa, madre serena e consegna mai prima dei sessanta giorni, e la lista dei segnali che devono farti salutare e andare via. C’è la mappa reale degli allevamenti italiani, quattordici affissi in otto regioni e niente al Sud e nelle isole, con il promemoria che vale sempre: esistono allevatori amatoriali seri che lavorano meglio di realtà molto più grandi, e quello che li distingue sono i referti, non la targa. Chiudiamo con l’adozione e con i cani adulti, che in questa razza finiscono ricollocati quasi sempre per gli stessi motivi: fughe, noia e solitudine.

Alimentazione

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Attività di un Basenji

icona Lure coursing attività cinofila

Lure Coursing

icona Nose Work attività cinofila

Ricerca olfattiva

icona Mantrailing attività cinofila

Mantrailing

icona Dog trekking attività cinofila

Dog Trekking

icona Dog parkour attività cinofila

Dog Parkour

icona Attivazione mentale attività cinofila

Attivazione mentale