La risposta breve è: tutte e due, e il cervello del cane le tratta in due posti diversi. Nel 2016 tredici cani di famiglia hanno imparato a stare fermi dentro una risonanza magnetica mentre dagli altoparlanti la voce registrata di chi li addestrava diceva parole di lode e parole qualsiasi, ora con il tono che si usa per fare i complimenti, ora con un tono piatto. L’emisfero sinistro reagiva alle parole che avevano un significato, senza curarsi del tono. Un’area uditiva dell’emisfero destro reagiva al tono, senza curarsi della parola. E il centro della ricompensa, quello che si accende quando arriva qualcosa di bello, si è acceso solo in un caso: parola di lode detta con il tono della lode.

Da lì in poi la storia si complica, perché gli studi successivi hanno trovato anche il confine: un cane che conosce una parola non si accorge se gliene cambi un pezzetto.

Sommario:

Cosa si è visto nel cervello di tredici cani nella risonanza

L’esperimento è del gruppo di etologia dell’università Eötvös Loránd di Budapest, ed è uscito su Science. I cani non erano sedati e non erano bloccati: erano stati abituati a restare sdraiati e immobili nel tubo della risonanza, con le cuffie, mentre dagli altoparlanti arrivava la voce che conoscevano. Le quattro combinazioni erano parola di lode con tono di lode, parola di lode con tono neutro, parola qualsiasi con tono di lode, parola qualsiasi con tono neutro.

La divisione dei compiti che è venuta fuori somiglia alla nostra, e questo è il motivo per cui l’articolo fece rumore: significa che per separare il contenuto di una frase dal modo in cui viene detta non serve avere il linguaggio, serve un cervello che ascolta parlare qualcuno da abbastanza tempo. Il dettaglio più utile per chi vive con un cane, però, è il terzo: la lode funziona come premio solo quando le parole e il tono dicono la stessa cosa. Un «bravo» detto con la voce di uno che sta pensando ad altro, per il cervello del cane, non è un premio.

Il cane sente la differenza fra «vieni» e «tieni»?

Nel 2020 lo stesso gruppo ha misurato la cosa da un’altra parte, con gli elettrodi sulla testa invece che con la risonanza, su diciassette cani. Ai cani venivano fatte sentire le parole che conoscevano («seduto», «terra» e simili), non-parole che non somigliavano a niente e non-parole costruite cambiando un solo suono a una parola nota. Il tracciato distingueva le parole note dalle non-parole lontane. Fra le parole note e le non-parole che cambiavano un solo suono, invece, non c’era nessuna differenza.

In pratica il cane riconosce la forma complessiva della parola, non le sue lettere. Se il tuo cane sa cosa vuol dire «vieni», con ogni probabilità reagisce anche a «tieni» e a «bieni». Lo stesso risultato è tornato nel 2025 in uno studio con la risonanza sulle parole di comando: le pseudoparole ottenute cambiando un suono accendevano le stesse aree delle parole vere. Ed è anche il motivo per cui in casa conviene non usare due comandi che si somigliano troppo, tipo «resta» e «testa», o il nome del cane e una parola che ci va vicino.

Quando senti il nome di un giocattolo, il cane se lo immagina

Il risultato più forte è arrivato nel 2024, sempre da Budapest, e riguarda i nomi degli oggetti. Il proprietario diceva il nome di un giocattolo e subito dopo mostrava al cane o quel giocattolo o un altro. Quando l’oggetto non corrispondeva alla parola, nel tracciato compariva una differenza fra 206 e 606 millesimi di secondo dopo, con la stessa forma e la stessa tempistica dell’onda che negli esseri umani segnala «questa parola non c’entra con quello che vedo».

Vuol dire che sentendo la parola il cane si era fatto un’idea di cosa stava per arrivare. Quello che rende il risultato difficile da spiegare in altro modo è che l’effetto cresceva con le parole che i proprietari dichiaravano meglio conosciute. E compariva anche nei cani con un vocabolario piccolo, non solo nei fenomeni da video.

Quante parole impara un cane

Qui conviene essere precisi, perché i numeri che girano vengono quasi tutti da singoli cani eccezionali. Rico, un border collie tedesco, nel 2004 conosceva i nomi di oltre duecento oggetti e prendeva quello nuovo per esclusione, tenendosi il nome anche a quattro settimane di distanza. Chaser, un altro border collie, in tre anni di lavoro quotidiano è arrivata a 1.022 oggetti, e sapeva distinguere il nome dell’oggetto dal comando che le diceva cosa farci.

CaneParole misurateCome è stato misurato
Rico (2004)oltre 200 nomi di oggettiPorta l’oggetto chiesto da un’altra stanza, e prende quello nuovo per esclusione
Chaser (2011)1.022 nomi di oggettiTre anni di addestramento quotidiano, quattro esperimenti pubblicati
41 cani «dotati» (2023)da decine a centinaia di nomiProve a casa con la scienza partecipata: quasi tutti avevano imparato i nomi da soli, giocando
5 degli stessi cani (2024)da 3 a 9 nomi su 12 dopo due anniRimessi alla prova a due anni di distanza, senza ripasso

I cani che imparano i nomi degli oggetti sono rari, e il gruppo ungherese che li studia ha dovuto cercarli in più paesi per metterne insieme quarantuno. Quasi nessuno era stato addestrato: i proprietari raccontano che hanno imparato da soli, giocando, sentendo ripetere il nome del pupazzo. Il cane medio non è questo. Il cane medio riconosce un gruppo di parole che riguardano cose che deve fare, e il suo nome.

Perché le parole inventate accendono il cervello più di quelle vere

Un altro gruppo, negli Stati Uniti, ha fatto una prova simile su dodici cani addestrati a riportare due oggetti chiamandoli per nome, e ha visto una cosa che all’inizio sembra assurda: nella risonanza le parole inventate, mai sentite prima, accendevano il cervello più delle due parole conosciute. Negli esseri umani succede il contrario. La lettura che ne danno gli autori è che il cane sta segnalando la novità: una parola strana detta dalla persona di casa è qualcosa che potrebbe voler dire qualcosa, e merita attenzione.

Messo insieme al resto, il quadro è questo: il cane ascolta molto, tiene la forma complessiva delle parole che gli servono, si aspetta qualcosa quando le sente, e usa il tono per capire se quello che sta arrivando è buono. Non sta seguendo il discorso.

Come parlare al cane perché capisca

Questa parte sta un gradino sotto le altre: è quello che si ricava da quei risultati messi insieme al lavoro degli istruttori, quindi vale come consiglio pratico e non come misura.

Una parola sola per ogni comportamento, e la stessa per tutti quelli che vivono in casa: se tu dici «vieni» e qualcun altro dice «qua», per il cane sono due lavori diversi. Parole che non si somigliano fra loro, visto che un suono cambiato non lo sente. Il tono coerente con quello che stai dicendo, perché è la coppia parola e tono che vale come premio. Il nome del cane serve ad aprire l’attenzione, non è un comando, e se lo usi per sgridarlo smette di funzionare come richiamo. Sul come si costruisce un richiamo che tiene anche fuori casa abbiamo un articolo a parte: insegnare il richiamo al cane.

Domande frequenti

Il cane capisce le parole o solo il tono?

Tutte e due, in due parti diverse del cervello. Nella risonanza l’emisfero sinistro dei cani reagisce alle parole che hanno un significato e un’area uditiva destra reagisce all’intonazione. Il centro della ricompensa, però, si accende solo quando la parola di lode arriva con il tono della lode.

Quante parole capisce un cane?

Dipende dal cane e da quanto gli si parla. I numeri alti che circolano vengono da singoli cani eccezionali: Rico oltre duecento nomi di oggetti, Chaser 1.022 in tre anni di lavoro quotidiano. I cani che imparano i nomi degli oggetti sono talmente rari che per studiarne quarantuno insieme è servita una ricerca internazionale.

Il cane sente la differenza fra due parole simili?

Di solito no. Misurando l’attività elettrica del cervello di diciassette cani, le parole conosciute e le non-parole ottenute cambiando un solo suono davano lo stesso tracciato. Conviene quindi scegliere comandi che non si somiglino.

Il cane capisce il suo nome?

Lo riconosce come suono e lo lega all’attenzione che deve dare a chi lo chiama. Il nome funziona meglio se resta legato a cose buone: usarlo anche per sgridare lo indebolisce.

Serve parlare al cane con la voce acuta?

Il tono aiuta, ma quello che conta è che tono e parole dicano la stessa cosa. Un «bravo» detto con voce piatta, nel cervello del cane, non accende il centro della ricompensa.

Il cane capisce se gli parlo in un’altra lingua?

Riconosce le parole che ha imparato, in qualunque lingua siano. Se cambi lingua, per lui sono parole nuove da imparare da zero.

I cani si fanno un’immagine di quello che nomini?

Gli indizi ci sono. Nel 2024 si è visto che quando il proprietario dice il nome di un giocattolo e poi ne mostra un altro, il cervello del cane produce la stessa reazione che negli esseri umani segnala una parola fuori posto. Succedeva anche nei cani con poche parole in repertorio.

Il comportamento lo deve vedere un esperto

Per capire perché un cane si comporta in un certo modo bisogna osservarlo dove vive, con chi vive e nel momento in cui il problema succede: è il lavoro di un educatore o istruttore cinofilo qualificato, e si fa a casa vostra. In rete dello stesso comportamento trovi venti spiegazioni diverse, e nessuna è stata scritta per il tuo cane. Se in ballo ci sono ansia, paure o aggressività, la figura giusta è il medico veterinario esperto in comportamento: è un medico, quindi può prima di tutto escludere una causa fisica.

Fonti. A. Andics, A. Gábor, M. Gácsi, T. Faragó, D. Szabó, Á. Miklósi, «Neural mechanisms for lexical processing in dogs», Science 353(6303), 2016 (il numero di tredici cani è quello dichiarato dalla AAAS, l’editore della rivista, nella presentazione dello studio); L. Magyari, Z. Huszár, A. Turzó, A. Andics, «Event-related potentials reveal limited readiness to access phonetic details during word processing in dogs», Royal Society Open Science 7(12), 2020; A. Prichard, P. F. Cook, M. Spivak, R. Chhibber, G. S. Berns, «Awake fMRI reveals brain regions for novel word detection in dogs», Frontiers in Neuroscience 12, 2018; M. Boros e altri, «Neural evidence for referential understanding of object words in dogs», Current Biology 34(8), 2024; A. Gábor e altri, «Action instruction word processing in the dog brain entails both auditory form identification and meaning representation», NeuroImage, 2025; J. Kaminski, J. Call, J. Fischer, «Word learning in a domestic dog: evidence for fast mapping», Science 304(5677), 2004; J. W. Pilley, A. K. Reid, «Border collie comprehends object names as verbal referents», Behavioural Processes 86(2), 2011; C. Fugazza e altri, «A citizen science model turns anecdotes into evidence by revealing similar characteristics among Gifted Word Learner dogs», Scientific Reports 13, 2023; C. Fugazza e altri, «Dogs with a vocabulary of object labels retain them for at least 2 years», Biology Letters 20(9), 2024.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 18 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.