Perché lo sbadiglio è contagioso e passa anche dalla persona al cane. È stato misurato la prima volta nel 2008 su ventinove cani e ricontrollato nel 2020 su duecentocinquantasette: davanti a qualcuno che sbadiglia un cane sbadiglia circa il doppio di quanto sbadiglia da solo.

La spiegazione che si legge dappertutto è che sia una forma primitiva di empatia, cioè che il cane sbadigli perché si sintonizza su di te. Quella parte non ha retto. Quando hanno rimesso insieme i dati di tutti gli studi, il cane è risultato sbadigliare allo stesso modo con il proprietario e con un estraneo.

Sommario:

Lo sbadiglio passa dalla persona al cane?

Il primo esperimento è del 2008, al Birkbeck College di Londra. Ventinove cani, uno alla volta, davanti a una persona che li guardava negli occhi e sbadigliava, oppure che apriva e chiudeva la bocca senza sbadigliare. Ventuno cani su ventinove hanno sbadigliato con lo sbadiglio vero. Con i movimenti della bocca, nessuno.

Poi sono arrivati i controlli, ed è cominciato il balletto. Nel 2009 quindici cani sono stati messi davanti a video di persone e di altri cani che sbadigliavano: ha risposto un cane solo. Nel 2012 si è scoperto che basta il suono, anche senza vedere niente. Nel 2013 su trentacinque cuccioli il contagio si è visto solo sopra i sette mesi di età. Nel 2014 sessanta cani di canile non hanno mostrato nessun contagio a livello di gruppo.

Da fuori sembrava una di quelle storie che si sgonfiano. La risposta è arrivata nel 2020 da un gruppo dell’università di Auckland, che invece di fare l’ennesimo esperimento ha raccolto i dati grezzi di sei studi diversi e li ha analizzati insieme: duecentocinquantasette cani, il campione più grande mai messo insieme sull’argomento.

Cosa succedeCon qualcuno che sbadigliaDa solo
probabilità che il cane sbadigli39 su 10019 su 100
sbadigli al minuto0,190,10

Il contagio quindi c’è e regge anche cambiando le condizioni: che a sbadigliare sia una persona o un cane, dal vivo o in video, visto o soltanto sentito, e che il soggetto sia un cane di famiglia o di canile. Cinque studi su sei vanno nella stessa direzione. Quello che si sfalda, nei singoli esperimenti, è la dimensione del campione: quindici cani, dodici cani, venticinque cani. Messi insieme, il segnale si vede.

Perché si era pensato all’empatia

Nell’essere umano il contagio dello sbadiglio è più forte fra persone che si conoscono bene, e da lì è nata l’ipotesi: sarebbe una forma elementare di contagio emotivo, il primo gradino di quella che nelle persone chiamiamo empatia. Se vale per noi, si è pensato, deve valere anche per il cane.

Nel 2013 un gruppo giapponese ha messo alla prova l’idea su venticinque cani, facendoli assistere allo sbadiglio del proprio proprietario e a quello di uno sperimentatore mai visto prima. Su ventuno cani hanno anche registrato il battito cardiaco. I cani hanno sbadigliato di più con il proprietario, e il battito è rimasto uguale nelle due situazioni, il che escludeva la spiegazione alternativa più ovvia, cioè che sbadigliassero per disagio. È lo studio da cui arriva la frase «il cane sbadiglia perché ti vuole bene», ed è anche quello che ha fatto il giro dei giornali.

Nello stesso periodo si è visto che anche i lupi si contagiano fra loro. Quindi non è qualcosa che i cani hanno imparato vivendo con noi: viene da prima.

Cosa è successo quando hanno rimesso insieme tutti i dati

L’ipotesi empatia faceva due previsioni facili da controllare: il cane dovrebbe sbadigliare di più con chi conosce, e le femmine più dei maschi, perché nell’essere umano il contagio è mediamente più forte nelle donne. Sui duecentocinquantasette cani della rianalisi del 2020 nessuna delle due si è vista. Con la persona familiare e con lo sconosciuto i cani sbadigliano uguale; maschi e femmine, uguale.

Gli stessi ricercatori hanno poi aggiunto una previsione nuova e un esperimento per provarla. Trentadue cani hanno assistito a una scena in cui una persona si comportava bene con un’altra e una si comportava male, e poi le hanno viste sbadigliare tutte e due. Se il contagio dipendesse dalla sintonia con l’altro, la persona antipatica avrebbe dovuto contagiare meno. Gli sbadigli sono stati gli stessi.

C’era già stato un altro segnale in questa direzione. Nel 2014, dei sessanta cani di canile, dodici sbadigliavano soltanto quando sbadigliava la persona. Sono stati messi alla prova sulla capacità di seguire i gesti umani, e non erano più bravi degli altri; il loro cortisolo, però, restava alto dopo la prova, mentre negli altri scendeva. Chi sbadigliava era il più teso, non il più sensibile.

Anche nell’essere umano il quadro è meno pulito di come viene raccontato. Su trecentoventotto persone la sensibilità al contagio è risultata stabilissima, tanto che chi non prende gli sbadigli non li prende mai, ma i questionari sull’empatia non la spiegano: l’età dà conto dell’otto per cento delle differenze, il resto resta senza spiegazione. Una rassegna del 2017 che ha passato in fila tutti gli studi sull’argomento arriva alla stessa conclusione e la riassume in una frase: le prove sono incoerenti e non conclusive.

L’altra ipotesi: lo sbadiglio raffredda il cervello

La spiegazione che sta in gara da più tempo con l’empatia non ha niente a che fare con i sentimenti: lo sbadiglio sarebbe un modo di raffreddare il cervello. L’inspirazione profonda fa entrare aria fresca e lo stiramento della mascella spinge il sangue dentro il cranio.

Le prove a favore sono indirette ma di un tipo che l’ipotesi empatia non produce. Su centoventi passanti fermati per strada, il contagio dello sbadiglio è passato dal quarantuno per cento d’estate, con diciannove gradi, al diciotto per cento d’inverno, con poco più di un grado: esiste una finestra di temperatura oltre la quale lo sbadiglio serve a poco e infatti si dirada.

Sui cani c’è un dato curioso che va nella stessa direzione. Su duecentosettantadue sbadigli di centonovantotto cani di ventitré razze, presi da video pubblici, la durata dello sbadiglio cresce con il peso del cervello della razza e continua a crescere anche tenendo conto della taglia del cane. Un cervello più grande ha bisogno di uno sbadiglio più lungo.

Resta un’ipotesi, e nessuno ha ancora misurato la temperatura del cervello di un cane prima e dopo uno sbadiglio.

Cosa succede fra lupi e fra licaoni

La terza lettura è la più sobria: lo sbadiglio che passa da un individuo all’altro serve a sincronizzare il gruppo, come succede con l’andatura o con il momento in cui ci si mette a riposare. Non serve capire cosa prova l’altro, serve fare la stessa cosa nello stesso momento.

Uno studio uscito nel 2026 ha guardato proprio questo su venti lupi e su tredici lupi con sangue di cane: sono stati contati gli sbadigli spontanei nei branchi in cattività e poi quelli degli altri nei due minuti successivi. Chi aveva potuto vedere lo sbadiglio sbadigliava di più, e l’effetto era più forte nei lupi senza sangue di cane. A contare non erano il rango né il rapporto fra i due animali, ma quanto l’individuo che aveva sbadigliato per primo fosse integrato nel gruppo.

Lo stesso si vede nei licaoni africani: su milletrecentottantasette sbadigli registrati in cinque coppie, quelli di risposta arrivano entro i quindici o trenta secondi e capitano più spesso fra individui che passano molto tempo vicini.

Il cane che sbadiglia dal veterinario

Fuori dal contagio, e fuori dai momenti in cui il cane si sta svegliando o sta per addormentarsi, lo sbadiglio viene letto quasi sempre in un modo solo: come segnale di tensione. Sta nelle liste dei comportamenti di stress da un lavoro olandese del 1997, e nell’elenco dei «segnali calmanti» diffuso dai corsi di educazione cinofila. Il cane che sbadiglia in sala d’attesa dal veterinario, quello che sbadiglia mentre un bambino lo abbraccia, quello che sbadiglia a metà di un esercizio che non gli riesce.

Questa lettura è consenso professionale, e i comportamenti da cui nasce sono stati osservati sul serio. Quanto sia affidabile lo sbadiglio preso da solo è un’altra questione, e su questo è uscito nel 2026 uno studio italiano, delle università di Pisa e Perugia con Ankara, che ha messo sessantaquattro cani in una situazione di stress sociale controllato, con cortisolo e ossitocina nella saliva a fare da riscontro.

Due risultati contano per chi guarda il proprio cane. Il primo: lo sbadiglio è comparso talmente poco, in meno del dieci per cento delle osservazioni, che gli autori lo hanno dovuto togliere dall’analisi statistica. In una situazione costruita apposta per mettere i cani a disagio, il segnale di disagio più citato quasi non si è visto. Il secondo: i comportamenti che invece si sono potuti analizzare non aumentavano al crescere della tensione attesa, e i loro correlati ormonali andavano in direzioni opposte a seconda del tipo di legame fra cane e proprietario.

La conclusione degli autori è che questi comportamenti non portino addosso un significato emotivo fisso e che vadano letti uno per uno dentro la situazione in cui capitano. Uno sbadiglio da solo non dice niente: dice qualcosa insieme a dove siete, a cosa è appena successo e a come sta il resto del corpo del cane.

Domande frequenti

Perché il cane sbadiglia quando sbadiglio io?

Perché lo sbadiglio è contagioso anche fra specie diverse. Davanti a una persona che sbadiglia la probabilità che un cane sbadigli passa da circa il diciannove al trentanove per cento: è il risultato che viene dalla rianalisi di sei studi su duecentocinquantasette cani.

Il cane sbadiglia per empatia?

È l’interpretazione che è stata data all’inizio, e i controlli non l’hanno confermata. Se fosse empatia, il cane dovrebbe sbadigliare di più con chi conosce bene: sui duecentocinquantasette cani della rianalisi del 2020 non è successo, e non c’è differenza nemmeno fra maschi e femmine. In un esperimento su trentadue cani, una persona che si era comportata male con un’altra contagiava esattamente quanto una che si era comportata bene.

Il cane sbadiglia perché è stressato?

Può succedere, ma lo sbadiglio da solo non basta a dirlo. In uno studio del 2026 su sessantaquattro cani messi in una situazione di stress sociale, lo sbadiglio è comparso così di rado da essere escluso dall’analisi. Conta il contesto e contano gli altri segnali: dove siete, cosa è appena successo, come sta il resto del corpo.

Il cane prende lo sbadiglio anche da un altro cane?

Nella rianalisi del 2020 il contagio è risultato uguale con una persona e con un cane a fare da modello. Fra lupi è documentato ed è più forte quando a sbadigliare per primo è un individuo ben integrato nel branco, mentre il rango non conta.

I cuccioli prendono lo sbadiglio?

Non da subito. In uno studio su trentacinque cani fra i quattro e i quattordici mesi il contagio si è visto solo nei cani sopra i sette mesi.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

Non si sa con certezza. L’ipotesi più discussa oggi è che lo sbadiglio serva a raffreddare il cervello e che il contagio sincronizzi i momenti di riposo del gruppo. A favore c’è il fatto che nelle persone il contagio cala d’inverno, e che nei cani la durata dello sbadiglio cresce con il peso del cervello della razza.

Il comportamento lo deve vedere un esperto

Per capire perché un cane si comporta in un certo modo bisogna osservarlo dove vive, con chi vive e nel momento in cui il problema succede: è il lavoro di un educatore o istruttore cinofilo qualificato, e si fa a casa vostra. In rete dello stesso comportamento trovi venti spiegazioni diverse, e nessuna è stata scritta per il tuo cane. Se in ballo ci sono ansia, paure o aggressività, la figura giusta è il medico veterinario esperto in comportamento: è un medico, quindi può prima di tutto escludere una causa fisica.

Fonti. Il contagio: R. M. Joly-Mascheroni, A. Senju, A. J. Shepherd, «Dogs catch human yawns», Biology Letters 4, pp. 446-448, 2008; A. L. Harr, V. R. Gilbert, K. A. Phillips, Animal Cognition 12, pp. 833-837, 2009; K. Silva, J. Bessa, L. de Sousa, Animal Cognition 15, pp. 721-724, 2012; E. A. Madsen, T. Persson, Animal Cognition 16, pp. 233-240, 2013. I numeri su duecentocinquantasette cani, l’assenza dell’effetto familiarità e sesso e l’esperimento sui trentadue cani vengono da P. Neilands, S. Claessens, I. Ren, R. Hassall, A. P. M. Bastos, A. H. Taylor, «Contagious yawning is not a signal of empathy», Proceedings of the Royal Society B 287, 20192236, 2020, letto per intero. L’ipotesi empatia: T. Romero, A. Konno, T. Hasegawa, PLoS ONE 8, e71365, 2013, letto per intero, e T. Romero e altri, PLoS ONE 9, e105963, 2014, sui lupi; la rassegna critica è J. J. M. Massen, A. C. Gallup, Neuroscience and Biobehavioral Reviews 80, pp. 573-585, 2017. Il cortisolo dei cani di canile: A. P. Buttner, R. Strasser, Animal Cognition 17, pp. 95-104, 2014. Le trecentoventotto persone: A. J. Bartholomew, E. T. Cirulli, PLoS ONE 9, e91773, 2014. Il raffreddamento del cervello: A. C. Gallup, O. T. Eldakar, Frontiers in Neuroscience 6, 188, 2012; J. J. Massen, K. Dusch, O. T. Eldakar, A. C. Gallup, Physiology and Behavior 130, pp. 145-148, 2014; A. C. Gallup, L. Moscatello, J. J. M. Massen, Current Zoology 66, pp. 401-405, 2020, letto per intero. I lupi del 2026 sono in F. Amici e altri, Animal Cognition 29, 2026, letto per intero; i licaoni in K. Ake, N. Kutsukake, Animal Cognition 26, pp. 1191-1198, 2023. Lo studio italiano sui segnali di stress è G. Riggio, C. Borrelli, D. Atilgan, G. Russo, S. Diverio, C. Mariti, «Rethinking dog stress behaviours», The Veterinary Quarterly 46, 2682284, 2026, letto per intero.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 20 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.