Sì, ma meno di noi. Nell’occhio di una persona ci sono tre tipi di cellule che raccolgono il colore, in quello del cane due. Il risultato somiglia alla vista di chi è daltonico per il rosso e il verde: il cane distingue bene il blu dal giallo, mentre il rosso, l’arancione e il verde gli arrivano come sfumature dello stesso giallo spento.
Il mondo in bianco e nero, quello che si sente ripetere da sempre, è un mito. Ha una storia precisa, che parte dal laboratorio di Pavlov, ed è stato smontato con le prove fatte sui cani a partire dal 1989.
Sommario:
Quali colori vede il cane
Il colore lo vedono i coni, le cellule della retina che lavorano con la luce del giorno. Noi ne abbiamo tre tipi, tarati sul blu, sul verde e sul rosso, e dal confronto fra i tre il cervello ricava tutte le tinte. Il cane ne ha due: uno tarato sul blu-viola e uno sul giallo-verde. Gli manca il terzo, quello che a noi serve per separare il rosso dal verde.
Lo hanno misurato per la prima volta tre ricercatori americani nel 1989, con tre cani addestrati a scegliere fra luci di colori diversi. Quattro anni dopo uno di loro, con altri colleghi, ha trovato gli stessi due pigmenti in tre specie di volpe: è la vista di tutta la famiglia del cane, non un difetto nato con le razze.
La tabella qui sotto è una ricostruzione fatta a partire dai due pigmenti, cioè quello che ci si aspetta che il cane veda. Cosa veda lui con i suoi occhi nessuno può saperlo.
Da dove viene l’idea che i cani vedano in bianco e nero
All’inizio del Novecento Ivan Pavlov, quello dei riflessi condizionati, chiese a un suo allievo, Leon Orbeli, di scoprire se i cani distinguevano i colori. Orbeli usò il metodo del laboratorio: associare uno stimolo al cibo e misurare la saliva. Ci lavorò circa un anno e mezzo e non riuscì a ottenere nessuna differenza fra un colore e l’altro.
Quando altri ricercatori, russi e tedeschi, provarono con un metodo diverso, facendo scegliere al cane dove andare invece di contargli la saliva, i risultati furono positivi, e Orbeli stesso cambiò metodo e li ottenne anche lui. La maggior parte degli esperimenti successivi è andata nella stessa direzione: il problema era il metodo della saliva.
L’idea però è rimasta, anche perché per decenni si è pensato che il colore non avesse nessuna importanza nella vita di tutti i giorni di un cane: qualcosa che forse sapeva vedere ma che non usava. È questa seconda parte che è caduta nel 2013.
Il colore per il cane conta più della luminosità
Nel 2013 tre ricercatori hanno preso otto cani che non avevano mai fatto un esperimento e li hanno messi a scegliere fra immagini diverse sia per il colore sia per la luminosità. I cani potevano decidere guardando quanto era chiara l’immagine oppure di che colore era, e hanno scelto in base al colore.
Vuol dire che con la luce del giorno, per un cane, il colore di un oggetto è un’informazione più utile di quanto sia chiaro o scuro. L’articolo completo non siamo riusciti a leggerlo, e qui c’è solo quello che gli autori scrivono nel riassunto.
Il test dei daltonici fatto ai cani
Nel 2017 all’università di Bari hanno fatto ai cani lo stesso test che si fa alle persone per scoprire se sono daltoniche, le tavole di Ishihara: quei cerchi fatti di pallini colorati con un numero nascosto dentro. Sulla tavola numero 22 chi vede i colori normalmente legge «26», chi confonde il rosso e il verde legge solo «2».
A un cane non si può chiedere di leggere un numero, e allora al posto dei numeri hanno messo la sagoma di un gatto che corre sullo schermo. Un gatto era disegnato con i colori del «2», uno con quelli del «6», tutti e due sullo sfondo verde della tavola. Poi hanno misurato per quanto tempo i sedici cani del campione seguivano il gatto con gli occhi e con la testa.
Il gatto del «2» lo vedevano quasi come quello nero e si mettevano in allerta. Quello del «6» lo seguivano poco, e la differenza con lo sfondo vuoto non era significativa. È quello che succede a una persona daltonica per il rosso e il verde davanti alla stessa tavola.
Il cane vede meno nitido di noi
Il colore è solo una parte della storia. Il cane vede anche meno nitido di noi: in uno studio svedese del 2017 cani e persone dovevano distinguere delle righe sempre più sottili, e per cogliere lo stesso dettaglio il cane doveva stare circa tre volte più vicino. Valeva con la luce forte e anche con quella debole.
Dentro quel risultato c’è una sorpresa. Il cane con la vista più acuta era un carlino, davanti ai whippet, che sono levrieri selezionati per cacciare con gli occhi. Erano però otto cani in tutto, e gli autori stessi scrivono che con numeri così non si può dire niente sulle differenze fra razze.
Il cane ci batte in altre cose. Secondo la sintesi più citata sulla vista del cane, quella di due oculisti veterinari americani del 1995, probabilmente coglie meglio il movimento, ha un campo visivo più largo e con poca luce si orienta meglio di noi, anche se i dettagli li vede peggio.
Di che colore scegliere la pallina
Da questi pigmenti si ricava un consiglio che nessuno ha misurato con i giocattoli, ma che segue dai conti: sul prato verde una pallina rossa o arancione è per il cane un giallo spento sopra un altro giallo spento e si confonde con l’erba. Una pallina blu, o gialla, si stacca meglio dallo sfondo.
Non è detto che il cane la trovi solo con gli occhi. Una pallina che rotola la segue per il movimento, e una ferma in mezzo all’erba alta la cerca con il naso. Il colore conta soprattutto quando la pallina è ferma e lontana, ed è il momento in cui si vede il cane girarle intorno senza vederla.
Domande frequenti
I cani sono daltonici?
Sì, nel senso in cui lo è una persona che confonde il rosso e il verde. «Daltonico» non vuol dire che veda in bianco e nero: vuol dire che vede meno colori. Il cane distingue il blu dal giallo, ma non il rosso dal verde.
Quali colori vede meglio il cane?
Il blu e il giallo, che sono i due colori a cui sono tarate le sue cellule. Il bianco, il grigio e il nero li vede come noi.
Il cane vede il rosso?
Non come lo vediamo noi. Un oggetto rosso gli arriva come un giallo scuro, quasi marrone, e accanto al verde si confonde. Per questo il rosso è il colore peggiore per un gioco da usare sul prato.
Tutti i cani vedono i colori allo stesso modo?
I due pigmenti sono gli stessi nel cane e nelle volpi, quindi non dipendono dalla razza. Quello che cambia fra un cane e l’altro è la nitidezza: in uno studio del 2017 le differenze fra un cane e l’altro erano grandi anche dentro la stessa razza.
È vero che i cani vedono al buio?
Con poca luce si orientano meglio di noi, ma al buio completo non vedono nemmeno loro. E i dettagli restano un punto debole: nello studio svedese del 2017, anche con la luce debole, le persone li distinguevano da una distanza tre volte maggiore.
Come faccio a capire se il mio cane ci vede bene?
Se urta contro i mobili, esita sulle scale o fatica a trovare la pallina che prima trovava subito, è una cosa da raccontare al veterinario. Un calo della vista può avere molte cause, e alcune si curano meglio se si prendono presto.
Fonti. I due pigmenti del cane: J. Neitz, T. Geist e G. H. Jacobs, «Color vision in the dog», Visual Neuroscience 3, pp. 119-125, 1989, e G. H. Jacobs e altri, «Photopigments of dogs and foxes and their implications for canid vision», Visual Neuroscience 10, pp. 173-180, 1993. Gli esperimenti di Orbeli nel laboratorio di Pavlov: G. Windholz, «Orbeli’s experimental work on color discrimination in dogs», Pavlovian Journal of Biological Science 24, pp. 133-137, 1989. Il colore contro la luminosità: A. A. Kasparson, J. Badridze e V. V. Maximov, Proceedings of the Royal Society B 280, 20131356, 2013 (letto il riassunto). Il test di Ishihara ai cani: M. Siniscalchi, S. d’Ingeo, S. Fornelli e A. Quaranta, «Are dogs red-green colour blind?», Royal Society Open Science 4, 170869, 2017, letto per intero. La nitidezza: O. Lind e altri, «High visual acuity revealed in dogs», PLoS One 12, e0188557, 2017, letto per intero. Il quadro generale: P. E. Miller e C. J. Murphy, «Vision in dogs», Journal of the American Veterinary Medical Association 207, pp. 1623-1634, 1995.
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