Tornjak
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Tornjak in breve
Il Tornjak è il cane da guardiania delle montagne di Bosnia Erzegovina e Croazia, e il suo nome viene da tor, il recinto delle pecore. Misura 65-70 cm nei maschi e 60-65 nelle femmine, ha il corpo quasi quadrato, il pelo lungo con la criniera e un manto sempre pezzato, di solito su fondo bianco. Lo standard lo descrive equilibrato, amichevole, coraggioso e pieno di dignità, e aggiunge la frase che riassume il mestiere: non si lascia corrompere.
Che cane è il Tornjak

È un cane da guardiania del gruppo 2, sezione 2.2, quella dei molossoidi di tipo montagna, riconosciuto senza prova di lavoro. La sua utilizzazione, dice lo standard, è conduzione e protezione del bestiame; cane da guardia della fattoria.
Lo riconoscete dal manto sempre pezzato su fondo di solito bianco, dalla criniera sul collo e dalla coda a pennacchio portata sopra il dorso quando si muove.
Quanto è grande: 65-70 cm e fra i trentacinque e i cinquanta chili. Il peso lo standard non lo dà.
Cosa chiede: meno movimento di quanto sembri, ma molto spazio. È un cane che lavora controllando un perimetro, non correndo.
Cosa lo rende speciale: lo standard lo definisce grande e potente ma agile, e chiede un corpo quasi quadrato. Non è un molossoide statico.
Un dettaglio che vale come regola: il colore unito è squalificante. Questo cane deve essere pezzato, punto.
Da sapere prima: è diffidente con gli estranei per progetto, e chi entra in casa va presentato. Con i suoi, invece, lo standard lo descrive molto calmo e molto affettuoso.
Da sapere anche: in Italia ne sono nati due, entrambi nel 2022, e non esiste nessun affisso.
Storia ed origine del Tornjak

Il nome dice il mestiere: tor, nelle lingue slave del sud, è il recinto delle pecore, lo spazio in cui il gregge veniva chiuso durante l’alpeggio. Il tornjak è il cane del tor.
Il cenno storico dello standard indica due date: 1067, quando documenti della Chiesa cattolica bosniaca descrivono un cane di questo tipo, e 1374, quando Petar Horvat, vescovo di Dakovo, ne descrive un altro. Vanno lette per quello che sono: descrivono un tipo di cane da gregge, non una razza con un libro genealogico.
Poi arriva il Novecento, e il vecchio cane del tor comincia a sparire. Lo standard lo dice senza attenuanti: si è partiti dai discendenti quasi estinti dei vecchi cani da pastore locali, e la parola che usa per quello che è successo dopo è re-creation, ricostruzione.
Le date della ricostruzione sono precise. Intorno al 1972 parte la ricerca dei soggetti superstiti, contemporaneamente in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina. Nel 1978 comincia l’allevamento continuativo in purezza. Nel 1981 arriva la registrazione nazionale, nel 2007 il riconoscimento provvisorio della FCI e nel 2017 quello definitivo.
C’è un dettaglio che è politico oltre che cinofilo: la razza è riconosciuta come originaria di due paesi insieme, e il nome ufficiale li nomina entrambi. Per una regione che negli anni Novanta si è spaccata in guerra, non è una cosa da poco.
In Italia il Tornjak praticamente non c’è: due cuccioli, tutti e due nel 2022. Nella pagina trovate tutta la storia.
Carattere e descrizione del Tornjak

Il capitolo del temperamento è lungo e insolitamente caldo per un cane da guardiania: di indole equilibrata, amichevole, coraggioso, obbediente, intelligente, pieno di dignità e di sicurezza in se stesso. E poi la frase più bella dell’intero documento: feroce nel difendere quello che gli è affidato, non si lascia corrompere.
È un cane grande e potente ma, dice lo standard, agile: 65-70 cm nei maschi e 60-65 nelle femmine, per trentacinque o cinquanta chili, con il corpo quasi quadrato (la lunghezza non supera l’altezza di più dell’8%).
La coda è indicata dallo standard come caratteristica di razza: lunga, molto mobile, e in movimento sempre portata sopra la linea del dorso.
Il pelo è lungo e fitto, con la criniera sul collo, le culottes sulle cosce e un sottopelo invernale di tessitura lanosa. Lo standard aggiunge una regola precisa: il pelo non deve aprirsi lungo la linea del dorso.
E c’è una regola sul colore che va conosciuta, perché manda fuori razza metà dei cani che sembrano un Tornjak: il manto deve essere pezzato, di solito su fondo bianco. Un cane di colore unito viene squalificato.
Sulla salute non ci sono studi clinici, e il tema vero è a monte: essendo una razza ricostruita da pochi soggetti, la diversità genetica è una questione aperta, tanto che è stata oggetto di uno studio sui microsatelliti.
E infine a chi è adatto: a chi ha qualcosa da fargli sorvegliare e spazio vero, non a chi cerca un grande cane bello da tenere in giardino.
Addestramento ed educazione del Tornjak

Lo standard scrive che il Tornjak impara in fretta, ricorda a lungo ed è facile da addestrare. È vero, ma va letto con la testa di chi conosce i cani da guardiania: vuol dire che capisce e collabora, non che farà qualsiasi cosa per un bocconcino.
Serve meno movimento di quanto la mole faccia pensare, un’ora e mezza o due al giorno di camminate: lo standard lo definisce un trottatore, non uno scattista. Quello che gli serve è lo spazio, cioè qualcosa da controllare.
Il capitolo centrale è la guardia. L’istinto non si toglie, si mette sotto controllo, e lo si fa con una socializzazione lunga e con una regola sempre uguale: chi entra in casa lo presentate voi.
Niente prove di forza: è un cane pieno di dignità, e non cede per intimidazione. E metti in conto la voce di notte, che è il turno in cui un guardiano lavora. Nella pagina trovate come si imposta un cucciolo e quali attività hanno senso, a partire dal dog trekking.
Allevamento del Tornjak

In Italia il Tornjak praticamente non esiste: nei registri dell’ENCI risultano due cuccioli, tutti e due nati nel 2022, e nessun affisso. Il posto del grande cane da guardiania, da noi, è occupato da secoli dal cane da pastore abruzzese maremmano.
Chi lo vuole guarda alla Croazia e alla Bosnia Erzegovina, dove la razza è seguita dai club nazionali dei due paesi. Il prezzo di un cucciolo con pedigree sta fra 1.000 e 1.800 euro. La Croazia è un paese UE, mentre per la Bosnia servono le pratiche da paese terzo.
Le domande da fare sono due. La prima è la consanguineità: la razza è stata ricostruita a partire dagli anni Settanta da un fondo di cani quasi estinto, e il coefficiente della cucciolata è un numero che conta. La seconda sono le radiografie di anca e gomito dei riproduttori, che su un cane di quaranta o cinquanta chili non sono un dettaglio.
E poi c’è una cosa da guardare con gli occhi che su questa razza vale più che su altre: il colore. Il Tornjak deve essere pezzato, e un cane di colore unito è squalificato dallo standard. Nella pagina trovate tutto.
Tornjak, Ciarplanina e pastore abruzzese: tre guardiani a confronto

I cani da guardiania dei Balcani e del Mediterraneo si somigliano perché fanno lo stesso mestiere nelle stesse condizioni. Ma non sono intercambiabili.
Il cane da pastore di Ciarplanina viene dai monti fra Macedonia del Nord, Kosovo e Albania, è più pesante e ha il manto di colore unito, spesso grigio ferro. È il più severo dei tre.
Il Tornjak è più leggero e più agile, ha il manto sempre pezzato e uno standard che insiste su parole come amichevole e facile da addestrare. Fra i guardiani balcanici è quello più orientato alla convivenza.
Il cane da pastore abruzzese maremmano è il nostro, ed è quello che in Italia occupa lo stesso spazio: bianco unito, altrettanto antico e con numeri incomparabilmente più grandi.
Se cerchi un guardiano in Italia, la strada più sensata resta la razza italiana. Se cerchi proprio questo cane, si va in Croazia o in Bosnia.


