Storia ed origine del Tornjak

Due date medievali, un cane quasi estinto e una ricostruzione partita nel 1972

La storia del Tornjak ha due parti nettamente diverse. La prima è antica e citata in due documenti medievali. La seconda è recentissima, ed è la storia di una razza che negli anni Settanta è stata raccolta pezzo per pezzo prima che sparisse.

In questa pagina: da dove viene il nome, cosa dicono i documenti del 1067 e del 1374, come è stata ricostruita e dove si trova oggi.

Sommario

Il cane del tor

Cagna Tornjak con i suoi cuccioli su un pascolo di montagna in Bosnia ed Erzegovina

Il nome dice il mestiere. Tor, nelle lingue slave del sud, è il recinto delle pecore: lo spazio all’aperto in cui il gregge veniva chiuso durante l’alpeggio. Il tornjak è il cane del tor.

Non è un cane da conduzione, e questo va chiarito subito perché il nome ufficiale può ingannare: la FCI lo chiama cane da pastore della Bosnia Erzegovina e della Croazia, ma la sua utilizzazione, nello stesso documento, è conduzione e protezione del bestiame; cane da guardia della fattoria. È soprattutto un guardiano.

Il lavoro era quello classico dei cani da guardiania dei Balcani: stare con il gregge sul pascolo di montagna, giorno e notte, e affrontare quello che arrivava. In quelle montagne arrivavano lupi e orsi, e ci arrivano ancora.

La foto qui accanto viene da un pascolo bosniaco: una cagna con i suoi cuccioli, in mezzo alle pecore. È lì che questa razza è nata, e in Bosnia ed Erzegovina è ancora lì che vive la parte meno cinofila della popolazione.

Il 1067, il 1374 e quello che dicono

Tornjak bianco e nero appoggiato con le zampe anteriori a uno steccato di legno accanto al suo umano

Il cenno storico dello standard è secco: le date storiche principali sono gli anni 1067 e 1374. Documenti scritti di quei periodi menzionano per la prima volta la razza bosniaco-erzegovese-croata.

Il primo riferimento sta in documenti della Chiesa cattolica bosniaca dell’anno 1067. Il secondo è del 1374 e si deve a Petar Horvat, vescovo di Dakovo, che descrive un cane corrispondente.

Ha senso dire come vanno lette queste cose, perché su tutte le razze antiche si fa lo stesso errore. Un documento del 1067 non descrive una razza nel senso moderno: descrive un tipo di cane, un cane da gregge grande e pezzato usato in quelle montagne. Fra quel cane e il Tornjak di oggi c’è una continuità di funzione e di ambiente, non un libro genealogico.

Però per un cane da guardiania la continuità di funzione e di ambiente è quasi tutto: sono le montagne, i lupi e le pecore ad aver fatto la selezione, e quelle non sono cambiate.

Nel Novecento, invece, cambia tutto. La pastorizia di montagna si ridimensiona, i predatori si riducono, arrivano altre razze, e il vecchio cane del tor comincia a sparire. Lo standard lo dice con una formula che non lascia spazio: si è partiti dai discendenti quasi estinti dei vecchi cani.

La ricostruzione: 1972, 1978, 2017

Cagna Tornjak che allatta i cuccioli in piedi su un pascolo di montagna in Bosnia

La parte moderna della storia è documentata anno per anno, ed è quella che rende il Tornjak una razza ricostruita. Lo standard usa la parola inglese re-creation, che non è un dettaglio di traduzione.

Intorno al 1972 parte la ricerca, e parte contemporaneamente in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina: due gruppi di cinofili che vanno a cercare, nelle valli e sui pascoli, i cani che ancora corrispondono alle descrizioni storiche.

Nel 1978 comincia l’allevamento continuativo in purezza. È la data in cui la razza smette di essere un tipo e comincia a essere una popolazione con dei registri.

Nel 1981 arriva la registrazione a livello nazionale. Nel 2007 la FCI riconosce la razza in via provvisoria, e nel 2017 arriva il riconoscimento definitivo: lo standard oggi in vigore è datato 7 novembre 2017.

C’è un dettaglio da notare, ed è politico oltre che cinofilo. La razza è riconosciuta come originaria di due paesi insieme, Bosnia Erzegovina e Croazia, e il nome ufficiale li nomina entrambi. Per una regione che negli anni Novanta si è spaccata in guerra, una razza tenuta insieme da due paesi non è una cosa da poco.

Oggi, dice lo standard, la popolazione della razza è composta da numerosi cani di razza pura selezionati nel corso di una serie di generazioni, distribuiti in tutta la Bosnia Erzegovina e in Croazia.

QuandoCosa succede
1067Documenti della Chiesa cattolica bosniaca descrivono un cane di questo tipo
1374Petar Horvat, vescovo di Dakovo, ne descrive un altro tre secoli dopo
Per secoliIl cane vive nei pascoli di montagna di Bosnia Erzegovina e Croazia
Nel NovecentoIl tipo arriva quasi a sparire: cambiano la pastorizia e i predatori
Intorno al 1972Parte la ricerca dei soggetti superstiti, contemporaneamente nei due paesi
1978Comincia lallevamento continuativo in purezza
1981La razza viene registrata a livello nazionale
2007La FCI la riconosce in via provvisoria
7 novembre 2017Arriva il riconoscimento definitivo, ed è lo standard oggi in vigore

Il Tornjak in Italia

In Italia la razza praticamente non c’è: nei registri dell’ENCI risultano due cuccioli, tutti e due nati nel 2022, e nessun affisso.

È un dato che sorprende meno di quanto sembri. In Italia il posto del cane da guardiania grande e bianco è occupato da secoli da una razza nostra, il cane da pastore abruzzese maremmano, che fa lo stesso mestiere sulle stesse montagne e che qui ha numeri incomparabilmente più grandi.

Chi vuole un Tornjak guarda quindi alla Croazia e alla Bosnia Erzegovina. Ne parliamo nella pagina sull’allevamento.