Saluki
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Saluki in breve
Il Saluki è il levriero del Medio Oriente, dove caccia da millenni: altezza media fra 58 e 71 cm, peso non prescritto, in due varietà, frangiata e a pelo liscio, e in qualsiasi colore. Il suo standard è l’unico che dichiara la variabilità un pregio, e racconta che per tradizione questi cani non si vendono, si regalano. Lo standard lo definisce riservato, dignitoso, intelligente e indipendente. In Italia sono nati 684 cuccioli in dieci anni.
Che cane è il Saluki

È un levriero del gruppo 10, sezione 1, cioè fra i levrieri a pelo lungo o frangiato, e il suo mestiere è quello di sempre: cacciare a vista, inseguendo la preda con la velocità.
Lo riconoscete dalla silhouette da levriero unita a due dettagli suoi: le frange sulle orecchie e sulla coda e un’espressione che lo standard definisce dignitosa e gentile.
Quanto è grande: in media fra 58 e 71 cm, che è un intervallo enorme, e nello standard il peso non è nemmeno indicato.
Cosa chiede: galoppare, in un posto sicuro, qualche volta alla settimana. Non chilometri di camminata: velocità in libertà, e poi dorme.
Cosa lo rende speciale: è l’unica razza il cui standard scrive che la variabilità è desiderata, e che racconta una tradizione secondo cui questi cani non si comprano e non si vendono, ma si donano come segno di onore.
Da sapere prima: è indipendente, quindi non aspettati l’obbedienza di un pastore, e se parte dietro a qualcosa non vi sente più. Si corre liberi solo in aree recintate.
In compenso in casa è pulito, silenzioso, quasi senza odore, e passa gran parte della giornata a dormire nel punto più morbido che riesce a trovare.
Storia ed origine del Saluki

Il Saluki è l’unica razza di questo elenco la cui origine, nella scheda FCI, non è un paese ma una regione: Medio Oriente, con il patrocinio della FCI stessa. Il motivo è semplice e bello: questo cane appartiene a decine di popoli su un’area immensa, e nessuno di loro poteva rivendicarlo da solo.
Il paragrafo storico dello standard è unico nella nomenclatura, perché dichiara desiderabile quello che tutti gli altri standard combattono: i Saluki variano nel tipo, e la variazione è desiderata ed è tipica della razza. La ragione, dice il testo, è il posto speciale che il Saluki occupa nella tradizione araba e l’estensione dell’area in cui caccia da migliaia di anni.
E poi c’è la frase che rende questa razza diversa da tutte le altre: per tradizione mediorientale, i Saluki non si comprano e non si vendono, ma si donano come segno di onore. È anche la spiegazione tecnica di come siano arrivati in Europa, cioè come regali fatti a europei diversi, in luoghi diversi, da tribù diverse.
La storia europea comincia nel 1895, quando l’onorevole Florence Amherst importa in Inghilterra i primi due soggetti dopo un viaggio sul Nilo. Nel 1923 nascono il Saluki or Gazelle Hound Club e il primo standard europeo, riconosciuto nello stesso anno dal Kennel Club: un testo scritto apposta abbastanza largo da contenere tutti i tipi originali.
Carattere e descrizione del Saluki

Il Saluki esiste in due varietà che differiscono solo per il pelo: la frangiata, con le lunghe frange su orecchie, arti e cosce, e quella a pelo liscio, identica in tutto il resto ma senza nessuna frangia. In entrambe il pelo è morbido e serico, e le frange crescono anche fra le dita, che è protezione per un piede che corre sulla sabbia.
Sulla taglia lo standard è elastico come nessun altro: in media fra 58 e 71 cm, con le femmine proporzionalmente più piccole e nessun peso prescritto. Il formato è quasi quadrato, e il testo avverte che il cane dà spesso l’impressione di essere più lungo di quanto sia. Sul colore è ancora più aperto: qualsiasi colore o combinazione è ammesso, con la sola annotazione che il tigrato non è desiderato.
Il carattere sta in due righe: riservato con gli estranei, ma non nervoso né aggressivo. Dignitoso, intelligente e indipendente. E l’espressione, dice lo standard, deve essere dignitosa e gentile, con occhi fedeli e che vedono lontano. In casa dorme sul posto più morbido che trova; fuori galoppa a velocità che pochi cani raggiungono.
Il capitolo salute è quello che ogni proprietario dovrebbe leggere prima di andare dal veterinario: la cardiomiopatia dilatativa è la patologia più segnalata nella razza, ma soprattutto un Saluki sano ha valori tiroidei più bassi del normale e un emocromo da levriero, e i levrieri hanno rischi anestesiologici particolari. Vita media circa 12 anni.
Addestramento ed educazione del Saluki

Lo standard usa una parola sola per spiegare come funziona questo cane: indipendente. Un levriero da caccia a vista è stato selezionato per millenni per lavorare lontano dall’umano e per decidere da solo a quaranta chilometri orari. Non è costruito per guardarvi in attesa di istruzioni.
Sul movimento la richiesta è specifica: non servono ore di camminata, serve galoppare. Circa un’ora e mezza al giorno di passeggiate più qualche corsa libera in sicurezza alla settimana. Il resto del tempo il Saluki dorme, ed è normale: enorme dispendio in pochi minuti, poi riposo.
C’è poi la regola di sicurezza che con questa razza viene prima di tutto: un Saluki che parte dietro a qualcosa non vi sente più, e si corre liberi solo in aree recintate. Il richiamo si insegna comunque, tutti i giorni, ma non ci si può contare come misura di sicurezza. Servono anche il collare a martingala, perché i levrieri sfilano i collari normali, e la lunghina.
Con un cucciolo si lavora sulla socializzazione, sulla collaborazione costruita solo con il rinforzo positivo, e sul rispetto del suo posto morbido, perché un levriero svegliato di soprassalto è la causa più comune di incidenti in casa. E la disciplina naturale della razza resta il coursing.
Allevamento del Saluki

In Italia il Saluki è una razza normale, non esotica: 684 cuccioli in dieci anni, con un picco di 109 nel 2018, e dodici affissi registrati. La concentrazione più forte è in Emilia Romagna, con quattro allevamenti, seguita dal Piemonte con tre.
Con il pedigree un cucciolo va dai 1.200 ai 1.800 euro. Il primo anno costa fra i 900 e i 1.300 euro e il mantenimento di un cane da 18-30 chili, che per la sua mole mangia poco, si assesta sugli 80-120 euro al mese.
Le domande da fare all’allevatore, in questa razza, sono precise. La prima è la visita cardiologica dei riproduttori, perché la cardiomiopatia dilatativa è la patologia più segnalata. La seconda riguarda il carattere: lo standard vuole un cane riservato ma non nervoso, e la differenza si vede solo guardando i genitori dal vivo.
E poi c’è la domanda che con un levriero conta più di tutte, e riguarda voi: hai un posto recintato dove farlo correre? Nella pagina trovate anche cosa guardare in un cucciolo e perché, con questa razza, la scelta della varietà, frangiata o liscia, è meno importante di quanto pensiate.


