Storia ed origine del Saluki

Un cane che non si compra e non si vende, e uno standard che ama le differenze

Il Saluki ha una storia che nessun’altra razza di questo elenco può raccontare, e il posto migliore per leggerla è il suo standard, che dedica alla storia più righe di quante ne dedichi al corpo del cane.

In questa pagina: perché l’origine è una regione e non un paese, la tradizione secondo cui questi cani si regalano, e come si è arrivati al primo standard europeo del 1923.

Sommario

Perché l’origine è il Medio Oriente e non un paese

Saluki rosso in corsa su un terreno desertico

Nella scheda ufficiale della FCI, alla voce origine, non c’è il nome di uno stato: c’è Medio Oriente, seguito dalla dicitura patrocinio FCI.

Nella foto: un Saluki curdo in corsa su terreno desertico.

È una situazione rarissima nella nomenclatura. Di solito una razza appartiene a un paese, che ne custodisce lo standard e che ha il diritto di modificarlo. Qui il paese non c’è, perché il Saluki è di tutti i popoli di un’area enorme: dall’Egitto all’Iran, dalla penisola arabica alla Turchia, ai curdi.

Nessuno di quei paesi poteva rivendicarne la paternità, e la FCI ha preso la razza sotto il proprio patrocinio.

La conseguenza pratica è il paragrafo storico dello standard, che è unico nel suo genere. Lo citiamo quasi per intero, perché ogni riga serve: i Saluki variano nel tipo, e la variazione è desiderata ed è tipica della razza. La ragione della variazione è il posto speciale che il Saluki occupa nella tradizione araba e l’immensa estensione dell’area mediorientale, dove il Saluki è usato come cane da caccia da migliaia di anni.

Fermiamoci un attimo. Uno standard di razza serve, di solito, a ridurre le differenze: descrive un modello e chiede a tutti di avvicinarsi. Questo fa il contrario, e dichiara che le differenze vanno bene così.

I Saluki non si vendono, si regalano

Saluki frangiato fotografato in Qatar, seduto su un tappeto

La seconda parte del paragrafo storico contiene la frase che rende questa razza diversa da tutte le altre.

Nella foto: un Saluki frangiato fotografato in Qatar.

Il testo dice: originariamente ogni tribù aveva i Saluki più adatti a cacciare la selvaggina della propria zona, ma per tradizione mediorientale i Saluki non si comprano e non si vendono, ma si donano come segno di onore.

Non è folklore: è la spiegazione tecnica di come questa razza sia arrivata in Europa. Lo standard prosegue: ne consegue che quelli donati agli europei e portati in Europa venivano da terreni e climi molto diversi, e variano di conseguenza.

In altre parole, la variabilità del Saluki europeo è il risultato diretto di una consuetudine sociale: i cani che arrivarono qui non furono scelti da un allevatore secondo un progetto, ma furono i regali che diverse tribù, in luoghi diversi, fecero a diversi europei.

È anche il motivo per cui, ancora oggi, chi conosce la razza sa che un Saluki del Golfo, uno curdo e uno da esposizione europea possono sembrare tre cani diversi. E sono tutti e tre nel tipo.

Il 1895, il 1923 e il primo standard europeo

Saluki crema in piedi, fotografato in India

La storia europea della razza comincia con un viaggio sul Nilo.

Nel 1895 l’onorevole Florence Amherst, dopo una vacanza in Egitto, importa in Inghilterra i primi due Saluki e ne fa la prima coppia da allevamento britannica. È l’inizio di tutto quello che verrà dopo.

Bisogna però aspettare quasi trent’anni perché la razza abbia un riconoscimento ufficiale. Nel 1923 nasce il Saluki or Gazelle Hound Club, e nello stesso anno il Kennel Club britannico riconosce la razza e ne approva lo standard.

Quel documento è importante ancora oggi, e lo dice lo standard FCI: lo standard britannico del 1923 fu il primo standard europeo ufficiale per il Saluki e fu redatto per comprendere tutti questi tipi originali.

Chi lo scrisse, cioè, si trovò davanti cani molto diversi fra loro, tutti autentici, e invece di sceglierne uno e scartare gli altri scrisse un testo abbastanza largo da tenerli dentro tutti. Cent’anni dopo, quella scelta è ancora la ragione per cui il Saluki è quello che è.

Il tempo intermedio, fra il 1895 e il 1923, non fu vuoto: furono gli anni dei militari e dei diplomatici britannici in Medio Oriente, che tornavano a casa con i cani ricevuti in dono, esattamente come racconta lo standard.

QuandoCosa succede
Da millenniIl Saluki caccia in tutto il Medio Oriente
Ogni tribùAveva i Saluki adatti alla selvaggina della propria zona
La tradizioneI Saluki non si comprano e non si vendono: si regalano
Perché variaPerché il Medio Oriente è immenso e ogni zona ha il suo tipo
1895Florence Amherst importa i primi due Saluki in Inghilterra
1923Nasce il Saluki or Gazelle Hound Club
Sempre nel 1923Il Kennel Club britannico riconosce la razza e lo standard
Quello standardFu scritto per comprendere tutti i tipi originali di Saluki
L’origine FCIMedio Oriente, con il patrocinio della FCI stessa
In Italia684 cuccioli in dieci anni e dodici affissi

Il Saluki oggi, e in Italia

Nel mondo il Saluki è una razza stabile, con una comunità di appassionati solida e un forte legame con il coursing, cioè le prove di corsa dietro a un richiamo artificiale.

In Italia, e questo sorprende chi la considera una razza esotica, il Saluki è una razza normale: 684 cuccioli in dieci anni, con un picco di 109 nel 2018, e dodici affissi registrati.

La geografia italiana della razza è concentrata: quattro allevamenti in Emilia Romagna, tre in Piemonte, due in Lombardia, due in Umbria e uno nel Lazio.

Nei paesi d’origine, invece, la situazione è più complicata: accanto ai cani da caccia tradizionali esistono realtà di cani abbandonati o randagi, e diverse associazioni si occupano di recupero e adozione dei Saluki nel Golfo. Chi vuole un Saluki adulto può informarsi anche da quella parte.