Chien d’Artois
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Chien d’Artois in breve
Il Chien d’Artois è un segugio francese di media taglia nato per la caccia in muta: dai 53 ai 58 cm per maschi e femmine, con un peso medio di 28-30 kg, pelo corto e piatto e mantello tricolore fulvo scuro. Il carattere, testuale: cane vigoroso e rustico, dall’olfatto molto fine, che si unisce bene alla muta, equilibrato e affettuoso. In Italia non risulta nessuna nascita registrata.
Che cane è il Chien d’Artois

È un cane da seguita francese, uno dei più antichi del paese e oggi uno dei più rari. Il suo standard lo descrive al lavoro in tre ambienti: la pianura, il bosco e la macchia.
L’immagine è una stampa del 1915: della razza esistono pochissime raffigurazioni pubbliche, e nelle pagine di questo cluster usiamo altri segugi francesi per illustrare il contesto, dicendolo ogni volta.
Lo riconoscete dal mantello tricolore fulvo scuro che tira sul pelo di lepre o di tasso, dalle orecchie lunghe fino al tartufo e da quegli occhi dall’aria malinconica e dolce.
Cosa chiede: almeno due ore al giorno fra camminata e lavoro di naso, un giardino recintato sul serio e possibilmente la compagnia di altri cani.
Cosa lo rende speciale: dopo la seconda guerra mondiale si era creduto che facesse parte delle razze perdute per sempre. È tornato negli anni Settanta grazie a due persone, che lo standard nomina per nome.
Da sapere: in Italia non risulta nessuna nascita registrata, e la sua splendida voce lo rende poco adatto alla vita in condominio.
Storia ed origine del Chien d’Artois

Il cenno storico di questo standard è pieno di nomi propri, e comincia da lontano: questa razza, chiamata un tempo Picard, era molto apprezzata per la caccia ai tempi di Enrico IV e Luigi XIII. Cioè fra Cinquecento e Seicento. Selincourt si stupiva nel vedere questi cani seguire la traccia di una lepre passata già da un’ora col tempo asciutto.
Nel 1890 Le Couteulx de Canteleu lo elogia nel suo Manuel de Vénerie Française, ma segnala già il problema: la razza aveva subito molti incroci ed era difficile trovarla pura. Seguono due tentativi di recupero, quello di Levoir e quello di Mallard, e nessuno dei due riesce del tutto: i cani premiati alle esposizioni, dice lo standard, non erano sempre nel tipo descritto dagli antichi autori.
Poi arriva la frase che nessuna razza vorrebbe leggere su di sé: dopo la seconda guerra mondiale si era creduto che il cane d’Artois facesse parte delle razze perdute per sempre.
Il ritorno si deve a due persone, che lo standard nomina: M. Audréchy, di un paese di poche centinaia di abitanti nella Somme, che agli inizi degli anni Settanta si mise in testa di ricostruire la razza, e Madame Pilat. Grazie a loro, chiude il testo, questa razza ha ritrovato il suo posto fra i cani da seguita.
Carattere e descrizione del Chien d’Artois

È un segugio francese di media taglia: dai 53 ai 58 cm per maschi e femmine, con un peso medio di 28-30 chili. Lo standard lo descrive ben costruito, muscoloso e non troppo lungo, che dà l’impressione di forza e di energia, con un torace profondo esattamente metà dell’altezza al garrese e orecchie che arrivano all’estremità del tartufo.
Il colore ha una descrizione che resta in mente: tricolore fulvo scuro, che tira sul pelo di lepre o di tasso, con gualdrappa o grandi pezzature e la testa abitualmente fulva. E gli occhi sono la firma della razza: rotondi, a fior di testa, dall’aria malinconica e dolce.
Il carattere sta in una riga: cane vigoroso e rustico, dall’olfatto molto fine, che si unisce bene alla muta, equilibrato e affettuoso. Il difetto caratteriale elencato è uno solo, il soggetto timoroso.
Nella pagina trovi anche la parte più bella del suo standard, quella che lo descrive al lavoro in pianura, nel bosco e nelle macchie, e la frase sulla sua splendida voce, che è un pregio a caccia e un problema in condominio.
Addestramento ed educazione del Chien d’Artois

Con un segugio l’addestramento comincia da un atto di realismo: questo è un cane che segue il naso, e quando ha una pista sotto il tartufo non sente più niente. Il richiamo è la prima priorità e non sarà mai perfetto: si costruisce per anni rendendo il ritorno più conveniente della pista, e non si punisce mai un cane che torna, per quanto tardi lo faccia.
Le altre priorità dei primi mesi sono la socializzazione (facile, in un cane che si unisce bene alla muta), l’abitudine alla solitudine e la gestione della voce, che lo standard definisce splendida e che si fa sentire da lontano.
Questo cane è nato per lavorare in muta, e lo standard indica il gruppo ideale in sei-otto soggetti. Chi non caccia può però sfruttare le stesse attitudini con il mantrailing, il nose work, la pista di sangue e il dog trekking: per un segugio non sono ripieghi.
Servono almeno due ore al giorno, e mezz’ora di lavoro di naso stanca più di due ore di passeggiata. Sul pelo non c’è quasi niente da fare, ma le orecchie, lunghe fino al tartufo, vanno controllate ogni settimana e dopo ogni uscita in campagna.
Allevamento del Chien d’Artois

In Italia questa razza non esiste: non risulta nessuna nascita registrata e non c’è nessun allevamento con affisso. Il motivo è culturale prima che cinofilo: la caccia con la muta alla francese, il contesto per cui questo cane è fatto, da noi non si pratica.
La strada è la Francia, e in particolare la Piccardia e la Somme, dove il club di razza tiene in vita una popolazione piccola. Un cucciolo con pedigree costa indicativamente fra i 700 e i 1.100 euro, e trattandosi di un paese dell’Unione la pratica è semplice.
La domanda più importante da fare riguarda il coefficiente di consanguineità: la razza è stata ricostruita negli anni Settanta a partire da pochissimi soggetti, e su una base così stretta il dato conta più che altrove.
Se quello che cerchi è un segugio francese e non questa razza in particolare, in Italia si trovano l’Ariégeois, il Porcelaine, l’Anglo-Français de Petite Vénerie e il Griffon Nivernais, tutti molto più reperibili.


