Anglo-Français de Petite Vénerie
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Anglo-Français de Petite Vénerie in breve
L’Anglo-Français de Petite Vénerie è un segugio francese nato per la caccia alla piccola selvaggina, cioè lepre e volpe: il petite del nome è la caccia, non il cane. Misura da 48 a 56 cm al garrese per circa 20 kg, ha il pelo corto, fitto e liscio e tre colori ammessi, col tartufo marrone nei bianchi e arancio. Lo standard lo vuole equilibrato e solidamente costruito, ma senza pesantezza, con una sagoma che tende a quella di un buon segugio francese.
Che cane è l’Anglo-Français de Petite Vénerie

È un segugio da muta di taglia media, creato in Francia negli anni Cinquanta incrociando i vecchi anglo-francesi con l’Harrier e con i segugi francesi. Lavora in gruppo, a naso basso, dando voce.
Lo riconoscete dalle orecchie lunghe, che superano di due dita il tartufo, dal pelo raso e dai tre colori possibili: tricolore con focature vive o pallide, oppure bianco e arancio col naso color tabacco.
Cosa chiede: due ore al giorno di movimento vero, lavoro di naso, una recinzione seria e possibilmente altri cani intorno. In cambio la manutenzione è quasi zero.
Cosa lo rende speciale: è il compromesso riuscito fra due scuole di caccia, e lo standard lo dice apertamente pretendendo che di profilo somigli a un buon segugio francese pur avendo sangue inglese.
In Italia c’è una stranezza: 688 cuccioli iscritti in dieci anni ma zero allevamenti con affisso. È una razza che vive interamente nelle mani dei cacciatori.
Storia ed origine dell’Anglo-Français de Petite Vénerie

Gli anglo-francesi nascono da un progetto vecchio di due secoli: mettere insieme il naso e la voce dei segugi francesi con la velocità e l’omogeneità di quelli inglesi. L’Anglo-Français de Petite Vénerie è il più giovane e il più piccolo della famiglia, e viene fuori negli anni Cinquanta del Novecento.
Le razze usate sono note: i vecchi anglo-francesi di taglia media incrociati con l’Harrier e con il Poitevin, più il Petit Gascon-Saintongeois, la Porcelaine e il Petit Bleu de Gascogne. Serviva un cane da chasse à tir, la caccia col fucile in cui la muta riporta la selvaggina verso il cacciatore appostato.
Un primo tentativo di riconoscimento era già stato fatto fra le due guerre, senza successo. La data che conta è il 10 settembre 1978, quando a Poitiers il club deposita lo standard; fino a quel giorno il cane si chiamava Petit Anglo-Français. La prima esposizione speciale, nel 1979 a Lusignan, porta 140 cani, e quelle del 1980 e del 1982 superano i 200. La FCI riconosce la razza nel 1983.
Oggi in Francia si registrano circa 200 cuccioli l’anno, la metà degli anni Ottanta, ma nel 2022 le iscrizioni sono cresciute del 52 per cento. In Italia i numeri sorprendono: 688 cuccioli in dieci anni e zero affissi, cioè una razza tenuta in vita interamente dai cacciatori.
Carattere e descrizione dell’Anglo-Français de Petite Vénerie

Prima di tutto il nome: petite vénerie vuol dire caccia piccola, non cane piccolo. Parliamo di un segugio francese di 48-56 cm al garrese, con due centimetri di tolleranza per i soggetti eccezionali, e di circa 20 chili: il peso lo standard non lo dà.
Il pelo è corto, fitto e liscio e i colori ammessi sono tre, legati al colore del tartufo: tricolore con focature vive o pallide e tartufo nero, oppure bianco e arancio con tartufo marrone color tabacco. Gli occhi devono essere grandi, marroni, con espressione dolce ma viva, e le orecchie raggiungono almeno di due dita il bordo del tartufo: è la misura che puoi verificare voi su un cucciolo.
Lo standard non ha la voce sul carattere, e in pagina lo diciamo apertamente: restano i difetti eliminatori, cioè il cane aggressivo o eccessivamente timido. Il resto lo racconta il mestiere: è un cane da muta, che va d’accordo con gli altri cani, che abbaia mentre lavora e che sulla traccia smette di sentirvi. Nella pagina trovi anche il confronto con i Grand Anglo-Français, quanto vive e a chi è adatto.
Addestramento ed educazione dell’Anglo-Français de Petite Vénerie

È un cane selezionato per lavorare lontano da te, decidere da solo e raccontarvi con la voce cosa sta facendo. Va educato tenendo conto di questo, non contro questo: con un segugio sulla traccia il richiamo perfetto non esiste, e chi promette il contrario non ha mai visto un cane da muta al lavoro.
Le priorità dei primi mesi sono quattro: la socializzazione con le persone, perché un cucciolo cresciuto in campagna ne vede poche; il guinzaglio, prima che il cane pesi venti chili; la gestione della voce, che si indirizza e non si cancella; e le assenze, perché è nato per vivere in gruppo.
Il naso è insieme il problema e la soluzione. Mezz’ora di ricerca stanca più di dieci chilometri, e un cane che ha cercato è disponibile a imparare: le attività da fare sono mantrailing, nose work, canicross, dog trekking e attivazione mentale nei giorni brutti.
Serve circa un’ora e mezza-due ore al giorno di movimento vero. La manutenzione invece è minima: pelo corto, fitto e liscio, una spazzolata a settimana, niente toelettatore. Le orecchie pendenti vanno controllate ogni settimana e i piedi dopo ogni uscita.
Allevamento dell’Anglo-Français de Petite Vénerie

In Italia questa razza ha una situazione insolita: fra il 2015 e il 2024 sono stati iscritti 688 cuccioli, con il record di 111 nel 2023, ma gli affissi attivi sono zero. Non esiste un allevamento registrato: i cani nascono da cucciolate di cacciatori e si passano fra chi caccia insieme.
Vuol dire che il cucciolo c’è ma non lo trovate con una ricerca su internet: si trova nelle associazioni venatorie, alle prove su lepre, nei gruppi di chi porta i segugi. E vuol dire che i cani sono selezionati per il lavoro, non per la vita in famiglia.
In Francia, dove la razza è di casa, un cucciolo iscritto al libro delle origini costa fra i 500 e i 650 euro e le nascite sono circa 200 all’anno.
Non esistono programmi sanitari ufficiali né patologie ereditarie documentate come tipiche della razza: le domande da fare riguardano le lastre delle anche, se sono state fatte, il carattere della madre e su che terreni lavorano i genitori. Nella pagina trovi anche cosa guardare in una cucciolata, a partire dal tartufo, che nei bianchi e arancio deve essere marrone.


