Storia ed origine dell’Anglo-Français de Petite Vénerie
Dai vecchi anglo-francesi allo standard depositato a Poitiers nel 1978
Lo standard FCI di questa razza non ha un cenno storico: dice solo che l’origine è la Francia e che serve per la caccia alla piccola selvaggina. La storia vera è recente, documentata e sorprendentemente precisa.
In questa pagina: perché i francesi hanno incrociato i propri segugi con quelli inglesi, quali razze ci sono dentro, il 1978 di Poitiers e com’è messa oggi in Francia e in Italia.
Sommario
Perché mettere insieme cani inglesi e cani francesi

Gli anglo-francesi non sono un incidente: sono un progetto. I segugi francesi avevano il naso, la voce e la capacità di tenere una traccia difficile; quelli inglesi avevano la velocità, la struttura e un’omogeneità che in Francia non c’era.
L’idea di mescolarli è vecchia di due secoli e ha prodotto diverse razze. Quella di cui parliamo qui è la più giovane e la più piccola della famiglia, e nasce negli anni Cinquanta del Novecento.
Le razze usate sono note: i vecchi anglo-francesi di taglia media incrociati con l’Harrier inglese e con il Poitevin, e ancora con il Petit Gascon-Saintongeois, con la Porcelaine e con il Petit Bleu de Gascogne.
Il risultato doveva essere un cane da chasse à tir: la caccia col fucile, in cui la muta circonda la selvaggina e la riporta verso il cacciatore appostato. Serviva un cane veloce ma non incontenibile, con naso da segugio francese e taglia media.
Il tentativo di farlo riconoscere era già stato fatto fra le due guerre da alcuni cinofili, senza riuscirci: mancava un club e mancava uno standard condiviso.
Fino al 1978 il cane si è chiamato Petit Anglo-Français, cioè semplicemente il piccolo della famiglia anglo-francese, per distinguerlo dai Grand Anglo-Français da cervo e cinghiale.
Il 1978 di Poitiers e i primi raduni

La data che conta è il 10 settembre 1978: a Poitiers, il club di razza deposita lo standard ufficiale. Da quel giorno la razza smette di essere il piccolo di famiglia e prende il nome che ha oggi.
Il riscontro arriva subito, e in numeri. La prima esposizione speciale di razza si tiene nel 1979 a Lusignan e porta 140 cani: per una razza appena riconosciuta è tantissimo, e vuol dire che quei cani in Francia c’erano già, semplicemente non avevano un nome.
Le edizioni del 1980 e del 1982 superano entrambe i 200 soggetti. È il momento migliore della razza, con circa 400 iscrizioni l’anno al libro delle origini francese.
Il riconoscimento internazionale della FCI arriva nel 1983, ed è la data dello standard tuttora in vigore. La versione pubblicata dalla FCI porta invece la data del 28 aprile 1997, ma il testo è quello.
Dagli anni Duemila le iscrizioni si sono assestate intorno alle 200 all’anno, la metà del periodo d’oro. Il calo non è un giudizio sulla razza: è il calo della caccia con i cani in tutta Europa.
Un segnale in controtendenza però c’è: nel 2022 le iscrizioni francesi sono cresciute del 52 per cento in un anno. E la stessa cosa, con numeri più piccoli, è successa in Italia.
L’Anglo-Français de Petite Vénerie oggi in Italia

Qui c’è la sorpresa che non ci si aspetta da una razza francese poco conosciuta: fra il 2015 e il 2024 in Italia sono stati iscritti 688 cuccioli, con il 2023 record a 111.
Non è un errore di lettura: sono numeri da razza viva, superiori a quelli di parecchie razze da compagnia molto più citate. Un anglo-francese in Italia nasce ogni cinque giorni.
Poi si guarda l’altra colonna e si capisce di che mondo stiamo parlando: gli affissi attivi sulla razza sono zero. Nessun allevamento registrato, nessun sito, nessuna vetrina.
È esattamente la stessa figura del Grand Bleu de Gascogne e del Gascon Saintongeois: cucciolate di cacciatori, che nascono nei canili di casa e si passano fra chi caccia insieme.
Vuol dire che il cucciolo esiste ma non si trova con una ricerca su internet. Si trova nelle associazioni venatorie, alle prove su lepre, nei gruppi di chi porta i segugi.
Vuol dire anche un’altra cosa, meno comoda: questi cani vengono selezionati per il lavoro e non per il carattere in famiglia. Non è un difetto, è un altro mestiere, e chi lo cerca come cane di casa deve saperlo prima.
Chi invece caccia con i segugi in Italia ha una razza a disposizione senza doverla importare, cosa che per un cane francese di nicchia non è affatto scontata.

