Grand Bleu de Gascogne
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Grand Bleu de Gascogne in breve
Il Grand Bleu de Gascogne è uno dei segugi più imponenti e più antichi d’Europa: 65-72 centimetri nei maschi per 32-45 chili, con un mantello moschettato che dà un riflesso blu ardesia e due focature sopra gli occhi che creano l’effetto quattr’occhi. Lo standard lo descrive imponente, con l’impressione di forza tranquilla e di grande nobiltà, e sul carattere usa due parole che in un segugio da grossa selvaggina sorprendono: calmo; ubbidisce facilmente. Nel Trecento cacciava lupo, orso e cinghiale nelle mute di Gaston Fébus, ed è il capostipite di tutti i segugi del Mezzogiorno francese. Vive 10-12 anni, e in Italia è quasi introvabile: 19 cani iscritti e nessun allevamento con affisso.
Storia ed origine del Grand Bleu de Gascogne

Poche razze hanno un atto di nascita come il suo. Il sommario storico dello standard dice che il Grand Bleu è molto antico, che era contemporaneo del Saint-Hubert, e che nel quattordicesimo secolo formava le mute di Gaston Fébus, conte di Foix, che lo utilizzava per cacciare il lupo, l’orso o il cinghiale.
Gaston Fébus non è un nome qualsiasi: visse fra il 1331 e il 1391 ed è l’autore del Livre de chasse, il più celebre trattato di caccia del Medioevo europeo. E ha senso fermarsi sulle prede, perché non sono lepri: lupo, orso e cinghiale, in un’epoca in cui in Europa la grossa selvaggina era ancora quella vera.
La seconda frase dello standard è quella che spiega perché questa razza conta anche per chi non la incontrerà mai: molto diffuso nel Mezzogiorno e nel Sud-est della Francia, in particolare in Gascogna da dove prende il nome, il Grand Bleu è il capostipite di tutte le razze di segugi dette du Midi. Da lui discende un intero ramo della cinofilia francese, a partire dalla sua stessa famiglia, che oggi conta quattro razze con lo stesso identico mantello e quattro taglie diverse.
Carattere e descrizione del Grand Bleu de Gascogne

Misura 65-72 centimetri nei maschi e 62-68 nelle femmine, per 32-45 chili: è alto quanto un Alano femmina. Lo standard lo descrive come imponente, che dà l’impressione di forza tranquilla e di grande nobiltà, ed è la descrizione di un cane costruito per attraversare boschi interi dietro a un cinghiale senza mai accelerare e senza mai fermarsi.
Il mantello è la firma della famiglia: tutto moschettato di nero e bianco, con un riflesso blu ardesia a distanza, due macchie nere ai lati della testa che non si riuniscono sulla sommità del cranio, e in quello spazio bianco spesso una piccola macchia nera ovale che lo standard definisce tipica della razza. Sopra gli occhi due focature creano l’aspetto quattr’occhi. L’occhio chiaro è difetto eliminatorio.
Sul carattere lo standard usa due parole rare per un segugio da grossa selvaggina: calmo; ubbidisce facilmente. E chi conosce la razza conferma: in casa è sorprendentemente tranquillo e collaborativo. Restano però due cose non negoziabili, il naso, che quando aggancia una pista mette la calma in secondo piano, e la voce da urlatore dai toni gravi, che è il motivo principale per cui questa razza non è adatta a un contesto abitato.
I quattro Bleu de Gascogne: chi è chi

Bleu de Gascogne non è il nome di un cane, è il nome di una famiglia con quattro membri che condividono lo stesso identico mantello e cambiano taglia e pelo. È la confusione più frequente su queste razze, e chi cerca su internet trovando foto di cani enormi accanto a foto di cani bassi non sta impazzendo: sta guardando razze diverse.
Il Grand Bleu è il capostipite e il più grande. Il Basset Bleu de Gascogne è il membro più piccolo, e il suo standard lo descrive come bassetto molto tipico che rivela la grande razza dalla quale è uscito: quella grande razza è proprio questa. In mezzo ci stanno il Petit, che di piccolo ha solo il nome visto che supera il mezzo metro, e il Griffon, che è come il Petit ma a pelo duro.
Se stai scegliendo dentro questa famiglia, il ragionamento pratico è semplice: il Basset è l’unico che possa avere senso in un contesto non venatorio, e anche lui con dei limiti. Gli altri tre sono cani da caccia in muta, e il Grand Bleu in particolare chiede spazio, campagna e nessun vicino a portata d’orecchio.
Addestramento ed educazione del Grand Bleu de Gascogne

Lo standard fa un’affermazione che per un segugio è quasi una rarità: ubbidisce facilmente. È vero, e rende l’addestramento di base più semplice di quanto ci si aspetti: non è un cane duro, non ti sfida, e con il rinforzo positivo impara quello che serve a convivere. Il limite è quello di ogni cane a fiuto, cioè che quando il naso aggancia il resto passa in secondo piano, e con quaranta chili di cane determinato il lavoro sul guinzaglio da cucciolo non è un optional.
C’è poi un punto che riguarda proprio questa razza: la solitudine. Lo standard dice che si aggrega istintivamente in muta, e settecento anni di vita in canile collettivo hanno lasciato il segno: è un cane che sta male da solo per molte ore.
Ma la domanda da farsi prima di tutte le altre non riguarda l’addestramento: riguarda la voce. Profonda, potente, costruita per farsi sentire a chilometri in un bosco. Si può lavorare sull’autocontrollo e ridurre la frequenza, ma il volume resta quello. Nella pagina trovi anche quanto movimento serve e le attività olfattive che gli si adattano, dal mantrailing alla pista di sangue.
Allevamento del Grand Bleu de Gascogne

In Italia questa razza sostanzialmente non c’è: diciannove cuccioli iscritti in otto anni, con il 2019 e il 2021 chiusi a zero, e nessun allevamento con affisso ENCI. A differenza di altre razze rare, però, qui la ragione non è l’indifferenza del pubblico ma la taglia unita alla voce: un segugio da settanta centimetri con una voce da urlatore trova pochissimi contesti adatti nel nostro paese.
Si cerca in Francia, senza alternative serie: lì è una razza da caccia viva, con equipaggi che la usano in muta, un club storico e cucciolate regolari, ed è anche l’unico posto dove puoi vedere questi cani al lavoro prima di decidere.
Le cose da chiedere sono quelle di un grande segugio, radiografia dell’anca, casi di torsione dello stomaco in linea e gestione delle orecchie, più la domanda che su una razza da lavoro dice più di ogni certificato: che uso fanno dei loro cani. E una richiesta che non è una battuta: chiedi di sentirli, perché la voce è il fattore che decide se la convivenza funzionerà.
Alimentazione
Per saperne di più sull’alimentazione del proprio cane consigliamo di visitare la pagina dedicata all’alimentazione, con le indicazioni valide per tutte le razze. Su un cane grande a torace profondo come questo vale però una raccomandazione in più: pasti divisi e nessuno sforzo intenso subito dopo mangiato, per ridurre il rischio di torsione dello stomaco.


