Storia ed origine del Grand Bleu de Gascogne

Le mute di Gaston Fébus nel Trecento e il capostipite dei segugi del Mezzogiorno

Poche razze possono far risalire la propria storia con una data e un nome propri come il Grand Bleu de Gascogne. Lo standard FCI, in tre righe, cita un secolo, un signore feudale e le prede che questo cane cacciava. Qui trovi quella storia, e perché questa razza è la radice di tutta una famiglia di segugi francesi.

Sommario

Il Trecento, Gaston Fébus e la caccia all’orso

Tavola illustrata ottocentesca con un segugio di Guascogna

Il sommario storico dello standard è breve e straordinario. Dice che il Grand Bleu è molto antico, che era contemporaneo del Saint-Hubert, e che nel quattordicesimo secolo formava le mute di Gaston Fébus, conte di Foix, che lo utilizzava per cacciare il lupo, l’orso o il cinghiale.

Gaston Fébus non è un nome scelto a caso: visse fra il 1331 e il 1391 ed è l’autore del Livre de chasse, il più celebre trattato di caccia del Medioevo europeo, un manoscritto illustrato che è ancora oggi la fonte principale su come si cacciava con i cani in quell’epoca. Avere il proprio nome legato alle sue mute è, per una razza, una specie di certificato di nobiltà.

E conviene fermarsi sulle prede: lupo, orso e cinghiale. Non lepri. Questo era un cane da grossa selvaggina in un’epoca in cui la grossa selvaggina, in Europa, era ancora quella vera. Le miniature come questa, tratte da un trattato di venerie, mostrano esattamente il mondo in cui lavorava.

Il capostipite di tutti i segugi del Mezzogiorno

La seconda frase dello standard è quella che spiega perché questa razza conta anche per chi non la incontrerà mai: molto diffuso nel Mezzogiorno e nel Sud-est della Francia, in particolare in Gascogna, da dove prende il nome, il Grand Bleu è il capostipite di tutte le razze di segugi dette du Midi, cioè del Mezzogiorno francese.

Miniatura antica francese con un cacciatore e un segugio che segue una pista

Tradotto: da questo cane discende un intero ramo della cinofilia francese. La discendenza più diretta è la sua stessa famiglia, che oggi conta quattro razze di taglie e peli diversi ma con lo stesso identico mantello.

RazzaAltezzaChe cos è
Grand Bleu de Gascogne62-72 cmIl capostipite di tutti i segugi del Mezzogiorno francese
Petit Bleu de Gascogne50-58 cmLa versione media, di piccolo ha solo il nome
Griffon Bleu de Gascogne50-57 cmCome il Petit ma a pelo duro
Basset Bleu de Gascogne34-38 cmIl bassetto della famiglia, gambe corte e stesso mantello

Il Basset Bleu de Gascogne è il membro più piccolo, e sulla sua pagina raccontiamo che il suo standard descrive il cane come bassetto molto tipico che rivela la grande razza dalla quale è uscito: quella grande razza è questa. E il contributo del Grand Bleu non si ferma alla famiglia blu, perché il suo sangue si trova anche nella storia di altri segugi francesi e, attraverso le importazioni ottocentesche, in quella di razze americane.

Un cane da muta, non da divano

Miniatura antica francese con l'interno di un canile da muta

C’è un dettaglio delle utilizzazioni da leggere per intero, perché racconta due modi di lavorare diversi: il Grand Bleu è usato per la caccia col fucile, talvolta come segugio per la grossa selvaggina ma anche per la lepre, e lo si impiega generalmente in muta oppure individualmente come limiero.

Il limiero, in italiano limiere, è il cane che il cacciatore conduce al guinzaglio corto prima dell’azione, per individuare e confermare la presenza dell’animale: un lavoro silenzioso, lento e di precisione assoluta, l’opposto della muta che urla. Che una stessa razza sappia fare entrambe le cose dice molto sulla qualità del suo naso e sulla sua testa.

Quella miniatura di canile da muta racconta anche l’altro lato della storia: questi cani sono stati selezionati per vivere in gruppo, in strutture collettive, per secoli. È il motivo per cui lo standard scrive che si aggrega istintivamente in muta, ed è anche il motivo per cui un Grand Bleu lasciato solo tutto il giorno è un cane profondamente infelice.