Carattere e descrizione del Grand Bleu de Gascogne
Misure, il mantello blu ardesia, l’effetto quattr’occhi e un carattere calmo
Il Grand Bleu de Gascogne è uno dei segugi più imponenti d’Europa e uno dei più antichi: settanta centimetri al garrese, un mantello che sembra ardesia e una voce che lo standard definisce da urlatore dai toni gravi. Qui trovi le misure, il capitolo sul colore con tutti i dettagli che lo standard pretende, il carattere descritto con due parole rare in un documento FCI, e cosa comporta tenere in casa un cane così.
Sommario
Il Grand Bleu de Gascogne in breve
Misura 65-72 centimetri nei maschi e 62-68 nelle femmine, per un peso che nella pratica sta fra i 32 e i 45 chili: è un cane grande. Lo standard lo descrive come imponente, con l’impressione di forza tranquilla e di grande nobiltà. Il mantello è moschettato nero e bianco con quel riflesso blu ardesia che dà il nome a tutta la famiglia, e sopra gli occhi porta due focature che creano l’effetto quattr’occhi. Sul carattere lo standard usa due parole che sorprendono in un segugio da grossa selvaggina: calmo, e ubbidisce facilmente. Vive 10-12 anni ed è quasi introvabile in Italia: 19 cani iscritti e nessun allevamento con affisso.
Quanto è grande un Grand Bleu de Gascogne

65-72 centimetri nei maschi, 62-68 nelle femmine. Per dare la misura: è alto quanto un Alano femmina o un Pastore Maremmano, e più alto di un Labrador di quindici centimetri buoni. Il peso lo standard non lo fissa, ma un maschio adulto in condizione da lavoro sta fra i trentadue e i quarantacinque chili.
La descrizione dell’aspetto generale è una delle più belle che si leggano in uno standard FCI: cane di razza antica, eminentemente di tipo francese per la testa, il mantello e l’espressione, imponente, che dà l’impressione di forza tranquilla e di grande nobiltà. Non è marketing: è la descrizione di un cane costruito per attraversare boschi interi dietro a un cinghiale senza mai accelerare e senza mai fermarsi.
Un dettaglio che nessuno si aspetta riguarda la pelle: lo standard la vuole nera o molto marmorizzata di macchie nere, e specifica mai del tutto bianca, con le mucose nere. È una pigmentazione forte che ha una ragione pratica in un cane del sud della Francia che lavora al sole.
Il mantello blu ardesia e l’effetto quattr’occhi
Il colore è uno solo, ed è la firma della famiglia: il mantello è tutto moschettato, cioè fittamente picchiettato di nero e bianco, e quel mescolarsi dà a distanza un riflesso blu ardesia. Sopra possono comparire macchie nere più o meno estese, oppure no.

Il disegno della testa è codificato con precisione: due macchie nere, una per lato, che coprono le orecchie, circondano gli occhi e si fermano alle guance. Non devono riunirsi sulla sommità della testa, e in quello spazio bianco che resta si trova spesso una piccola macchia nera ovale che lo standard definisce tipica della razza.
Sopra le arcate sopracciliari ci sono poi due focature che, dice il testo, danno agli occhi l’aspetto quattroeuillé, cioè quattr’occhi. È lo stesso identico disegno del Basset Bleu de Gascogne, e non è un caso: sono lo stesso cane in due taglie diverse. Un’ultima nota da conoscere: l’occhio chiaro è un difetto eliminatorio.
Il carattere del Grand Bleu de Gascogne
Ecco la parte che sorprende. Dopo aver elencato l’olfatto finissimo, la voce da urlatore dai toni gravi e l’essere molto diligente nel modo di cacciare, lo standard aggiunge che si aggrega istintivamente in muta. E poi chiude il capitolo carattere con due parole sole: calmo; ubbidisce facilmente.
Sono due parole che in un segugio da grossa selvaggina non ti aspetteresti, e chi conosce la razza conferma: è un cane sorprendentemente tranquillo in casa, equilibrato, per niente nervoso, e molto più collaborativo di quanto la fama dei segugi lasci pensare. Con gli altri cani va d’accordo per costruzione, perché lavora in gruppo da settecento anni.
Restano però due cose non negoziabili. La prima è il naso: quando aggancia una pista, la calma di cui sopra passa in secondo piano, e un cane di quaranta chili che ha deciso di seguire un odore non lo fermi con il guinzaglio. La seconda è la voce: profonda, potente, costruita per farsi sentire a chilometri di distanza in un bosco. In un contesto abitato è la ragione numero uno per cui questa razza non è adatta.
Quanto vive e di cosa si ammala
La vita media è di 10-12 anni, in linea con i cani di questa taglia. Non è una razza afflitta da problemi genetici particolari, il che è quasi normale per un cane che non è mai passato attraverso una moda: è rimasto in mano ai cacciatori francesi, e chi seleziona sul lavoro tiene lontane le esagerazioni da solo.
Le attenzioni sono quelle di un grande cane a torace profondo con le orecchie lunghe. La più seria è la torsione dello stomaco, che riguarda tutti i cani grandi con questa conformazione: pasti divisi, niente sforzo intenso subito dopo mangiato, e conoscere i segnali, cioè addome gonfio e teso, tentativi di vomito a vuoto e agitazione. È un’emergenza in cui i minuti contano.
Poi le orecchie, lunghe e pendule come in tutti i segugi, che chiedono un controllo settimanale, e la displasia dell’anca, per cui ha senso chiedere le radiografie dei genitori come in qualsiasi razza di questa mole. Nient’altro di specifico: per un cane grande, è un curriculum sanitario tranquillo.
A chi è adatto (e a chi decisamente no)
È il cane giusto per chi caccia, e in particolare per chi caccia in muta la grossa selvaggina: è quello per cui esiste ed è lì che dà il meglio. Ed è adatto a chi vive in campagna con molto spazio, ha tempo per camminare ore e apprezza un cane grande, calmo e nobile che dorme mezza giornata e l’altra mezza la passa col naso a terra.
Non è il cane giusto per la città, per l’appartamento, per il condominio e nemmeno per una villetta con i vicini vicini: quella voce non è gestibile in un contesto abitato, e non lo diciamo per prudenza ma perché è letteralmente il tratto per cui è stato selezionato. Non è adatto a chi cerca un cane da compagnia grande e tranquillo, perché per quanto calmo resta un segugio da lavoro con un fabbisogno di movimento enorme.
E c’è un ostacolo che in Italia viene prima di tutti gli altri: trovarlo. Ne parliamo nella pagina sull’allevamento, ma il dato lo anticipiamo qui: diciannove cani iscritti in otto anni e nessun allevamento con affisso.

