Gascon Saintongeois
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Gascon Saintongeois in breve
Il Gascon Saintongeois è un segugio francese da muta nato a metà Ottocento dall’incrocio fra gli ultimi Cani di Saintonge e i Blu di Guascogna. Esiste in due varietà: il Grand (65-72 cm nei maschi) e il Petit (56-62 cm). Mantello bianco con macchie nere, guance color fuoco e due focature sopra gli occhi. Carattere calmo, affettuoso e collaborativo, con una voce sonora. Vive 10-12 anni.
Che cane è il Gascon Saintongeois

È un segugio da muta francese, costruito per cercare e inseguire la lepre e la grossa selvaggina con il naso e la voce. In Italia lo conoscono i cacciatori, e i numeri lo dicono: 2.260 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni.
Lo riconosci per il mantello bianco con le grandi macchie nere, le guance focate, i due puntini chiari sopra gli occhi che gli danno l’aspetto quattroeillé e quelle orecchie fini e rigirate che, tirate in avanti, superano il tartufo.
Esiste in due varietà: il Grand, fino a 72 centimetri, usato anche come limiere sulla grossa selvaggina, e il Petit, nato a metà Novecento come specialista della lepre. Sono la stessa razza con due taglie.
Il carattere è la sorpresa: lo standard lo definisce calmo, affettuoso e capace di sottomettersi facilmente agli ordini. Con gli altri cani è facile per costituzione, con le persone è dolce, come guardiano non serve a niente.
Cosa chiede: due ore al giorno di movimento vero, spazio, compagnia e un padrone che accetti la voce, che in un cane da muta è uno strumento di lavoro. In cambio non chiede quasi nulla: pelo corto, nessuna toelettatura, solo il controllo quotidiano delle orecchie.
Storia ed origine del Gascon Saintongeois

È una delle storie più singolari della cinofilia. A metà Ottocento il Chien de Saintonge, grande segugio bianco e nero della costa atlantica francese, stava scomparendo: ne restavano pochissimi esemplari. Il conte Joseph de Carayon-Latour, nella sua tenuta di Virelade, li incrociò con i Blu di Guascogna del barone di Ruble per rigenerare la razza.
Il risultato fu il Gascon Saintongeois, chiamato per decenni anche Virelade dal nome della muta. Ma lo standard FCI aggiunge la conseguenza apertamente: quell’operazione provocò l’estinzione del Cane di Saintonge. La razza nuova aveva assorbito quella che doveva salvare.
La varietà Petit è molto più recente: nasce a metà Novecento, quando alcuni cacciatori del Sud-Est francese selezionano i soggetti più piccoli delle cucciolate di Grand per avere un cane più maneggevole sulla lepre. Nella pagina trovi anche il paradosso italiano: 2.260 cuccioli iscritti in dieci anni per una razza che quasi nessuno, fuori dalla caccia, sa riconoscere.
Carattere e descrizione del Gascon Saintongeois

Esiste in due varietà dentro lo stesso standard: il Grand (65-72 centimetri nei maschi) per la grossa selvaggina e la lepre, anche come limiere, e il Petit (56-62), nato a metà Novecento come specialista della lepre. Le proporzioni sono le stesse: altezza e lunghezza in rapporto 10 a 10,5, muso lungo come il cranio.
La testa ha il cranio bombato e stretto, le linee cranio-facciali divergenti e occhi con espressione dolce e fiduciosa. Le orecchie sono la firma: fini, rigirate in dentro e lunghe abbastanza da arrivare oltre il tartufo. Il mantello è bianco con macchie nere, a volte moschettato, con le guance color fuoco e due focature sopra gli occhi che danno l’aspetto quattroeillé, cioè con quattro occhi. A volte compare il marchio del capriolo, una macchia color foglia morta in fondo alla coscia.
Il carattere, parole dello standard: cane da muta per eccellenza, dall’olfatto fine, intraprendente, dotato di una voce sonora. Si unisce alla muta istintivamente. Calmo, affettuoso, si sottomette facilmente agli ordini. Nella pagina trovi anche il confronto col Grand Bleu de Gascogne che lo ha generato e la salute: vive 10-12 anni ed è una razza rustica, con le otiti come punto debole numero uno.
Addestramento ed educazione del Gascon Saintongeois

È un segugio insolitamente collaborativo: lo standard scrive che si sottomette facilmente agli ordini, e chi lo cresce lo confermerà. Le priorità dei primi mesi sono la condotta al guinzaglio, l’abitudine a farsi manipolare (con quelle orecchie il controllo è quotidiano) e il richiamo, da costruire prima che il naso prenda il comando.
Le due cose che non si toccano sono il naso e la voce. Il naso non si contiene, si usa: tracce, ricerca olfattiva, mantrailing. La voce è sonora per definizione dello standard, e chi vive attaccato ai vicini deve saperlo prima. Il lavoro in muta, invece, non va insegnato: si unisce alla muta istintivamente.
Il conto è di almeno due ore al giorno di movimento vero. Le attività adatte sono mantrailing, pista di sangue sportiva, nose work, dog trekking e canicross. Le discipline di precisione, invece, sono il contrario del suo mestiere.
Allevamento del Gascon Saintongeois

Qui i numeri raccontano una storia diversa da quasi tutte le razze straniere di nicchia: in Italia il Gascon Saintongeois si trova. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 2.260 cuccioli, con una media stabile di oltre duecento all’anno, e ci sono sette affissi attivi fra Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Umbria.
Il mercato però è quello venatorio: i cuccioli si comprano da cacciatori e da allevatori di muta, non nei circuiti del cane di compagnia. Il prezzo si aggira fra i 500 e i 900 euro, e sale verso i 1.200 per le linee da lavoro selezionate, con genitori titolati in prove.
Cosa chiedere: prove di lavoro dei genitori, se le lastre delle anche sono state fatte, e soprattutto come sono cresciuti i cuccioli, perché un segugio che non ha visto niente fino a sei mesi parte in svantaggio. E una domanda che qui conta più che altrove: cosa succede al cane se non funziona in caccia.


