Storia ed origine del Gascon Saintongeois

La razza nata per salvarne un’altra, e che l ha fatta estinguere

La storia del Gascon Saintongeois è una delle più singolari della cinofilia: nasce da un tentativo di salvataggio finito in un’estinzione. Un conte francese cercò di rigenerare una razza che stava scomparendo, e finì per crearne una nuova che prese il posto della vecchia.

Qui dentro: chi era il Chien de Saintonge, cosa fece il conte de Carayon-Latour nella sua tenuta di Virelade, come è nata a metà Novecento la varietà Petit e perché oggi in Italia questa razza sta benissimo.

Sommario

Il Chien de Saintonge, la razza che non c’è più

Fotografia ottocentesca di Pilote, Chien de Saintonge della muta di Virelade

Prima del Gascon Saintongeois c’era il Chien de Saintonge, il cane della Saintonge, la regione della costa atlantica francese intorno a Saintes. Era un grande segugio bianco e nero da caccia a corsa, e a metà Ottocento stava scomparendo: ne restavano pochissimi esemplari.

Il cane nella fotografia si chiamava Pilote ed era un Chien de Saintonge della muta di Virelade. È una delle pochissime immagini di quella razza, ed è significativo che ci sia arrivata proprio attraverso l’uomo che l’ha fatta finire.

Le cause del declino sono quelle di tutte le razze francesi dell’epoca: la Rivoluzione aveva smantellato gli equipaggi nobiliari, le mute erano state disperse, e la caccia a corsa non era più il centro della vita di campagna. Molte razze da muta francesi sono sparite in quei decenni.

Il Chien de Saintonge, però, aveva qualità che in zona nessuno voleva perdere: naso, voce e la capacità di lavorare su terreni difficili. Da qui parte il tentativo di salvarlo.

Il conte de Carayon-Latour e la muta di Virelade

Fotografia del 1865 con il conte Joseph de Carayon-Latour e un cane della muta di Virelade

Lo standard FCI racconta il seguito in una frase asciutta: verso la metà del 19 secolo, il conte Joseph de Carayon-Latour, per rigenerare la razza dei Cani di Saintonge che stava declinando, ne incrociò gli ultimi esemplari rimasti con i Blu di Guascogna del barone di Ruble.

Il conte teneva la sua muta a Virelade, in Gironda, e da lì viene il nome con cui la razza è stata conosciuta per decenni: Virelade. Ancora oggi qualche cacciatore la chiama così.

L’incrocio funzionò dal punto di vista cinofilo: il nuovo cane era solido, elegante, con il naso e la voce dei Blu di Guascogna e il tipo bianco e nero della Saintonge. Nacque il Gascon Saintongeois, e il nome doppio dice esattamente di cosa è fatto.

Ma lo standard aggiunge la conseguenza, e non la nasconde: quell’operazione ha finito per provocare l’estinzione del Cane di Saintonge. La razza nuova ha assorbito completamente quella che voleva salvare. È una lezione che nella cinofilia si è ripetuta più volte, e conviene tenerla a mente ogni volta che si parla di rigenerare una razza con un’altra.

QuandoCosa succede
Prima dell’OttocentoIn Saintonge, sulla costa atlantica francese, esiste una razza propria: il Chien de Saintonge
Meta OttocentoIl Chien de Saintonge sta scomparendo: ne restano pochissimi esemplari
Anni 1840-1860Il conte Joseph de Carayon-Latour, nella sua tenuta di Virelade, incrocia gli ultimi Saintonge con i Blu di Guascogna del barone di Ruble
Il risultatoNasce il Gascon Saintongeois, chiamato per decenni anche Virelade, dal nome della muta
Il prezzoIl Chien de Saintonge si estingue: la razza nuova ha assorbito quella vecchia
Meta NovecentoAlcuni cacciatori del Sud-Est selezionano i soggetti più piccoli e fissano la varietà Petit
OggiDue varietà in un unico standard FCI, e in Italia oltre duemila cuccioli iscritti in dieci anni

La nascita del Petit e la razza di oggi

Illustrazione del 1915 di un Gascon Saintongeois, chiamato allora Virelade

La varietà Petit è molto più recente: nasce verso la metà del XX secolo, quando alcuni cacciatori del Sud-Est della Francia cominciano a selezionare i soggetti più piccoli delle cucciolate di Grand, fissando un tipo più leggero e più maneggevole.

Lo scopo era pratico: un cane più agile per la lepre nei terreni chiusi, dove il Grand era troppo. Oggi il Petit è a tutti gli effetti la varietà più diffusa, ed è anche quella che si vede più spesso in Italia.

Perché in Italia, ed è la parte che sorprende, questa razza sta benissimo. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 2.260 cuccioli, con una media stabile di oltre duecento all’anno: numeri da razza affermata, non da razza rara. Gli affissi sono sette, distribuiti fra Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Umbria.

Il motivo è semplice: i cacciatori italiani lo hanno adottato per il cinghiale e per la lepre, e lo allevano seriamente. È uno dei casi in cui una razza straniera trova in Italia una seconda casa senza che il grande pubblico se ne accorga.

Resta il paradosso di questa pagina: un cane che in Italia nasce duecento volte l’anno e che quasi nessuno, fuori dal mondo venatorio, sa nemmeno riconoscere.