Braque d’Auvergne
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Braque d’Auvergne in breve
Il Braque d’Auvergne, in italiano Bracco d’Auvergne, è un cane da ferma francese alto 57-63 centimetri nei maschi e 53-59 nelle femmine. Il pelo è corto e il mantello è sempre nero a pezzatura bianca, moschettato o brizzolato. Lo standard lo descrive dolce, molto affettuoso, intelligente e docile, con un fiuto potente. Vive 12-14 anni.
Che cane è il Braque d’Auvergne

È il cane da ferma dell’Alvernia: un bracco di taglia media, alto una sessantina di centimetri, robusto e senza pesantezza, che lo standard vuole capace di resistere una giornata intera sui terreni più aspri.
Il suo tratto inconfondibile è il mantello: sempre nero a pezzatura bianca, con due tipologie riconosciute che valgono uguale, il moschettato e il brizzolato. La testa è preferibilmente nera con una lista bianca sul muso, e in Francia i soggetti brizzolati hanno dato alla razza il soprannome di bleu d’Auvergne.
Sul carattere lo standard usa quattro parole che raramente si leggono per un cane da caccia: dolce, molto affettuoso, intelligente e docile. E aggiunge che si adatta bene a vivere in famiglia, cosa che in questa razza è vera.
Il motore è il naso: lo standard parla di fiuto potente, e il suo passo di caccia è un galoppo medio, regolare e leggermente oscillante, cioè un cane che lavora vicino e ordinato invece di sparire all’orizzonte.
Due cose da sapere prima di cercarlo. La prima: è una razza antica e mai di moda, presente da più di due secoli nel Cantal e cambiata pochissimo in un secolo. La seconda: in Italia non si alleva, l’ENCI ha registrato 49 cuccioli in dieci anni e nessuna nascita negli ultimi tre.
Storia ed origine del Braque d’Auvergne

Lo standard lo presenta come una razza molto antica, presente da più di due secoli nella regione del Cantal, in Alvernia: un altopiano di vulcani spenti e terreni difficili che ha selezionato un cane resistente e poco appariscente. Alle origini, dice la tradizione, avrebbero preso parte anche i Cavalieri di Malta.
La pagina racconta il percorso e si ferma su una data precisa: il 1913, quando alle esposizioni canine di Parigi i braques d’Auvergne cominciano a raccogliere premi. È il momento in cui una razza di cacciatori entra nei ring, pur restando sempre selezionata per il lavoro più che per la bellezza. C’è la tabella delle tappe, dall’Ottocento a oggi. C’è il mantello bianco e nero moschettato, che è la firma della razza e che in quel paesaggio serviva a vedere il cane da lontano. C’è il rapporto con gli altri bracchi francesi, che con questo condividono il ceppo ma non il territorio. C’è anche la spiegazione del perché sia rimasto poco conosciuto fuori dalla Francia. E c’è il quadro di oggi: in Francia è un cane rispettato con un club attivo e un allevamento piccolo ma continuo; in Italia le iscrizioni sono ferme da anni. Se ti piacciono le razze legate a un territorio preciso, questa non si è mai spostata dal suo.
Carattere e descrizione del Braque d’Auvergne

Lo standard lo descrive in quattro parole: dolce, molto affettuoso, intelligente e docile. Aggiunge che ha un fiuto potente, che si adatta bene a vivere in famiglia e che il suo addestramento consiste soprattutto nello sviluppare le qualità naturali. È alto 57-63 centimetri nei maschi, con la taglia ideale a 60.
Il colore è uno solo, nero a pezzatura bianca, ma la pezzatura si presenta in due modi che danno due cani visivamente diversi: moschettato o brizzolato. La pagina li mostra e spiega la differenza. C’è la testa, dove sta il dettaglio che dice se un bracco è un bracco: nel Braque d’Auvergne cranio e muso hanno linee divergenti, e la pagina spiega cosa significa. Ci sono gli occhi e le orecchie, con le proporzioni previste. C’è il carattere, con una delle descrizioni più corte e più gentili che si leggano in uno standard. C’è la salute, con una stima di 12-14 anni e la precisazione che non esistono studi di razza. C’è quanto movimento chiede, che è parecchio. E c’è a chi è adatto. Se cerchi un cane da ferma dolce e resistente, questo dell’Alvernia è una scelta poco battuta e ottima.
Addestramento ed educazione del Braque d’Auvergne

Con questo cane il lavoro è più semplice che con molti altri, perché è docile e collaborativo: funzionano il rinforzo positivo e le sessioni brevi, mentre la durezza lo chiude. Lo standard dice una frase che semplifica tutto: l’addestramento consiste soprattutto nello sviluppare le sue qualità naturali. Non c’è niente da imporre, c’è da tirare fuori quello che ha già dentro.
Le condizioni sono due: coerenza e mani ferme. Un cane sensibile come questo registra ogni strappo, e recuperare costa più tempo di quanto si risparmi. Nella pagina trovi la ferma, che la FCI riconosce con prova di lavoro e che non è un trucco da insegnare ma un comportamento da assecondare. C’è il naso, con il modo di allenarlo anche fuori dalla stagione di caccia. Ci sono le attività: serve movimento e serve naso, e il working test con i field trial sono la sua dimensione naturale. C’è quanto movimento serve per stare bene, che in un bracco da venticinque chili non è mezz’ora di giardino. Ci sono gli errori dei primi mesi, dal richiamo dato per scontato alle uscite sempre nello stesso posto. C’è la socializzazione, che in un cane docile sembra superflua e non lo è. E c’è cosa aspettarsi a ogni età, perché la maturità arriva più tardi della taglia adulta. Se non vai a caccia, la pagina ti dice come tenerlo in forma senza fucile.
Allevamento del Braque d’Auvergne

In Italia il Bracco d’Auvergne è quasi inesistente: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 49 cuccioli in tutto, nessuna nascita negli ultimi tre anni, e non esiste nessun affisso dedicato. Il riferimento è la Francia, dove la razza ha una popolazione vera e un club attivo. Un cucciolo con pedigree FCI costa fra i 900 e i 1.500 euro. Come per tutte le razze da caccia di nicchia, il problema non è la cifra: è trovarlo.
La prima domanda riguarda le anche, e qui c’è un elemento utile: il club francese ha adottato nel 2019 un protocollo per la lettura delle radiografie, quindi un allevatore serio ha un referto e sa leggerlo. Nella pagina trovi i numeri italiani anno per anno, che vanno guardati uno per uno perché la media nasconderebbe la cosa più importante, cioè il triennio a zero. C’è il conto dei viaggi, almeno due da 200-500 euro, uno per vedere i cani e uno per prendere il cucciolo. C’è il mantenimento, 60-90 euro al mese per un cane da venticinque chili. Ci sono le domande sul lavoro dei genitori, perché in Francia questa razza si seleziona ancora sul campo. E c’è la parte su cosa aspettarsi da un bracco importato, dalla lingua dei documenti ai tempi del pedigree. Se ti interessa una razza da ferma poco diffusa, la pagina ti dice se il progetto sta in piedi. In Italia, oggi, va costruito da zero.


