Carattere e descrizione del Braque d’Auvergne
Quanto e grande, il mantello moschettato o brizzolato e il carattere
Il Braque d’Auvergne è un cane da ferma francese con un mantello che non si confonde con nessun altro e un carattere che lo standard riassume in quattro parole: dolce, molto affettuoso, intelligente e docile. In questa pagina trovi quanto è grande, come funziona quel bianco e nero, il carattere vero e la parte sulla salute.
Sommario
Il Braque d’Auvergne in breve
Il Braque d’Auvergne, in italiano Bracco d’Auvergne, è un cane da ferma francese alto 57-63 centimetri nei maschi e 53-59 nelle femmine. Il pelo è corto e brillante, sempre nero a pezzatura bianca nelle due varianti moschettato o brizzolato. Lo standard lo descrive dolce, molto affettuoso, intelligente e docile, con un fiuto potente, e dice che si adatta bene a vivere in famiglia.
Quanto è grande un Braque d’Auvergne

I maschi misurano 57-63 centimetri al garrese, con la taglia ideale a 60; le femmine 53-59, con l’ideale a 56. La tolleranza è generosa da una parte sola: due centimetri in più e uno in meno.
Il peso non è nello standard, e non è una dimenticanza: in un cane da ferma conta la proporzione, non il numero sulla bilancia. In pratica un Bracco d’Auvergne in forma pesa fra i 22 e i 30 chili.
Lo standard lo definisce rettilineo, di medie proporzioni, un cane robusto, di forte ossatura ma senza pesantezza. E aggiunge la frase che spiega a cosa serve tutto questo: la sua conformazione lo predispone a percorrere lunghe distanze con azione duttile, permettendogli di resistere una giornata intera sui terreni più aspri.
Le proporzioni sono due numeri facili da ricordare: la lunghezza del corpo è circa uguale all’altezza al garrese, e la profondità del torace è esattamente la metà dell’altezza al garrese. Un cane così ha polmoni per lavorare e non è mai goffo.
La groppa ha addirittura un’inclinazione dichiarata, 35 gradi rispetto alla linea superiore, ed è da lì che nasce quello che lo standard chiama il suo passo abituale di caccia: un galoppo medio, regolare e leggermente oscillante.
Sulla coda serve una nota italiana. Lo standard prevede una coda tagliata di 15-20 centimetri, ma in Italia la caudectomia è vietata: da noi la coda resta intera e, dice il testo, arriva alla punta del garretto senza superarla.
Il mantello del Braque d’Auvergne: moschettato o brizzolato

Il colore è uno solo: nero a pezzatura bianca, con il bianco che si estende quanto vuole. Ma la pezzatura si presenta in due tipologie riconosciute, e sono la firma della razza.
La prima è il moschettato: il bianco è coperto di macchiette nere, come se fosse stato spruzzato. La seconda è il brizzolato, dove i peli bianchi e neri si mescolano fino a dare un effetto grigio-bluastro a distanza. È da qui che in Francia lo chiamano anche bleu d’Auvergne.
Lo standard mette una precisazione che dovrebbero leggere tutti quelli che discutono di mantelli nei gruppi di appassionati: questa differenza non può essere utilizzata nella graduatoria per classificare due soggetti della stessa qualità. Nessuna delle due è più pregiata dell’altra.
La testa ha una preferenza chiara: deve essere preferibilmente nera, con una lista bianca sul muso che si estende verso il cranio. E poi arriva la riga che salva molti cani belli e irregolari: un orecchio bianco e moschettato, o addirittura un lato della testa bianco, non possono essere considerati difetti.
Il pelo è corto, non troppo fine, mai duro e brillante: manutenzione zero, una spazzolata a settimana e il cane è a posto.
Quello che invece porta alla squalifica è ben elencato: un cane interamente nero o interamente bianco, la mancanza di moschettature, e le macchie fulve, che lo standard chiama con un’espressione bellissima, macchie pan bruciato. Un Bracco d’Auvergne con le focature color fuoco non è tipico.
La testa, gli occhi e le orecchie del Braque d’Auvergne

Il dettaglio che dice se un bracco è un bracco sta nelle linee della testa: nel Braque d’Auvergne cranio e muso divergono leggermente in avanti, ed è una caratteristica del tipo bracco.
Se le linee sono parallele è un difetto; se convergono è un difetto grave; e la mancanza di tipo bracco è addirittura un difetto eliminatorio. Non è pignoleria da giudici: è il modo in cui si riconosce la famiglia a cui appartiene questo cane.
Le arcate sopracciliari sono molto marcate e danno quello sguardo un po’ serio, e il tartufo è sempre nero, largo e lucido, con le narici bene aperte.
Gli occhi sono piuttosto grandi e ovali, di colore nocciola scuro, e lo standard descrive lo sguardo con tre aggettivi che valgono più di una fotografia: espressivo, franco e dolce. L’occhio giallo da rapace e gli occhi di colore diverso l’uno dall’altro sono difetti eliminatori.
Le orecchie hanno una prova di misura da manuale: sono attaccate piuttosto indietro e, tirate in avanti, devono poter raggiungere la radice del tartufo, senza sorpassarne l’estremità. La tessitura è morbida e lo standard la definisce leggermente satinata: se le tocchi capisci subito perché ha scelto questa parola.
Un ultimo dettaglio che sorprende chi arriva da altre razze: la presenza di speroni ai posteriori, o anche solo la traccia della loro amputazione, è un difetto eliminatorio.
Il carattere del Braque d’Auvergne

La descrizione dello standard è una delle più corte e più gentili che si leggano: cane dolce, molto affettuoso, intelligente e docile, con un fiuto potente, che si adatta bene a vivere in famiglia.
C’è poi una frase che riguarda il metodo e vale come dichiarazione di intenti: il suo addestramento consiste soprattutto nello sviluppare le sue qualità naturali. Con questo cane non si costruisce niente da zero, si asseconda quello che c’è già.
Dolce e affettuoso vuol dire che è un cane che cerca il contatto e che soffre la solitudine: non è un cane da canile in fondo al giardino, e chi lo tiene così ottiene un animale spento.
Docile non vuol dire senza carattere. Vuol dire che collabora, che accetta le regole e che non ti mette alla prova come farebbe un terrier. È una delle ragioni per cui in Francia viene consigliato anche a chi caccia per la prima volta.
Il fiuto potente è la parte che devi tenere in conto anche se non vai a caccia: un cane con quel naso, in un prato, si accende. Il richiamo va costruito bene, e le passeggiate senza guinzaglio si fanno in posti sicuri.
Si adatta bene a vivere in famiglia è una frase che nello standard di un cane da caccia si legge raramente, e in questa razza è vera: con i bambini è paziente, con gli estranei è tranquillo, con gli altri cani è sociale, perché è nato per lavorare in coppia e in muta.
Il carattere sbagliato invece è definito con precisione: un soggetto aggressivo o eccessivamente timido è un difetto eliminatorio. Un Bracco d’Auvergne che si nasconde dietro le gambe del padrone non è timido di indole, è un cane fatto male o cresciuto male.
Quanto vive un Braque d’Auvergne e di cosa si ammala
Prima di tutto una premessa onesta: su questa razza non esistono studi di popolazione. Le stime francesi parlano di 12-14 anni, ed è la cifra che riportiamo dicendo chiaramente che è una stima e non un dato.
È un cane rustico, con pochi problemi tipici, ed è la ragione per cui i cacciatori francesi ci contano. Ma un tema di razza esiste, ed è quello su cui lavora il club: la displasia dell’anca.
Il club francese della razza, la R.A.B.A., ha adottato un protocollo di lettura delle radiografie il 9 febbraio 2019, in applicazione dal 15 luglio dello stesso anno, e ricorda una cosa che in Italia si dice troppo poco: in Francia ogni compravendita impegna legalmente la responsabilità del venditore se il cane viene ufficialmente riconosciuto displasico. Esiste anche una procedura di appello, interna al club o alla Société Centrale Canine.
Il secondo tema è l’atrofia progressiva della retina, una degenerazione ereditaria che toglie la vista poco a poco: la visita oculistica sui riproduttori è la risposta giusta da avere dall’allevatore.
Il terzo è la torsione dello stomaco, il rischio di ogni cane con il torace lungo e disceso come il suo: pasti divisi, niente corse subito dopo mangiato.
Il quarto lo conosce chiunque abbia un cane con l’orecchio pendente: le otiti. L’orecchio del Bracco d’Auvergne è chiuso e morbido, trattiene umidità e sporco, e dopo ogni giornata in campagna va controllato e asciugato.
E poi c’è la voce che riguarda te più del veterinario: il peso. Un bracco che vive in famiglia e lavora due mesi all’anno ingrassa in fretta, e un cane ingrassato perde esattamente quello per cui è stato selezionato, cioè il galoppo tutto il giorno.
A chi è adatto il Braque d’Auvergne

È un cane per chi cammina. Poi, se sei cacciatore, è uno dei bracchi più comodi che esistano; se non lo sei, è un compagno sportivo con un naso da tenere occupato.
È adatto ai cacciatori, ed è il suo mestiere: cane da ferma da lavoro continentale, con la prova di lavoro prevista dalla FCI, costruito per resistere una giornata intera sui terreni difficili.
È adatto alle famiglie sportive, e lo dice lo standard, non noi: si adatta bene a vivere in famiglia. Con un’ora e mezza di movimento vero al giorno e qualche gioco di naso, in casa è un cane tranquillo.
È adatto a chi vuole un cane facile da educare: dolce, docile, collaborativo, senza le testardaggini che rendono complicate altre razze.
Non è adatto all’appartamento in città se il tuo programma è mezz’ora di giardinetto: un cane da ferma senza sfogo diventa un cane frustrato che rosicchia tutto.
Non è adatto a chi passa dieci ore fuori casa. È un cane affettuoso che vuole stare con i suoi, e da solo tutto il giorno si spegne.
Non è adatto a chi cerca un cane da guardia: annuncia chi arriva e poi va a farsi accarezzare. Non è il suo lavoro e non lo diventerà.
E c’è un ultimo punto che riguarda l’Italia: non è adatto a chi ha fretta. Come vedrai nella pagina dell’allevamento, da noi di Bracchi d’Auvergne ne nascono pochissimi.

