Carattere e descrizione dell’Ariégeois
Taglia, il bianco e nero corvino, il piede di lepre e il temperamento
L’Ariégeois è il segugio dei Pirenei che in Italia nasce tre volte più che in Francia. Lo standard lo descrive in quattro parole: cane leggero, di taglia media, elegante e distinto.
In questa pagina: quanto è grande, il mantello bianco con macchie nero corvino, le orecchie che arrivano al tartufo, il piede di lepre, il carattere di un cane da muta, quanto vive e a chi è adatto.
Sommario
L’Ariégeois in breve
L’Ariégeois è un segugio francese di taglia media originario del dipartimento dell’Ariège, nei Pirenei. Misura 52-58 cm i maschi e 50-56 le femmine, per un peso che lo standard non indica e che nella pratica sta fra i 25 e i 30 chili. Ha il pelo corto, fine e fitto e un solo vestito: bianco con macchie nero corvino a contorni ben definiti. Il carattere, testuale: allegro e socievole; facile da addestrare.
Quanto è grande un Ariégeois

I maschi vanno dai 52 ai 58 centimetri al garrese, le femmine dai 50 ai 56. Il peso lo standard non lo dà, come quasi tutti i testi francesi: nella pratica siamo fra i 25 e i 30 chili.
Quello che colpisce, guardandolo, non è la taglia ma la leggerezza. Lo standard apre con tre aggettivi: cane leggero, di taglia media, elegante e distinto. Non è un segugio massiccio, è un cane asciutto.
Il cenno storico spiega perché, e lo fa con una franchezza rara: l’Ariégeois ha conservato le caratteristiche del chien d’ordre, cioè del grande segugio da muta, ma con meno distinzione, meno taglia e più leggerezza. È il grande segugio francese ridotto e alleggerito.
Il collo è leggero, piuttosto sottile, lungo e leggermente arcuato; il fianco piatto e leggermente retratto; la groppa quasi orizzontale. Tutto concorre a un cane che deve muoversi in salita su terreno difficile.
Il torace è lungo, di media larghezza, disceso fino al gomito: fiato senza ingombro.
La coda chiude il ritratto ed è una di quelle descrizioni che si ricordano: ben inserita, fine all’estremità, arriva alla punta del garretto, portata gaiamente a sciabola.
Fra i difetti c’è il volume eccessivo. In una razza da caccia è una cosa che va detta: un Ariégeois pesante non è un Ariégeois migliore, è un Ariégeois sbagliato.
Il mantello dell’Ariégeois: bianco e nero corvino

Il colore è uno solo, e lo standard lo descrive con parole precise: bianco con macchie nero corvino a contorni ben definiti; a volte screziato. Presenza di focature molto pallide sulle guance e sopra gli occhi.
Tre cose vanno lette con attenzione. La prima è nero corvino: non un nero qualsiasi, ma quel nero pieno e lucido che nei segugi francesi si distingue dal nero opaco.
La seconda è a contorni ben definiti. Le macchie devono avere un bordo netto, non sfumare nel bianco. È il tratto che distingue l’Ariégeois dai gascogne, dove il mantello è tipicamente screziato e sfumato.
La terza è quel a volte screziato: lo standard ammette anche il bianco punteggiato di nero, che è l’eredità del sangue blu di Guascogna.
Le focature sono l’ultimo tocco, e devono essere molto pallide: sulle guance e sopra gli occhi, quelle due macchioline chiare che a molti segugi danno l’aria sorpresa.
Qualsiasi altro mantello è un difetto eliminatorio. Non ci sono Ariégeois tricolori, fulvi o marroni.
Il resto del cane è una lezione di pigmentazione: tartufo nero, cuscinetti e unghie neri, mucose nere comprese le zone senza pelo. In un cane a fondo bianco è la garanzia che la pigmentazione è forte.
Il pelo è corto, fine e fitto: nessuna toelettatura, una spazzolata ogni tanto e finisce lì.
La testa, le orecchie e il piede di lepre

Il cranio è leggermente a cupola, non troppo largo, con la protuberanza occipitale appena marcata, e visto dall’alto la nuca ha una forma leggermente ogivale. Lo stop è appena accentuato.
Le orecchie hanno una misura che puoi verificare voi: conca sottile, morbida, arrotolata in dentro, deve poter raggiungere l’attaccatura del tartufo senza superarne l’estremità. Sono inseriti appena sotto la linea degli occhi e stretti alla base.
Quel senza superarne l’estremità è la differenza con i grandi segugi di Guascogna, dove l’orecchio è più lungo e va oltre il tartufo. Qui la misura è precisa e il limite pure.
Fra i difetti ci sono le orecchie troppo piatte, spesse, mal inserite, troppo lunghe o troppo corte. Un orecchio che non si arrotola non è tipico.
Gli occhi sono ben aperti, marroni, con palpebre senza lassità e un’espressione viva e sveglia. Gli occhi chiari sono un difetto eliminatorio, non un difetto qualsiasi.
E poi c’è il dettaglio più bello dello standard, che sta nei piedi: sono ovali allungati, cioè piede di lepre; dita asciutte e serrate. Il piede di lepre, più lungo e stretto del piede di gatto, è quello dei cani che coprono distanza.
Non è un caso che la razza selezionata per cacciare la lepre abbia il piede della lepre: è la forma che serve per correre a lungo su terreno vario.
La pelle chiude il quadro: fine, morbida, non aderente al corpo ma senza giogaia, pieghe o rughe. Niente pelle in eccesso su un cane che passa la vita nel rovo.
Il carattere dell’Ariégeois

Lo standard divide comportamento e carattere, ed è raro. Sul comportamento scrive: per le sue origini è un cane laborioso, molto bravo a spingere la selvaggina verso i fucili e capace di molta iniziativa e intraprendenza. Ha una voce sonora ed è rapido nelle sue combinazioni.
Sul carattere, invece, tre parole: allegro e socievole; facile da addestrare. Per un segugio francese è quasi un elogio da cane di famiglia.
Quel rapido nelle sue combinazioni merita una spiegazione, perché è la cosa più interessante del testo. Un cane che caccia la lepre deve capire da solo dove è andata quando la traccia si interrompe: gira, taglia, riprende. Lo standard sta dicendo che l’Ariégeois ragiona in fretta.
La voce sonora è l’altro tratto di razza, ed è uno strumento di lavoro: nel bosco fitto il cacciatore capisce dal timbro se il cane è sulla traccia o l’ha persa.
L’iniziativa ha un rovescio prevedibile: è un cane che decide. Con il naso acceso e una traccia fresca davanti, un Ariégeois non aspetta istruzioni.
Il socievole dello standard è reale e riguarda soprattutto gli altri cani: è nato per lavorare in muta, dorme e caccia in gruppo, e con i suoi simili non fa storie. Un Ariégeois solo in un appartamento è un cane a metà.
Con le persone è affettuoso e per niente diffidente; lo standard mette anzi il soggetto timido fra i difetti, e l’eccessivamente timido fra i difetti eliminatori.
Il facile da addestrare va però letto per quello che è: facile da addestrare alla caccia. Un cane che ragiona in fretta impara in fretta, ma non per questo rinuncia a decidere quando il naso dice un’altra cosa.
Ariégeois, gascogne e gli altri segugi francesi
L’Ariégeois non è nato dal nulla: il cenno storico dello standard dice che è il prodotto dell’incrocio fra un briquet locale e un chien d’ordre, cioè un grande segugio da muta, che poteva essere il Bleu de Gascogne o il Gascon Saintongeois.
Il risultato, sempre parole dello standard, ha mantenuto i tratti del grande segugio ma con meno distinzione, meno taglia e più leggerezza. Detto senza diplomazia: è un gascogne in formato utile.
La differenza pratica sta tutta lì. Un Grand Bleu de Gascogne arriva a 72 centimetri ed è un cane solenne da grande caccia; l’Ariégeois si ferma a 58 ed è un cane che sale, gira e torna.
Anche il colore racconta la parentela e la distanza: nei gascogne il bianco è screziato di nero fino a dare quel riflesso bluastro che dà il nome alla famiglia; nell’Ariégeois le macchie sono nette, con lo screziato ammesso ma non richiesto.
Fra i cugini più vicini c’è il Griffon Bleu de Gascogne, che è la versione a pelo duro della stessa famiglia, e la Porcelaine, altro segugio bianco francese ma con macchie arancio e una struttura ancora più fine.
Se invece il paragone lo si fa col mestiere e non col sangue, il cane più simile è l’Anglo-Français de Petite Vénerie: stessa taglia, stessa caccia alla lepre, stessa idea di segugio medio che spinge la selvaggina verso il cacciatore appostato.
In Italia il confronto naturale è invece con il Segugio Italiano, che fa lo stesso lavoro con una selezione tutta nostra. Infatti l’Ariégeois si è diffuso proprio nelle regioni dove la caccia alla lepre col segugio è una tradizione.
Quanto vive un Ariégeois e di cosa si ammala

È un cane rustico, e va detto subito che su questa razza non esistono studi di longevità né programmi sanitari ufficiali. Non ci sono patologie ereditarie documentate come tipiche, e la vita media si colloca intorno ai 12-13 anni.
La rusticità ha una spiegazione semplice: è una razza selezionata da cacciatori per il lavoro, e un cane che non regge la giornata in montagna non viene riprodotto. La selezione naturale della caccia è dura ma efficace.
Il punto debole quotidiano sono le orecchie. Sono sottili, arrotolati e pendenti su un cane che vive a naso basso: vanno guardati ogni settimana, e dopo la pioggia asciugati.
Il secondo sono i piedi. Il piede di lepre è fatto per correre, non per essere trascurato: cuscinetti consumati e tagli fra le dita sono la normalità dopo una stagione, e da aprile a luglio ci sono i forasacchi.
Il terzo è il peso fuori stagione. Un segugio che caccia tre mesi e riposa nove ingrassa, e su questa struttura leggera i chili si vedono subito. Lo standard, infatti, mette fra i difetti il volume eccessivo.
Sulle anche non esiste un programma di razza: le lastre non le fa quasi nessuno, ed è una domanda da porre lo stesso.
Poi ci sono i rischi del mestiere, che con un segugio sono i più concreti di tutti: investimenti, ferite da rovo, cadute in montagna. Un cane che parte su una traccia attraversa strade senza guardare.
A chi è adatto l’Ariégeois
È adatto a chi caccia la lepre: è la sua materia, ed è per quello che lo standard lo descrive come un ausiliario prezioso sia che cacci da solo sia in muta.
È adatto a chi vive in campagna con spazio e una recinzione seria.
È adatto a chi ha altri cani: è un cane da muta, socievole con i suoi simili, e in gruppo sta meglio.
È adatto a chi cammina o corre ogni giorno, anche fuori stagione di caccia: la leggerezza di questo cane va spesa.
Non è adatto all’appartamento in città: senza corsa e senza naso diventa un cane frustrato, e la voce sonora dello standard si sente.
Non è adatto a chi conta su un richiamo perfetto: è un cane con molta iniziativa e intraprendenza, e sulla traccia decide lui.
Non è adatto a chi lo vuole come cane da guardia: è allegro e socievole, con gli estranei non ha nessun problema.

