Succede dieci volte al giorno su qualunque marciapiede. Due persone si vengono incontro con il cane al guinzaglio, si sorridono, allentano un po’ la presa e lasciano che i due si annusino. Uno dei due dice la frase: il mio è buono. Tre secondi dopo, a volte, volano urla e denti, e nessuno dei due capisce cosa è successo.

La risposta breve alla domanda del titolo è: sì, si possono far incontrare, ma quasi nessuno lo fa nel modo in cui i cani lo farebbero. Il guinzaglio non è un dettaglio tecnico: cambia la geometria dell’incontro, e la geometria, fra cani, è mezza comunicazione.

Il punto di partenza è questo: un incontro fra cani non funziona come un incontro fra persone. Noi ci mettiamo di fronte, ci guardiamo negli occhi e ci diamo la mano, e per noi quello è il gesto educato. Per due cani è la posizione di chi si sta misurando.

Sommario:

Come si salutano due cani liberi

Due cani bianchi che si annusano il posteriore uno di fianco all-altro
Il saluto come lo fanno loro: fianco a fianco, in movimento, e il naso finisce sul posteriore. Foto di Kingofthedead, CC0, da Wikimedia Commons.

Guarda due cani che si conoscono in un campo recintato. Non vanno l’uno contro l’altro in linea retta: si avvicinano curvando, in modo da arrivare di fianco e non di fronte. Poi comincia quello che viene chiamato il valzer: uno annusa, l’altro si sposta, si girano intorno, e il naso finisce dove per loro c’è l’informazione, cioè sul posteriore. Sesso, età, stato ormonale, cosa ha mangiato, se è stressato: sta scritto lì, non in faccia.

Chi li ha guardati con il cronometro in mano ha contato questo.

Nel saluto fra cani liberiCosa si è misurato
Quanto durain media 6 secondi, in un campo dove i cani si muovevano liberi: poi si separano
Chi comincianel 79 per cento dei casi uno solo dei due prende l’iniziativa, l’altro riceve
Come finiscesolo il 14 per cento dei saluti si trasforma in gioco: il resto finisce e ognuno va per la sua strada
Dove va il nasotesta e regione anogenitale, in sequenze che si ripetono sempre nello stesso ordine

Una precisazione sulla curva, perché è la parte più citata e la meno misurata: la sequenza del saluto e le zone annusate sono state osservate e contate, mentre l’avvicinamento ad arco è la descrizione classica dell’etologia applicata e quello che si vede fare ai cani nei campi, non un angolo che qualcuno ha misurato in uno studio. Ci credono tutti gli educatori e non c’è motivo di dubitarne, ma è giusto sapere di che pasta è fatta l’informazione.

Sei secondi. Non trenta, non due minuti. E nella maggior parte dei casi il saluto non è l’inizio di un’amicizia: è uno scambio di informazioni che finisce lì, come quando due persone si dicono buongiorno in ascensore. L’idea che due cani che si incontrano debbano fare amicizia è nostra, non loro.

Il movimento, poi, è la parte più importante di tutte: finché i due possono spostarsi, girarsi, allontanarsi di un passo e tornare, hanno tutte le uscite aperte. Un cane che può andarsene non ha nessun motivo di alzare la voce.

Perché muso contro muso è la posizione peggiore

Ora rimetti i guinzagli. Le due persone si fermano a un metro e mezzo l’una dall’altra, una di fronte all’altra, e i due cani si trovano dove li mettono i guinzagli: naso contro naso, di fronte, fermi. Ognuna delle tre parole è un problema.

Di fronte. L’avvicinamento frontale, in linea retta, fra cani è una richiesta di conto. Nessuno dei due può curvare, perché il guinzaglio è un raggio e loro stanno alla fine del raggio.

Naso contro naso. La faccia è la zona che fra cani si annusa per ultima, e lo sguardo fisso a quindici centimetri è pressione pura. Il valzer, che serve proprio a spostare l’attenzione dalla faccia al posteriore e a far scendere la tensione, non può partire: i guinzagli si attorcigliano al primo giro.

Fermi. È il punto peggiore. Un cane a disagio, se è libero, gira la testa e fa due passi di lato: sono i gradini bassi della scala dei segnali, e servono a chiudere la faccenda senza che nessuno si faccia male. Al guinzaglio quei gradini gli sono stati tolti: non può allontanarsi, e la persona all’altro capo spesso lo tiene corto proprio perché è teso. Al cane restano solo i gradini alti, e sono ringhio e denti.

C’è un ultimo pezzo che riguarda noi: il guinzaglio teso passa informazioni. Quando la persona si irrigidisce e tira, il cane sente la trazione sul collo nello stesso momento in cui vede l’altro cane. Se questo si ripete, l’altro cane diventa il segnale che qualcosa di spiacevole sta per accadere. È così che nasce buona parte della cosiddetta reattività al guinzaglio: la costruiamo noi, un incontro per volta.

Cosa dice la ricerca sugli incontri al guinzaglio

Non è solo teoria da campo di addestramento. Un gruppo dell’Università Mendel di Brno ha osservato 1.870 cani mentre si incontravano in luoghi pubblici a passeggio con i loro proprietari, annotando cosa facevano: annusarsi, marcare, giocare, minacciare, mordere. Il confronto fra cani al guinzaglio e cani liberi è netto.

Cosa cambia col guinzaglioCosa hanno osservato su 1.870 cani
Minacce e morsipiù frequenti quando i cani erano al guinzaglio che quando erano liberi
Annusarsii cani liberi si annusavano più spesso di quelli al guinzaglio: la parte informativa del saluto salta
Giocomeno gioco fra cani al guinzaglio
Chi tiene il guinzagliominacce e morsi più frequenti quando entrambi i cani erano condotti da uomini che quando erano condotti da donne

Quell’ultima riga fa sorridere e invece è la più utile: dice che una parte del rischio sta nel comportamento di chi tiene il guinzaglio, non nel carattere del cane. Come ti fermi, quanto tiri, quanto tempo lasci passare.

Uno studio più vecchio, fatto in Germania su 206 proprietari intervistati in clinica veterinaria dopo un’azzuffata, arriva dalla parte opposta e dice una cosa coerente: fra i fattori che ricorrono negli scontri fra cani ci sono la stagione, l’ora del giorno e il fatto che uno dei due fosse al guinzaglio. La combinazione peggiore è quella asimmetrica: un cane libero che arriva addosso a un cane legato, che non ha nessuna possibilità di gestire la distanza.

Perché il mio cane è buono non basta

Qui sta il malinteso che manda tutto all’aria, e non è cattiveria: è che ragioniamo per analogia. Diamo per scontato che fra due cani valga quello che vale fra due persone educate, cioè che se nessuno dei due ha brutte intenzioni non può succedere niente. Fra cani le regole sono altre, e sono le loro.

Il mio cane è buono è una informazione vera e insufficiente. Buono descrive come sta il cane con te, in casa, nella sua vita normale. Non dice come sta in quel momento, su quel marciapiede, con quel cane davanti, con il guinzaglio teso e una persona sconosciuta a mezzo metro. E soprattutto non dice niente dell’altro cane, che è l’unico che decide come va l’incontro insieme al tuo.

Le tre cose che quella frase salta, e che invece contano:

Cosa non dice la frase «il mio cane è buono»

  • Non tutti i cani vogliono conoscere altri cani. Un adulto equilibrato spesso non ha nessun interesse: annusa l’aria e tira per andare avanti. È un cane che ha già deciso.
  • Buono non è una garanzia sul contesto. Lo stesso cane che in campo saluta dieci cani senza un problema può reagire in un portone, in ascensore, in una curva di sentiero, dietro un cancello: negli spazi stretti non c’è la distanza per parlare.
  • Ai cani non serve fare amicizia con tutti. Serve poter passare accanto a un altro cane senza tensione. Sono due obiettivi diversi, e il secondo è quello che ti cambia le passeggiate.

Poi c’è il conto dei tre secondi, che tutti hanno visto almeno una volta. I primi due o tre secondi vanno bene: nasi, code alte, corpi rigidi che noi leggiamo come curiosità. Al quarto uno dei due manda un segnale che l’altro non può accogliere, perché è legato e fermo. Al quinto si irrigidisce anche il secondo. Al sesto qualcuno ringhia e le due persone strattonano nella direzione sbagliata. Non è successo niente di misterioso: la conversazione era già finita al secondo tre, e noi l’abbiamo tenuta aperta a forza.

Cosa può andare storto in un incontro al guinzaglio

Conviene elencarli uno per uno, perché nessuno è teorico: sono le cose che i veterinari e gli educatori vedono ogni settimana.

Il rischioCome si presenta
L’azzuffata in tre secondiil caso classico, con due persone che tirano in direzioni opposte e peggiorano la presa
Il morso per ridirezioneil cane arriva sulla mano o sulla gamba di chi tiene il guinzaglio, che si è messo in mezzo: sono i morsi alle persone più frequenti in questi incidenti
I guinzagli attorcigliatii due cani girano, le linee si incrociano, nessuno riesce più a separare niente
Il cane piccoloin una zuffa fra taglie diverse il piccolo può essere preso in bocca e scosso: sono lesioni interne, non graffi
La caduta della personastrattone improvviso e persona a terra: capita soprattutto a chi tiene il guinzaglio girato attorno alla mano o al polso
Il conto che restachi ha il cane risponde dei danni che causa, e le spese veterinarie dell’altro cane le paghi tu

Su quest’ultimo punto conviene essere precisi, perché costa. In Italia chi tiene un animale risponde dei danni che l’animale causa, salvo il caso fortuito, e in ambito urbano sono in vigore obblighi puntuali: guinzaglio non più lungo di 1,50 metri, museruola sempre con sé da mettere in caso di potenziale pericolo, cane affidato solo a chi è in grado di gestirlo. Sono le regole dell’ordinanza del Ministero della salute che viene prorogata ogni anno, e nei fatti sono quelle su cui si misura la responsabilità dopo un incidente. Se poi il morso arriva a una persona, il quadro è quello che abbiamo raccontato a proposito dei bambini morsi.

Come si fa un incontro al guinzaglio che funziona

Non serve diventare quelli che non lasciano mai avvicinare il proprio cane a nessuno. Conviene però sapere qual è l’ordine delle cose, perché non sono tutte equivalenti.

Con un cane che non conosci, la versione più sicura di un incontro non prevede contatto: si cammina nella stessa direzione a qualche metro di distanza, per un pezzo di strada. È la camminata in parallelo, ed è la procedura che educatori e veterinari comportamentalisti usano per far conoscere due cani, anche quando uno dei due ha problemi con gli altri. I due si vedono, si annusano l’aria, si abituano l’uno alla presenza dell’altro, e nessuno deve gestire una faccia a quindici centimetri.

Se poi il contatto lo vuoi, o è già cominciato, si fa così.

Sei regole, in ordine

  • Chiedi prima, e aspetta la risposta. Non solo per educazione: la persona davanti a te sa cose sul suo cane che tu non puoi vedere.
  • Niente incontro da fermi e di fronte. Ci si avvicina camminando e in curva, così che ognuno possa arrivare di fianco e finire dietro: è la geometria che i cani usano da soli, e l’unica in cui il saluto può funzionare.
  • Guinzaglio corto ma lasco. Braccio basso, un po’ di gioco nella linea: il cane deve poter curvare e girare la testa. Il flexi si blocca corto o si riavvolge, il guinzaglio non si gira mai attorno alla mano, e le due persone si mettono in modo che le linee non si incrocino.
  • Due o tre secondi, poi chiama. Nome allegro, un passo indietro, e via. È la regola dei tre secondi che usano gli educatori, e il motivo è nei numeri di prima: in libertà il saluto dura una manciata di secondi con tutte le uscite aperte, e al guinzaglio le uscite non ci sono. Si chiude quando è ancora buono.
  • Guarda i corpi, non i musi. Corpi che si allungano e si irrigidiscono, code alte e vibranti, uno dei due che si mette di traverso: sono i segnali per andarsene subito, e non si aspetta il ringhio per farlo.
  • Se uno dei due non vuole, hai finito. Il cane che gira la testa, che tira per andare avanti o che si mette dietro le tue gambe ha già risposto. Insistere non lo socializza, lo convince che gli altri cani sono un problema.

Una precisazione sull’origine di queste regole, perché su questo sito cerchiamo di tenere separati i due piani. I numeri di questo articolo vengono da studi: il guinzaglio che aumenta le minacce, la durata del saluto fra cani liberi, i segnali di disagio misurati. La procedura, invece, è il consenso di educatori e veterinari comportamentalisti, non un protocollo confrontato in un esperimento: nessuno ha messo cento coppie di cani a incontrarsi in due modi diversi per contare come finivano. Va presa per quello che è, cioè la pratica migliore che c’è.

E se il tuo cane davanti agli altri cani abbaia, tira, si impunta o parte in quarta, il posto giusto per lavorarci non è il marciapiede in mezzo a un incontro: la distanza va gestita prima, e su questo un istruttore in due sedute ti fa risparmiare mesi.

Quando è meglio non farli incontrare

Le situazioni in cui si passa oltre

  • Negli spazi stretti: portone, ascensore, corridoio, marciapiede fra due auto, curva di un sentiero. Senza spazio per curvare non c’è incontro possibile.
  • Quando uno dei due è libero e l’altro no. È la situazione più sbilanciata di tutte: se ti arriva addosso un cane libero, mettiti di lato, accorcia il tuo senza tirare e chiedi a voce alta che lo richiamino.
  • Con cibo in mano o giochi per terra. Aggiungere una risorsa a un incontro già rigido è il modo più rapido di far partire una zuffa.
  • Con una femmina in calore, o con un maschio che la sente: in quelle settimane gli incontri si evitano e basta.
  • Se uno dei due è un cucciolo: le esperienze in quei mesi pesano il doppio, e un cane adulto scortese può lasciare il segno per anni. Meglio pochi incontri scelti che molti casuali.
  • Se uno dei due ha male: un cane anziano o con un dolore in corso ha una soglia più bassa e nessun interesse a spiegarlo.

Domande frequenti

Si possono far annusare due cani al guinzaglio?

Sì, ma non fermi e frontali, e non è la prima scelta. Con un cane che non conosci la cosa più sicura è camminare nella stessa direzione a qualche metro di distanza, senza contatto: è la camminata in parallelo che usano gli educatori. Se il contatto si fa, si arriva camminando e in curva, si lascia che si annusino di fianco per due o tre secondi con i guinzagli laschi, e si chiama via prima che la tensione salga.

Quanto deve durare un incontro fra due cani?

Pochi secondi. Nei campi dove i cani si muovono liberi la durata media di un saluto misurata dai ricercatori è di circa sei secondi. Se un incontro al guinzaglio va avanti mezzo minuto, di solito è perché lo stiamo tenendo aperto noi.

Perché il mio cane è tranquillo in campo e reattivo al guinzaglio?

Perché al guinzaglio gli manca quello che in campo usa per stare tranquillo: la possibilità di allontanarsi e quella di avvicinarsi in curva. Aggiungi la trazione sul collare ogni volta che compare un altro cane e hai la ricetta della reattività al guinzaglio.

Il mio cane è buono con tutti, posso lasciarlo salutare sempre?

Buono con te non vuol dire che a quel cane, in quel momento, l’incontro vada bene. L’incontro lo decidono in due: se l’altro manda segnali di disagio o la persona ti dice di no, l’incontro non si fa. Il tuo cane non perde niente.

Come separo due cani che si sono azzuffati?

Mai con le mani fra i musi e mai afferrando collare o testa: è così che arrivano i morsi alle persone. Il metodo che consigliano i veterinari è la carriola: ognuno prende il proprio cane per le zampe posteriori in alto, subito sotto le anche (non alle ginocchia e non alle zampe, si fanno danni), si tira indietro e si continua a camminare allontanandosi in cerchio, così il cane non può girarsi addosso a te. Va fatto sui due cani nello stesso momento, altrimenti non funziona. Da soli aiutano il rumore forte, l’acqua da un tubo o un secchio, una coperta buttata sopra.

Due avvertenze che contano. Il morso per ridirezione è frequente e non è cattiveria: il cane si gira su quello che ha vicino. E se uno dei due ha chiuso la presa e non molla, tirare allarga la ferita: lì serve una leva e un’altra persona, non forza. Dopo, anche se sembra tutto a posto, i buchi da denti si controllano dal veterinario: fuori si vede un puntino e sotto c’è una tasca.

Come si presentano due cani che non si conoscono?

Camminando, non annusandosi. Si parte a qualche metro di distanza nella stessa direzione, in un posto neutro, e si accorcia la distanza solo se entrambi restano morbidi; il contatto, se arriva, arriva dopo e dura pochi secondi. È il modo in cui si fanno conoscere anche i cani che vivranno insieme, e serve più di un pomeriggio.

Il guinzaglio corto peggiora le cose?

Tenuto teso, sì: blocca il movimento e passa al cane la tua tensione. La regola è guinzaglio corto ma lasco, cioè controllo senza trazione. In ambito urbano la lunghezza massima consentita è di 1,50 metri, che basta per lasciare un po’ di gioco.

Il comportamento lo deve vedere un esperto

Per capire perché un cane si comporta in un certo modo bisogna osservarlo dove vive, con chi vive e nel momento in cui il problema succede: è il lavoro di un educatore o istruttore cinofilo qualificato, e si fa a casa vostra. In rete dello stesso comportamento trovi venti spiegazioni diverse, e nessuna è stata scritta per il tuo cane. Se in ballo ci sono ansia, paure o aggressività, la figura giusta è il medico veterinario esperto in comportamento: è un medico, quindi può prima di tutto escludere una causa fisica.

Fonti dei dati: Řezáč P. et al., Factors affecting dog-dog interactions on walks with their owners, Applied Animal Behaviour Science 134 (2011); Roll A., Unshelm J., Aggressive conflicts amongst dogs and factors affecting them, Applied Animal Behaviour Science 52 (1997); Bradshaw J., Lea A., Dyadic interactions between domestic dogs, Anthrozoos 5(4) 1992; Greeting behavior between dogs in a dog park, Pet Behaviour Science; ordinanza del Ministro della salute 6 agosto 2013 e successive proroghe; art. 2052 del codice civile. Sulla procedura di incontro e sulla separazione di una zuffa abbiamo seguito quello su cui educatori e veterinari comportamentalisti sono d-accordo, compresa la tecnica della carriola descritta da Tony Johnson (DVM, DACVECC): non sono protocolli confrontati in uno studio, e su questo terreno le scuole di pensiero sono diverse.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 1 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.