Nel gennaio del 1925 a Nome, in Alaska, scoppiò un’epidemia di difterite. Il siero più vicino stava a Nenana, capolinea della ferrovia, e fra Nenana e Nome c’erano più di mille chilometri di ghiaccio. Dal 27 gennaio al 2 febbraio venti conducenti e circa centocinquanta cani lo portarono a destinazione a staffetta, in cinque giorni e mezzo, con temperature sotto i quaranta gradi sotto zero.
Il cane che finì sui giornali fu Balto, capofila della squadra di Gunnar Kaasen, che coprì le ultime 53 miglia (85 chilometri) ed entrò a Nome alle 5:30 del 2 febbraio. Il cane che fece il lavoro più lungo fu Togo, capofila di Leonhard Seppala: a dodici anni percorse 261 miglia, più di quattrocento chilometri, attraversando il ghiaccio del Norton Sound poche ore prima che si spaccasse.
Cosa successe a Balto dopo la statua
La statua di Balto a Central Park, a New York, fu inaugurata il 15 dicembre 1925, con il cane presente. Poi la squadra fu venduta: prima il circuito dei teatri di varietà, poi un museo da dieci centesimi a Los Angeles, dove i cani vivevano in condizioni pessime. Nel 1927 un uomo d’affari di Cleveland, George Kimble, li vide e lanciò una raccolta: i bambini delle scuole della città misero insieme i duemila dollari del riscatto in dieci giorni.
Balto visse allo zoo di Brookside, a Cleveland, fino al 14 marzo 1933, quando morì a quattordici anni. Il suo corpo, preparato da un tassidermista, è esposto al Cleveland Museum of Natural History. Togo morì nel 1929 a sedici anni: è conservato nella sede dell’Iditarod a Wasilla, in Alaska, e nel 2011 la rivista Time lo ha definito l’animale più eroico di tutti i tempi.
Che cani erano
Seppala allevava cani da slitta importati dalla Siberia, gli antenati del siberian husky di oggi. Togo era uno dei suoi capofila; Balto, nato nel suo stesso allevamento attorno al 1919, era stato giudicato inadatto alle corse, castrato a sei mesi e messo a trainare carichi. Kaasen lo scelse come capofila la notte della tormenta e disse poi di avergli lasciato la testa libera e di averlo seguito.
L’husky è ancora quel cane: fatto per correre ore a temperature che noi non reggiamo, con un pelo doppio che d’estate in Italia lo mette in difficoltà e con un bisogno di muoversi che un giardino non copre. Nel nostro archivio conta sessantacinque allevamenti con affisso ENCI. La scheda è qui.
Cosa insegna la staffetta
I giornali del 1925 raccontarono un cane solo, e per quasi un secolo Togo è rimasto una nota a margine. La corsa del siero però funzionò perché nessuno dei venti tratti fu troppo lungo per una squadra: ogni conducente conosceva il suo pezzo di pista e i suoi cani. Le storie sui cani vanno spesso così, un nome grosso e molte squadre dietro, come per Hachiko e per Laika.
Domande frequenti
Di chi erano Balto e Togo?
Erano i capofila di due conducenti diversi della stessa staffetta del 1925: Balto guidava la squadra di Gunnar Kaasen, Togo quella di Leonhard Seppala, che lo aveva allevato.
Che razza erano Balto e Togo?
Erano cani da slitta della linea che Seppala importava dalla Siberia, gli antenati del siberian husky di oggi.
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