Presa Canario
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Presa Canario in breve
Il Presa Canario è il molossoide delle Isole Canarie: 61-66 cm i maschi e 57-62 le femmine, per 45-57 e 40-50 chili. Manto corto e ruvido, tigrato o fulvo fino al sabbia oppure nero, sempre con la maschera nera. Nasce dall’incrocio fra il majorero preispanico e i molossoidi arrivati dal continente, e fino al 2019 si chiamava Dogo Canario. In Italia sono nati 542 cuccioli in dieci anni.
Che cane è il Presa Canario

È un molossoide del gruppo 2, sezione 2.1, riconosciuto senza prova di lavoro, e lo standard gli assegna un mestiere preciso: cane da guardia usato per la protezione del bestiame.
Lo riconoscete da tre cose: la maschera nera, la testa massiccia che lo standard descrive come un cubo leggermente allungato, e la linea dorsale che sale verso la groppa.
Quanto è grande: 61-66 cm i maschi e 57-62 le femmine, per un peso fra i 40 e i 57 chili.
Cosa chiede: un’ora e mezza o due al giorno fra camminate e testa, spazio, e soprattutto socializzazione nel primo anno. Con un cane così, quello è il lavoro vero.
Cosa lo rende speciale: l’origine. Nasce dall’incrocio fra il majorero, il cane indigeno delle Canarie che c’era già prima degli spagnoli, e i molossoidi arrivati dal continente. Non è un cane importato: è un cane fatto sull’isola.
Da sapere prima: la vita media è di 9-11 anni, come in tutti i molossoidi di questa mole; lo standard definisce la testa brachicefala, quindi d’estate soffre; e in Italia il taglio delle orecchie che si vede in molte foto della razza è vietato.
In compenso è un cane che lo standard definisce equilibrato, molto sicuro di sé e obbediente e docile con la famiglia.
Storia ed origine del Presa Canario

Lo standard è cauto e usa il verbo giusto: si ritiene che sia il risultato di accoppiamenti fra il majorero, un cane preispanico indigeno delle isole, e altri molossoidi introdotti alle Canarie. È una differenza importante rispetto alle altre razze spagnole: non è un cane portato da fuori, è un cane incrociato sul posto.
Il risultato fu un gruppo etnico di cani da presa, di taglia media, tigrati, fulvi o neri, con una morfologia molossoide ma agile e potente. La parola presa dice il mestiere: cani che afferrano e bloccano, indispensabili con il bestiame semibrado di un’isola.
La parte documentata comincia nel Cinquecento: durante il XVI e il XVII secolo il numero di questi cani cresce molto, e lo standard cita la fonte, i Cedularios del Cabildo, i registri municipali delle isole, in cui si legge che il loro compito era fare la guardia e proteggere il bestiame.
C’è poi una vicenda recente che spiega perché troverai questa razza sotto due nomi. La FCI l’accettò in via provvisoria nel 2001 come Dogo Canario; nel dicembre 2018 la Real Sociedad Canina de España chiese di tornare al nome storico, e dal 1 gennaio 2019 il nome ufficiale è Presa Canario. In Italia l’ENCI la registra ancora come Presa Canario (ex Dogo Canario).
Carattere e descrizione del Presa Canario

Il capitolo del comportamento comincia con due parole che spiazzano – sguardo severo; espressione attenta – e poi è più rassicurante di quanto la fama della razza lasci pensare: temperamento equilibrato e molto sicuro di sé. Abbaio basso e profondo. Obbediente e docile con i membri della famiglia… ma può essere diffidente con gli estranei. Nobile e un poco distante.
È un molossoide grande: 61-66 cm i maschi e 57-62 le femmine, per 45-57 e 40-50 chili. Il corpo è lungo il 18-20 per cento più dell’altezza, e la groppa deve stare 1,5 cm più in alto del garrese: il contrario è una squalifica.
La testa è massiccia e brachicefala e tende a un cubo leggermente allungato. Lo standard, che è del 2023, aggiunge una riga di benessere che pochi testi hanno: le narici devono essere grandi per facilitare la respirazione. E ne aggiunge una funzionale altrettanto rara: l’assenza dei premolari P1 non si penalizza perché la presa si fa con incisivi e canini.
I colori sono tigrato e fulvo in tutte le sfumature fino al sabbia, più il nero, e la maschera è sempre nera. Nella pagina ci sono anche il capitolo sulle orecchie – con quello che lo standard dice sul taglio, vietato in Italia – la salute e il capitolo finale su a chi è adatto.
Addestramento ed educazione del Presa Canario

La buona notizia è nello standard: temperamento equilibrato, molto sicuro di sé, obbediente e docile con la famiglia. La cattiva è che pesa cinquanta chili, e quello che non si costruisce nel primo anno dopo non si costruisce più.
La parola su cui lavorare è sicurezza. Nei molossoidi la reattività nasce quasi sempre dall’insicurezza: un cane che non sa gestire una situazione la risolve con la forza, un cane sicuro guarda e lascia perdere. La socializzazione dei primi dodici mesi serve esattamente a questo.
Le altre due competenze sono l’autocontrollo – fermarsi sulla soglia, aspettare, lasciare quello che ha in bocca – e la conduzione al guinzaglio, che si insegna quando il cane pesa quindici chili e non cinquanta. Sui metodi duri non c’è discussione: con un cane più forte di te il braccio di ferro non lo vincete.
Sul movimento: un’ora e mezza o due al giorno, camminate lunghe e giochi di naso. Da evitare i salti e gli scatti, e d’estate si esce presto, perché lo standard definisce la testa brachicefala. Nella pagina ci sono anche i sei errori tipici e cosa dice la legge italiana.
Allevamento del Presa Canario

In Italia il Presa Canario è una delle razze più presenti fra quelle poco conosciute: le API dell’ENCI, sul codice 346, registrano 542 cuccioli in dieci anni e cinque affissi, in Liguria, Lazio, Puglia, Abruzzo e Sardegna.
Il dato da leggere, però, è il trend: si è passati dai 89 cuccioli del 2015 e dai 73 del 2020 ai 26 del 2024. La razza in Italia sta calando.
Un cucciolo con pedigree e con i controlli dei genitori costa fra i 1.200 e i 2.000 euro, e il mantenimento di un cane da cinquanta chili si assesta sui 130-180 euro al mese.
Cosa chiedere, in ordine di importanza: le lastre ufficiali di anche e gomiti dei genitori, il carattere dei riproduttori guardato dal vivo – lo standard mette l’aggressività e la timidezza eccessiva fra le squalifiche – e il pedigree. E una cosa da controllare subito: un cucciolo con le orecchie tagliate in Italia non dovrebbe esistere, perché la pratica è vietata.


