Addestramento ed educazione del Presa Canario

Cinquanta chili sicuri di sé: cosa serve nei primi dodici mesi

Con il Presa Canario la buona notizia è nello standard: temperamento equilibrato, molto sicuro di sé, obbediente e docile con la famiglia. La cattiva è che pesa cinquanta chili, e quello che non si costruisce nel primo anno dopo non si costruisce più.

In questa pagina: la socializzazione, il guinzaglio, l’autocontrollo, il movimento e gli errori tipici.

Sommario

Come si addestra un Presa Canario

Presa Canario tigrato in piedi in un campo di erba alta

La parola su cui costruire tutto è sicuro di sé. Un cane sicuro non ha bisogno di dimostrare niente, e questo cambia completamente il modo di lavorarci.

Nei molossoidi la reattività nasce quasi sempre dall’insicurezza: un cane che non sa come gestire una situazione la risolve con la forza. Un cane sicuro, invece, guarda e lascia perdere. Il lavoro dei primi mesi serve esattamente a costruire quella sicurezza.

Il metodo è il rinforzo positivo con richieste chiare e – questa è la parte che conta – coerenza. Con un cane da cinquanta chili, regole che cambiano da un giorno all’altro sono un problema che si vede a due anni.

Sui metodi duri non c’è discussione, ed è meno ovvio di quanto sembri: con un cane fisicamente più forte di te, il braccio di ferro non lo vincete. Lo vincete solo finché il cane ve lo lascia vincere.

L’autocontrollo è la competenza più utile in assoluto: fermarsi sulla soglia, aspettare la ciotola, restare fermo mentre passa qualcuno, lasciare quello che ha in bocca. In un cane da guardia valgono più di venti comandi.

Il guinzaglio si insegna quando il cane pesa quindici chili, non cinquanta. È l’errore più comune con tutte le razze grandi, e con questa si paga caro.

Sulla guardia vale quello che vale per tutti i molossi: non serve insegnargliela. Lo standard dice che è specialmente adatto alla guardia, e quello che serve è insegnargli quando smettere.

La socializzazione, che qui è tutto

Maschio di Presa Canario di cinque mesi sdraiato in casa

Lo standard dice che il Presa Canario può essere diffidente con gli estranei. Fra quel può e un cane che gestisce bene il mondo ci sono dodici mesi di lavoro.

La socializzazione va fatta bene e va fatta presto: molte persone diverse, in situazioni tranquille, senza forzare il cane e senza spingerlo addosso a nessuno. Serve che impari che il mondo è pieno di gente e che nella maggior parte dei casi non succede niente.

L’obiettivo non è farne un cane espansivo. Lo standard lo definisce nobile e un poco distante, e distante va benissimo. L’obiettivo è che sappia valutare invece di reagire.

Con gli altri cani il lavoro va fatto con altrettanta serietà, e con una cautela specifica: fra maschi adulti di razze da presa, gli incontri si gestiscono e non si improvvisano. Un cucciolo ben socializzato è un adulto molto più semplice.

Un errore che si vede spesso: portare il cucciolo solo in posti tranquilli perché è più comodo. Il risultato è un adulto che a due anni scopre il mondo tutto insieme.

E c’è la parte pratica che in Italia riguarda tutti i cani, non solo questa razza: guinzaglio non più lungo di un metro e mezzo nelle aree pubbliche, museruola al seguito da mettere in caso di rischio o su richiesta delle autorità, e la responsabilità civile e penale del proprietario. La lista delle razze pericolose, invece, non esiste più dal 2009.

Di quanto movimento ha bisogno

Un’ora e mezza o due al giorno, e non serve di più. Il Presa Canario è un guardiano potente, non un atleta da fondo: lo standard chiede un movimento agile e sciolto che copra terreno, ma non chiede resistenza da segugio.

Le camminate lunghe sono la base, e per un cane con questa struttura sono anche l’attività migliore per le articolazioni.

La ricerca olfattiva e i giochi di attivazione mentale stancano un molossoide più di quanto ci si aspetti e non caricano niente.

L’obedience e la rally obedience sono adatte e lavorano proprio sull’autocontrollo, che è la competenza chiave.

Il dog trekking va bene con un adulto in forma, evitando il caldo.

Da evitare: gli sport di salto e tutto quello che chiede scatti ripetuti. Non è la sua struttura e nel primo anno è anche un rischio.

Sul caldo serve una regola fissa. Lo standard definisce la testa brachicefala: d’estate si esce presto la mattina e la sera tardi, e nelle ore centrali si sta in casa. I segni del colpo di calore – respiro affannoso che non si calma, gengive scure, difficoltà a stare in piedi – vanno conosciuti prima.

Nel primo anno vale la regola dei cani giganti: niente salti, niente scale a ripetizione, niente esercizio forzato prima dei quattordici mesi.

Gli errori tipici con questa razza

Il primo è saltare la socializzazione. In un cane da cinquanta chili che lo standard definisce potenzialmente diffidente, è l’errore che costa di più.

Il secondo è rimandare il guinzaglio. Quando il cane pesa cinquanta chili non si insegna più niente con la forza.

Il terzo è essere incoerenti. Con un cane sicuro di sé, regole che cambiano sono un invito a farsene una propria.

Il quarto è incoraggiare la guardia: ridere quando il cucciolo abbaia al citofono o farlo mettere in mezzo quando arriva qualcuno. Torna indietro moltiplicato.

Il quinto è far crescere male il cucciolo, con troppo cibo e troppo esercizio. Un molossoide cresciuto in fretta paga le articolazioni per tutta la vita, che qui è già corta.

Il sesto è sottovalutare il caldo. Con una testa brachicefala e cinquanta chili di massa, il colpo di calore non è un’ipotesi teorica.