Storia ed origine del Presa Canario
Dal majorero preispanico al nome che è tornato indietro nel 2019
Il Presa Canario nasce dall’incontro fra un cane che sulle Canarie c’era già prima degli spagnoli e i molossoidi arrivati dal continente. E ha una storia recente curiosa: per diciotto anni si è chiamato in un altro modo.
In questa pagina: il majorero, i registri comunali del Cinquecento, il mestiere di guardiano del bestiame e la vicenda del cambio di nome.
Sommario
Il majorero e i molossoidi

Lo standard è cauto e usa il verbo giusto: si ritiene che sia il risultato di accoppiamenti fra il majorero, un cane preispanico indigeno di queste isole, e altri molossoidi introdotti alle Canarie.
Il majorero è il cane da bestiame delle Canarie, il perro majorero di Fuerteventura, e la sua presenza sulle isole precede l’arrivo degli europei. È un dato che rende questa razza diversa dalle altre spagnole: non è un cane portato, è un cane incrociato sul posto.
Il risultato, dice il testo, è stato un gruppo etnico di cani da presa, di taglia media, tigrati, fulvi o neri con marcature bianche, con una morfologia molossoide specifica ma agile e potente, con un temperamento forte, robusto e vivace, di carattere leale.
L’espressione gruppo etnico è tecnica e conviene spiegarla: indica una popolazione di cani con caratteristiche comuni riconoscibili, che non è ancora una razza con un libro genealogico. È quello che il Presa è stato per secoli.
La parola presa dice il mestiere: sono cani da presa, che afferrano e bloccano. Su un’isola, con il bestiame semibrado, un cane capace di fermare un bovino sfuggito era uno strumento di lavoro.
Ed è anche la ragione della riga più tecnica dello standard, quella sui denti: l’assenza dei premolari P1 non viene penalizzata dato che la presa si fa con gli incisivi e i canini. In pochissimi standard si legge una motivazione funzionale così esplicita.
I registri del Cabildo

La parte documentata comincia nel Cinquecento. Lo standard scrive che durante il XVI e il XVII secolo il numero di questi cani crebbe considerevolmente, e cita la fonte: i Cedularios del Cabildo, i registri municipali delle isole.
I cabildos erano i consigli che amministravano ciascuna isola, e i loro registri sono una fonte storica di prima mano: verbali, ordinanze, delibere. Che in quei documenti si parli di cani non è folklore, è amministrazione.
Quello che raccontano, dice lo standard, è che i loro compiti erano essenzialmente quelli di cani da guardia e protettori del bestiame. È la stessa riga che oggi si trova nell’utilizzazione dello standard, quattro secoli dopo: cane da guardia usato per la protezione del bestiame.
Ha senso notare una cosa che il testo FCI dice in modo un po’ impreciso: chiama quei documenti testi storici pre-conquista, ma i Cedularios del Cabildo sono registri successivi alla conquista castigliana delle isole. La sostanza non cambia – sono fonti del Cinque e Seicento – ma preferiamo dirlo.
Quello che conta è che questa razza ha una documentazione amministrativa alle spalle, cosa che non capita spesso ai cani da lavoro popolari.
Il resto della storia moderna è quello di quasi tutte le razze da presa: il declino con la fine del vecchio mondo agricolo, il recupero a partire dagli anni Settanta e Ottanta, e nel 2001 l’accettazione provvisoria da parte della FCI.
Dogo o Presa? La storia di un nome

Chi cerca questa razza si imbatte in due nomi: Dogo Canario e Presa Canario. Non sono due razze diverse, ma nemmeno un sinonimo qualsiasi: è la stessa razza in due momenti diversi.
Il nome storico, quello usato sulle isole e adottato dal club spagnolo, è Perro de Presa Canario. Quando la FCI ha accettato la razza in via provvisoria, nel 2001, l’ha però registrata come Dogo Canario.
La scelta non è mai piaciuta a una parte degli allevatori canari, che consideravano presa parte dell’identità della razza e non un dettaglio linguistico: presa dice il mestiere, dogo dice solo il tipo.
La questione si è chiusa dopo diciotto anni. Nel dicembre 2018 la Real Sociedad Canina de España ha chiesto alla FCI di tornare al nome originale, e il nuovo nome Presa Canario è in vigore dal 1 gennaio 2019.
In Italia la transizione si vede ancora nei registri: l’ENCI registra la razza come Presa Canario (ex Dogo Canario), con il vecchio nome fra parentesi.
Lo standard oggi in vigore è del 23 settembre 2023, pubblicato dalla FCI il 5 ottobre 2023: è uno dei testi più recenti di tutta la nomenclatura, e si vede nella cura di certe prescrizioni, come quella sulle narici larghe.
Sui numeri italiani, questa è una delle razze più presenti fra quelle poco conosciute: le API dell’ENCI, sul codice 346, registrano 542 cuccioli in dieci anni e cinque affissi, in Liguria, Lazio, Puglia, Abruzzo e Sardegna. Il trend degli ultimi anni, però, è in calo: dai 73 cuccioli del 2020 ai 26 del 2024.

