Piccolo Brabantino
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Piccolo Brabantino in breve
Il Piccolo Brabantino è il fratello a pelo corto dei due Griffoni belgi: da 3,5 a 6 chili, praticamente quadrato, con una testa grande e un muso che non supera 1,5 cm. I colori sono rosso, nero e nero focato, sempre con una maschera scura. Viene dallo Smousje delle stalle di Bruxelles e lo standard lo definisce con una frase famosa: espressione quasi umana. In Italia sono nati 264 cuccioli in dieci anni.
Che cane è il Piccolo Brabantino

È un cane da compagnia del gruppo 9, sezione 3 (piccoli cani belgi), e lo standard gli dà una definizione in due parole da leggere nell’ordine giusto: piccolo cane da guardia e da compagnia.
Lo riconoscete dalla testa: grande rispetto al corpo, con il muso schiacciato, gli occhi grandi e rotondi ben distanziati e il mento prominente. È la disposizione che dà quella che lo standard chiama espressione quasi umana.
Quanto è grande: lo standard non dà l’altezza, dà solo il peso, da 3,5 a 6 chili. In pratica è un cane che sta comodamente in braccio, ma che è compatto e solido, non fragile.
Cosa chiede: un’ora al giorno divisa in più uscite, giochi di testa e la tua compagnia. Non è un cane da lasciare solo dieci ore.
Cosa lo rende speciale: quella faccia, e il fatto che sotto ci sia un cane fiero e molto vigile che nella Bruxelles dell’Ottocento faceva la guardia alle carrozze.
Da sapere prima, e va detto chiaro: è un brachicefalo. Con un muso da un centimetro e mezzo soffre il caldo, respira con più fatica e in anestesia è più delicato. E nel suo gruppo di razze la malformazione di Chiari è documentata con numeri alti.
In compenso è un cane da appartamento vero, con il pelo corto che non chiede nessuna toelettatura e una vita media di 12-15 anni.
Storia ed origine del Piccolo Brabantino

Le tre razze del gruppo – Griffone di Bruxelles, Griffone Belga e Piccolo Brabantino – discendono tutte da un piccolo cane a pelo ruvido chiamato Smousje, presente da secoli nella zona di Bruxelles. Non era un cane da salotto: faceva la guardia alle carrozze e teneva le stalle libere dai roditori.
La trasformazione avviene nell’Ottocento, e lo standard nomina i responsabili: il Ruby King Charles Spaniel e il Carlino. Quegli incroci, dice il testo, hanno prodotto il pelo corto nero e hanno fissato il tipo attuale. Il pelo corto del Piccolo Brabantino viene da lì.
Nel 1883 i primi Griffoni di Bruxelles vengono iscritti al libro delle origini di Saint-Hubert: si chiamavano Topsy, numero 163, e Foxine, numero 164. Attorno al 1900 la razza diventa popolare grazie all’interesse della regina Maria Enrichetta del Belgio, e da lì comincia l’esportazione all’estero.
Oggi le tre razze hanno tre numeri – 80, 81 e 82 – ma un unico standard, del 25 marzo 2003, in cui cambiano solo il pelo e il colore. Nella stessa cucciolata possono nascere soggetti a pelo corto e a pelo ruvido.
Carattere e descrizione del Piccolo Brabantino

Lo standard descrive questo cane come intelligente, equilibrato, attento, fiero, robusto, praticamente quadrato, e aggiunge la frase per cui è famoso: attira l’attenzione per la sua espressione quasi umana. Sul carattere: molto attaccato al proprietario, molto vigile. Né timido né aggressivo.
Sulle misure fa una cosa insolita: non dà nessuna altezza. C’è solo il peso, da 3,5 a 6 kg. La testa è la parte più caratteristica e più notevole del corpo, con il muso che tartufo compreso non deve superare 1,5 cm e con mento, tartufo e fronte che di profilo stanno sullo stesso piano.
I colori sono quelli dei due Griffoni – rosso, nero e nero focato – più la maschera scura che è il tratto suo. Il pelo è corto, ruvido e lucido, al massimo 2 cm: è l’unica cosa che lo separa dai Griffoni.
Nella pagina c’è anche il capitolo sulla salute, che qui è insolitamente concreto: sul Griffone di Bruxelles, che condivide standard e pool genetico, esiste uno studio in risonanza magnetica sulla malformazione di Chiari e sulla siringomielia, e i numeri vanno conosciuti prima di prendere un cucciolo.
Addestramento ed educazione del Piccolo Brabantino

Il rischio con questa razza non è che sia difficile da educare: è che nessuno la educhi, perché pesa quattro chili e fa una faccia che disarma. La regola è una sola: le stesse regole di un cane grande, perché lo standard lo definisce fiero e un cane fiero a cui non si chiede niente decide da sé.
I due temi pratici nascono dalle stesse due righe di standard. Molto attaccato al proprietario significa che la solitudine va insegnata da cucciolo, gradualmente. Molto vigile significa che abbaia, perché è nato per fare la guardia alle carrozze: non si elimina, si gestisce.
Sul movimento: un’ora al giorno divisa in più uscite, più giochi di testa. E una cautela che non è negoziabile: con un muso da 1,5 cm questo cane non smaltisce il calore, quindi d’estate si esce presto la mattina e la sera tardi. La pettorina sostituisce il collare, sempre.
Nella pagina ci sono anche i sei errori tipici, a partire dal più diffuso di tutti: prenderlo in braccio ogni volta che succede qualcosa.
Allevamento del Piccolo Brabantino

In Italia il Piccolo Brabantino c’è ed è in crescita: le API dell’ENCI, sul codice 82, registrano 264 cuccioli in dieci anni, con 48 nel 2022 e 40 nel 2024 contro gli 11 del 2015. Gli affissi sono dodici: quattro in Piemonte, tre in Emilia Romagna, due nel Lazio e uno ciascuno in Sicilia, Veneto e Lombardia.
Un dato che dice molto: quasi tutti quegli allevamenti allevano anche le razze 80 e 81, cioè i due Griffoni. Le tre razze hanno lo stesso standard e lo stesso pool genetico, e questo va tenuto presente anche per la salute.
Un cucciolo con pedigree costa fra i 1.500 e i 2.500 euro, prezzi normali per una razza piccola e poco numerosa.
Cosa chiedere, oltre al pedigree: cosa sa l’allevatore della malformazione di Chiari e della siringomielia nelle sue linee, se ha fatto risonanze magnetiche sui riproduttori, e come stanno i genitori dal punto di vista respiratorio. Nella pagina ci sono i costi reali e la lista completa delle domande.


