Addestramento ed educazione del Piccolo Brabantino

Un cane piccolo che va educato come un cane, non come un peluche

Il rischio numero uno con il Piccolo Brabantino non è che sia difficile da educare: è che nessuno lo educhi, perché pesa quattro chili e fa una faccia che disarma.

In questa pagina: come si imposta il lavoro, la solitudine, l’abbaio, il movimento che serve a un brachicefalo e gli errori tipici.

Sommario

Come si addestra un Piccolo Brabantino

Cucciolo di Piccolo Brabantino rosso in piedi su una pietra

Si parte da una base ottima: lo standard lo descrive intelligente, equilibrato e attento, e chi ci lavora conferma che impara in fretta. Il problema è un altro.

Il problema è la sindrome del cane piccolo, che non è una malattia del cane ma un’abitudine delle persone: comportamenti che in un cane da trenta chili nessuno accetterebbe, in uno da quattro fanno tenerezza. Saltare addosso, ringhiare per difendere il divano, abbaiare a chi passa, farsi prendere in braccio ogni volta che c’è qualcosa che non piace.

La regola con questa razza è una sola: le stesse regole di un cane grande. Il Brabantino è fiero per standard, e un cane fiero a cui non si chiede niente diventa un cane che decide da sé.

Il metodo è il rinforzo positivo, con premi piccolissimi – in un cane da quattro chili anche i bocconcini contano sulla bilancia – e sessioni brevi.

Il richiamo si costruisce come sempre, ma con un’avvertenza pratica: questo è un cane che si perde di vista e che è fragile. In un parco affollato, un Brabantino sotto i piedi di qualcuno è un incidente.

Sull’uso della pettorina invece del collare non c’è discussione: in un brachicefalo, la pressione sulla trachea è l’ultima cosa che serve.

E la socializzazione con i cani grandi va fatta presto e bene, perché un Brabantino non si tira indietro e non è consapevole della differenza di taglia. Prenderlo in braccio a ogni incontro peggiora le cose: gli insegna che gli altri cani sono un problema.

La solitudine e l’abbaio

Sono i due temi pratici di questa razza, e nascono dalle stesse due righe di standard: molto attaccato al proprietario e molto vigile.

Sulla solitudine: un cane selezionato per stare addosso alla persona non impara da solo a restare a casa. L’abitudine si costruisce da cucciolo, con assenze brevissime che si allungano poco alla volta, senza scene all’uscita né al rientro, e con qualcosa da masticare.

Chi passa dieci ore fuori casa tutti i giorni farebbe bene a scegliere un’altra razza, o quantomeno a organizzarsi con qualcuno che passi a metà giornata.

Sull’abbaio: molto vigile significa che il cane segnala, e il segnalare è esattamente il mestiere per cui è stato selezionato quando faceva la guardia alle carrozze. Non si elimina, si gestisce.

Cosa funziona: insegnare un segnale di fine – il cane abbaia, voi andate a guardare, lo ringraziate e chiudi la questione – e non rinforzare mai l’abbaio da eccitazione o da richiesta.

Cosa non funziona: sgridarlo mentre abbaia. Per un cane da guardia, la tua voce che si aggiunge alla sua è un rinforzo, non una correzione.

E cosa aiuta più di tutto: un cane stanco e appagato abbaia meno. Vale anche per i cani da quattro chili.

Di quanto movimento ha bisogno

Meno di quanto pensa chi guarda l’energia, e con più attenzione di quanto pensa chi guarda la taglia. Un’ora al giorno divisa in più uscite, più qualcosa da fare con la testa, è la misura giusta.

La ragione della cautela è il muso. Con un massimo di 1,5 cm di canna nasale, questo cane non smaltisce il calore come gli altri: d’estate si esce presto la mattina e la sera tardi, e nelle ore centrali si sta in casa.

Il segnale da conoscere: respiro rumoroso e affannoso che non si calma dopo qualche minuto di riposo, gengive scure o violacee, difficoltà a stare in piedi. In quel caso si raffredda il cane e si va dal veterinario, non si aspetta.

Le attività che gli si adattano sono quelle di testa: giochi di attivazione mentale, ricerca olfattiva in casa e in giardino, esercizi di obbedienza divertenti.

La rally obedience funziona bene: è a bassa intensità e mette in gioco la voglia di collaborare che questo cane ha.

Da evitare: i salti, perché la rotula in un cane da quattro chili non perdona, e tutto quello che chiede sforzo prolungato.

E d’inverno, al contrario, serve un cappottino: pelo corto senza sottopelo e quattro chili di massa non tengono il calore.

Gli errori tipici con questa razza

Il primo è non educarlo perché è piccolo. È l’errore che rovina più cani di taglia minima, e in una razza descritta come fiera si vede prima.

Il secondo è prenderlo in braccio ogni volta che succede qualcosa. Il cane impara che il mondo è pericoloso e che voi lo sai.

Il terzo è il collare al posto della pettorina. In un brachicefalo la trazione sulla gola è la cosa peggiore che si possa fare.

Il quarto è sottovalutare il caldo. Un Piccolo Brabantino portato a passeggio a luglio a mezzogiorno è un cane in pericolo, non un cane pigro.

Il quinto è ignorare il grattarsi sul collo e sulla spalla nel vuoto. In questo gruppo di razze è il segno tipico della siringomielia, e va guardato da un veterinario.

Il sesto è lasciarlo ingrassare. Mezzo chilo in più su un cane da quattro chili è come otto chili su una persona di sessanta.