Carattere e descrizione del Grande Bovaro Svizzero
Il più grande dei bovari svizzeri: taglia, tricolore obbligatorio, carattere e salute
Il Grande Bovaro Svizzero è il più grande dei quattro bovari svizzeri: 65-72 cm nei maschi per sessanta-settanta chili, ossatura pesante, pelo corto e mantello solo tricolore. Lo standard lo descrive sicuro di sé, attento, vigile e senza paura nelle situazioni quotidiane, con un temperamento medio che è la sua qualità più preziosa.
In questa pagina: quanto è grande, la testa e gli occhi a mandorla, le regole del tricolore (molto più severe di quanto sembri), il carattere, la salute con i dati del club di razza, la famiglia dei bovari svizzeri e a chi è adatto.
Sommario
Il Grande Bovaro Svizzero in breve
Razza svizzera, gruppo 2 sezione 3 (cani da montagna e bovari svizzeri), senza prova di lavoro, standard FCI 58. Nasce come cane da guardia e da tiro, ed è il discendente del vecchio cane del macellaio riconosciuto nel 1908 dal professor Albert Heim. Maschi 65-72 cm, femmine 60-68, mantello tricolore obbligatorio. Vive 8-11 anni. In Italia ne nascono circa settanta all’anno: 737 in dieci anni.
Com’è fatto un Grande Bovaro Svizzero

Lo standard apre con cinque parole che dicono tutto: cane tricolore, solido, con ossatura pesante e ben muscoloso. E poi aggiunge la frase che distingue questa razza dai molossoidi pesanti: nonostante la sua mole e il suo peso, presenta resistenza e agilità.
Le misure: maschi da 65 a 72 cm, femmine da 60 a 68. Il peso non è nello standard, ma nella pratica si parla di 60-70 kg per i maschi e 50-60 per le femmine.
Lo standard chiede anche una cosa che nei cani moderni si vede sempre meno: la differenza fra i sessi deve essere nettamente evidente. Un maschio deve sembrare un maschio, con la testa più forte, e una femmina deve sembrare una femmina.
Le proporzioni sono descritte con i numeri: lunghezza del corpo e altezza al garrese in rapporto 10 a 9, quindi un cane appena più lungo che alto; profondità del torace pari alla metà esatta dell’altezza al garrese; cranio lungo come il muso; larghezza del cranio doppia di quella del muso.
Il corpo è quello di un cane da traino: dorso moderatamente lungo e dritto, rene largo e muscoloso, groppa lunga e larga leggermente inclinata e mai più alta del garrese, petto ampio fino ai gomiti con l’avampetto ben sviluppato.
La coda arriva ai garretti, pende a riposo e si alza leggermente curva in movimento: mai arrotolata e mai rovesciata sul dorso. E l’andatura, dice lo standard, deve avere buona ampiezza con la spinta che arriva dai posteriori.
La testa, gli occhi e le orecchie

La testa è forte ma non pesante: è la frase con cui lo standard tiene questa razza lontana dal tipo molossoide. Il cranio è piatto e largo, con il solco frontale che parte dallo stop e sfuma verso l’alto, e lo stop è appena pronunciato.
Il muso è forte, più lungo che profondo, con la canna nasale dritta e senza solco, e non deve mai essere appuntito, né visto dall’alto né di profilo. Le labbra sono appena sviluppate, aderenti e non pendule: niente pendagli da molosso.
Gli occhi sono il dettaglio che dà l’espressione: a mandorla, di media grandezza, né infossati né prominenti, di colore dal nocciola al marrone castagna, con l’espressione attenta e amichevole. L’occhio chiaro è un difetto; uno o due occhi blu sono squalificanti, come l’entropion e l’ectropion.
Le orecchie sono di media grandezza, triangolari e attaccate piuttosto alte: a riposo pendono piatte aderenti alle guance, ma quando il cane è attento si portano in avanti. È il modo in cui questo cane ti dice che ha sentito qualcosa.
Sui denti lo standard è più tollerante di molti altri: chiusura a forbice completa, ma è ammessa l’assenza di due denti (primo e secondo premolare), e i terzi molari non si contano nemmeno.
Il collo è forte e muscoloso, piuttosto grosso, e senza giogaia: in un cane di sessantacinque chili è una precisazione che serve, perché la pelle abbondante sul collo è la porta d’ingresso del tipo sbagliato.
Il tricolore: le regole che nessuno si aspetta

Nel Grande Bovaro Svizzero il colore non è un gusto: è una griglia. Lo standard dice tipicamente tricolore, con il nero come colore base, le focature rosso-bruno simmetriche e il bianco pulito. E poi spiega, punto per punto, dove va ciascun colore.
Il rosso-bruno sta sempre fra il nero e il bianco: sulle guance, sopra gli occhi, dentro le orecchie, sui due lati dell’avampetto, su tutti e quattro gli arti e sotto la coda.
Il bianco sta sulla testa – la lista e il muso – scende senza interruzioni dalla gola al petto, e poi sui piedi e sulla punta della coda. Sono tollerati una macchia bianca sul collo o un collare bianco.
La regola più tecnica di tutte, quella che si giudica sul ring: fra la lista bianca e le focature sopra gli occhi deve restare una banda di nero. Se il bianco e il fulvo si toccano, l’espressione cambia e il soggetto perde tipicità.
Ci sono poi i mismarking, elencati uno per uno: assenza di bianco sulla testa, lista troppo larga, bianco del muso che supera nettamente gli angoli della bocca, stivali bianchi che salgono oltre carpi o garretti, e marcature nettamente asimmetriche.
Sul pelo lo standard chiede un mantello doppio: pelo esterno di media lunghezza e sottopelo denso, il più possibile grigio scuro o nero. Un sottopelo chiaro visibile è un difetto, il pelo corto senza sottopelo è squalificante, e il pelo lungo pure – quello, semplicemente, è un Bovaro del Bernese.
Il mantello blu e gli altri colori non ammessi

Ogni tanto compaiono soggetti di un colore diverso, e il più vistoso è il blu: il nero diluito in un grigio-ardesia, con il tartufo e i bordi degli occhi schiariti. Lo standard è netto: qualsiasi mantello diverso dal tricolore è squalificante.
Nella foto: un Grande Bovaro Svizzero blu. È un cane di questa razza, ma il suo mantello non è ammesso dallo standard.
Il blu dipende dal gene della diluizione, lo stesso che nel Weimaraner produce il grigio e nel Dobermann il blu. Nelle razze dove non fa parte dello standard c’è un buon motivo per tenerlo fuori: al gene della diluizione è associata l’alopecia da diluizione del colore, un problema di pelle che colpisce una parte dei soggetti diluiti.
Chi vi propone un cucciolo blu o raro a un prezzo più alto, in questa razza, sta vendendo un difetto come una qualità. Conviene dirlo, perché sui cani rari e colorati il mercato corre più della cinofilia.
Un altro colore che si vede sono i soggetti senza bianco o quasi: anche quelli, per lo standard, non sono ammessi. E i soggetti con macchie molto asimmetriche restano nella razza ma pagano in esposizione.
Attenzione: nulla di tutto questo riguarda la salute generale del cane. Un soggetto fuori standard è un cane come tutti gli altri, semplicemente non è un riproduttore.
Il carattere del Grande Bovaro Svizzero
Lo standard dedica al carattere quattro frasi ed è una descrizione precisa: sicuro di sé, attento, vigile e senza paura nelle situazioni quotidiane. Di buon carattere e devoto verso le persone che conosce. Sicuro con gli estranei. Temperamento medio.
Quel temperamento medio è la qualità che rende questa razza adatta a una famiglia. Non è un cane iperattivo che va portato allo sfinimento, e non è un cane spento: è un cane che alza il livello quando c’è qualcosa da fare e che poi si spegne sul pavimento come un tappeto tricolore.
La parte da leggere due volte è sicuro con gli estranei. Non vuol dire festaiolo e non vuol dire diffidente: vuol dire che valuta, resta tranquillo e non ha bisogno di dimostrare niente. In un cane da guardia di sessantacinque chili è esattamente il carattere che si vuole.
Perché è un cane da guardia, e lo standard lo mette fra le utilizzazioni originali insieme al traino. Non è un cane da difesa e non ha il morso dei cani da lavoro: la sua guardia è la presenza, la voce profonda e il fatto di notare tutto quello che cambia intorno a casa.
Con la famiglia è appiccicoso, e su questo chi ce l’ha è unanime: vuole stare dove state voi, ti segue da una stanza all’altra e soffre se lo si tiene isolato in giardino. Un cane così grande in casa si sente, ma è lì che questa razza dà il meglio.
Con i bambini è tollerante e paziente, con l’unico problema che è quello della taglia: un cane da sessanta chili che si gira in un corridoio può far cadere un bambino piccolo senza volerlo.
Con gli altri cani se socializzato è tranquillo, ma i maschi adulti possono essere impositivi con altri maschi. Con i gatti di casa la convivenza è normale: non è un cane predatorio, è un bovaro.
Quanto vive un Grande Bovaro Svizzero e di cosa si ammala

La vita media è di 8-11 anni, con soggetti che arrivano a dodici o tredici: sono i numeri di un cane gigante, e vanno messi in conto prima di prenderne uno. Su questa razza, per fortuna, il club di razza americano pubblica un elenco dettagliato dei problemi noti, e conviene leggerlo tutto.
Le articolazioni vengono prima: displasia dell’anca e del gomito e osteocondrosi della spalla, cioè il classico pacchetto dei cani grandi che crescono in fretta. I genitori vanno radiografati, e il cucciolo va fatto crescere piano.
Poi ci sono le due emergenze dell’addome. La torsione dello stomaco, il bloat, che riguarda tutti i cani con il petto profondo. E la torsione della milza, che il club definisce rara tranne che in questa razza: è una delle poche cose in cui il Grande Bovaro Svizzero è statisticamente sfortunato.
L’epilessia idiopatica è il capitolo più serio: il club la definisce comunemente affliggente nella razza, con le crisi che compaiono spesso fra il primo e il terzo anno di vita e la necessità di farmaci a vita. Le indagini fra i proprietari la stimano attorno al 5%.
Sugli occhi si parla di cataratta ereditaria a progressione lenta, distichiasi (ciglia in posizione anomala) ed entropion: la visita oculistica dei riproduttori è la risposta.
Due voci che nelle schede si leggono raramente. L’incontinenza urinaria, che il club definisce comune soprattutto nelle femmine sterilizzate e che si gestisce con la terapia. E i problemi di coagulazione: pochi casi di emorragie eccessive durante interventi chirurgici, senza una causa chiarita. Sapere che esistono serve a dirlo al veterinario prima di un’operazione.
E poi c’è una cosa che ha un nome quasi comico e un significato serio: il lick fit, il leccamento compulsivo di pavimenti, muri e oggetti, che nella razza è associato a malessere gastrico. Se un Grande Bovaro comincia a leccare tutto, non è un vizio: si indaga lo stomaco.
I quattro bovari svizzeri, e come si riconoscono

I bovari svizzeri sono quattro, hanno lo stesso mantello tricolore e si distinguono quasi solo per taglia e pelo. Sono, in ordine di grandezza: il Grande Bovaro Svizzero, il Bovaro del Bernese, l’Appenzeller e il Bovaro dell’Entlebuch.
Nella foto: un Grande Bovaro Svizzero accanto a un Bovaro dell’Entlebuch, il più piccolo dei quattro. Stesso mantello, quasi trenta centimetri di differenza.
La regola per non sbagliare è semplice. Se il cane è grande e a pelo corto è un Grande Bovaro Svizzero. Se è grande e a pelo lungo è un Bovaro del Bernese. Se è medio, 52-56 cm, con la coda spesso arrotolata sul dorso, è un Appenzeller. Se è piccolo, 44-50 cm, è un Entlebuch.
La parentela non è teorica: la razza è nata proprio da due Bovari del Bernese a pelo corto presentati nel 1908, che erano in realtà i resti del vecchio tipo grande. È una storia che si racconta per intero nella pagina sulla storia.
Il paragone che invece la gente fa più spesso è con il Rottweiler, per il tricolore nero e fulvo. Ma il Rottweiler non ha il bianco, che nel Grande Bovaro è obbligatorio, e ha una testa completamente diversa, più larga e con lo stop marcato.
In Italia i numeri raccontano la differenza di popolarità: nel 2024 sono nati 1.321 Bovari del Bernese, 72 Grandi Bovari Svizzeri, 28 Appenzeller e 9 Entlebuch.
A chi è adatto il Grande Bovaro Svizzero

È adatto a chi vuole un cane grande e tranquillo dentro casa. Sembra una contraddizione, e invece è esattamente questa razza: fuori è un cane instancabile che tira un carretto e cammina per ore, in casa è un cane che si sdraia e aspetta.
Va bene per famiglie con spazio – una casa con giardino è la situazione ideale – e per chi ha voglia di camminare ogni giorno. Non serve uno sportivo: servono un’ora e mezza di movimento, cose da fare insieme e la presenza delle persone.
Va bene per chi vuole un cane da guardia senza aggressività: nota tutto, avvisa con una voce profonda e poi si fida del tuo giudizio.
Va bene anche per l’appartamento, a due condizioni: che sia grande abbastanza e che il cane esca. Il temperamento medio lo rende gestibile in casa più di quanto la taglia suggerisca.
Non va bene per chi vive fuori tutto il giorno: un bovaro isolato diventa un cane che abbaia e distrugge. Non va bene per chi non ha budget per un cane grande, fra cibo, veterinario e le emergenze che in questa razza possono arrivare. E non va bene per chi cerca un cane sportivo da corsa: il caldo è il suo nemico e le articolazioni vanno rispettate.
E una cosa che va detta con franchezza: 8-11 anni di vita media sono pochi, e chi prende un gigante deve saperlo prima. È il prezzo di questi cani, e chi li ama lo paga volentieri.
Se invece la taglia vi spaventa ma il tipo vi piace, la famiglia ha alternative più piccole con lo stesso mantello e lo stesso carattere solido: l’Appenzeller e il Bovaro dell’Entlebuch.

