Appenzeller Sennenhund (Bovaro dell’Appenzell)
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Appenzeller in breve
L’Appenzeller Sennenhund, in italiano Bovaro dell’Appenzell, è uno dei quattro bovari svizzeri e il meno conosciuto dei quattro in Italia. È un cane medio, 52-56 centimetri e 22-32 chili, tricolore obbligatorio su fondo nero o marrone avana, con un segno che non ha nessun altro della famiglia: la coda arrotolata stretta sulla groppa quando si muove. Nasce per condurre il bestiame e fare la guardia alla fattoria, e tutti e due i mestieri gli sono rimasti addosso: è sveglio, instancabile, attaccato ai suoi, prudente con gli estranei e con una voce che usa volentieri. Vive 12-15 anni, ed è raro sul serio: 28 cuccioli iscritti in Italia nel 2024 e tre soli allevamenti con affisso. Sotto la carta d’identità, e da lì si scende nei particolari.
Storia ed origine dell’Appenzeller

La prima volta che questo cane compare su un libro è il 1853, e non in un manuale di cinofilia: sta in Das Thierleben der Alpenwelt del naturalista Friedrich von Tschudi, descritto come un bovaro pluricolore dal pelo corto, di media taglia, con la voce dai toni alti e l’aria di uno Spitz. Per il resto dell’Ottocento resta quello che era sempre stato: un cane di fattoria senza registri, che conduce le mucche e fa la guardia alla stalla fra l’Appenzello e il Toggenburgo.
La svolta arriva quando quel mondo comincia a sparire. Nel 1895 il capo delle guardie forestali Max Sieber chiede alla Società Cinologica Svizzera di intervenire, e nel 1898 il Canton San Gallo stanzia 400 franchi per salvare la razza: soldi pubblici, per un cane da fattoria. Alla fiera di Altstätten sfilano nove maschi e sette femmine, e poco dopo otto soggetti aprono a Winterthur la prima classe dedicata ai cani bovari.
Nel 1906, spinto dal professor Albert Heim, nasce il Club del Bovaro dell’Appenzell, che rende obbligatoria l’iscrizione dei cuccioli nel Libro Origini: da lì in poi si sa chi nasce da chi. Nel 1914 Heim scrive il primo standard valido, e l’impianto è quello che leggi ancora oggi nello standard FCI numero 46. Nella pagina trovi tutte le tappe in tabella, la cartolina del 1900 con il cane in testa alla transumanza e il capitolo su ProSpecieRara, che ha messo l’Appenzeller nella lista delle razze da salvare: l’unica razza canina svizzera che ci sia finita.
Carattere e descrizione dell’Appenzeller

È un cane medio e compatto: 52-56 centimetri al garrese i maschi, 50-54 le femmine, 22-32 chili di muscoli su un telaio quasi quadrato, perché lo standard vuole il rapporto 9:10 fra altezza e lunghezza. Il tratto che lo tradisce a cento metri è la coda arrotolata stretta sulla groppa quando si muove: nessuno degli altri bovari svizzeri fa così, ed è anche il motivo per cui nel 1853 lo paragonavano a uno Spitz.
Il manto è doppio e corto, e il colore di fondo può essere solo nero o marrone avana, quest’ultimo molto più raro da vedere in Italia: sopra ci vanno per forza il fulvo e il bianco, in punti che lo standard descrive uno per uno. Un Appenzeller non tricolore non è un Appenzeller, e l’occhio blu è motivo di squalifica. Sul carattere lo standard è più diretto di qualsiasi articolo: vivace, sicuro di sé, senza paura, leggermente diffidente con gli estranei e guardiano incorruttibile.
Tradotto nella vita di tutti i giorni: con la famiglia è caldo e attaccatissimo, con gli sconosciuti parte prudente e decide con calma, e non si compra con un biscotto. E abbaia, perché è il mestiere per cui è stato fatto: nella pagina c’è il capitolo che lo dice chiaro, insieme a quanto vive, ai controlli su anca gomito e rotula che il club svizzero impone per allevare, e a due nomi da conoscere prima di comprare, l’arco aortico destro persistente e gli ureteri ectopici.
I quattro bovari svizzeri e come si distinguono

Quando qualcuno dice bovaro svizzero di solito ha in mente il Bernese, ma le razze sono quattro, tutte nate nelle fattorie svizzere, tutte tricolori e tutte con lo stesso schema di colori. Cambiano la taglia, il pelo e la coda: il Bernese è il gigante a pelo lungo, il Grande Bovaro Svizzero è il più grosso ma a pelo corto, l’Appenzeller sta nel mezzo con la coda arrotolata, l’Entlebucher è il più piccolo con la coda naturalmente corta.
La differenza di popolarità in Italia è impressionante, e i numeri ufficiali ENCI del 2024 la mettono in fila senza bisogno di commenti: il Bernese da solo fa 1.321 iscrizioni, gli altri tre messi insieme non arrivano a 110.
Se stai scegliendo dentro questa famiglia, il ragionamento onesto è questo: il Bernese lo trovi ovunque ma è un cane grande, pesante e con un’aspettativa di vita corta. L’Appenzeller vive più a lungo e ha molta più energia da smaltire, quindi chiede una vita diversa. L’Entlebucher gli somiglia in piccolo ed è ancora più raro. Il Grande Bovaro Svizzero è un signore tranquillo dentro un corpo enorme. Sono quattro cani con lo stesso vestito e quattro vite quotidiane molto diverse.
Addestramento ed educazione dell’Appenzeller

È un cane che impara in fretta e che ha opinioni sue, il che è una fortuna e un lavoro insieme: l’addestramento non è un vezzo, è la condizione perché la convivenza regga. Nasce per spostare bestiame tutto il giorno e poi fare il turno di guardia, e quella macchina non si spegne perché ti sei trasferito in villetta: se non gli dai un compito se lo trova da solo, e la sua idea di compito è quasi sempre abbaiare a tutto quello che passa. Servono due uscite vere al giorno, movimento e naso, più qualcosa da risolvere con la testa.
Sulla diffidenza verso gli estranei l’obiettivo non è farlo diventare socievole con chiunque, perché non ci arriverai: l’obiettivo è che quando arriva qualcuno guardi te invece di decidere da solo. Ci si arriva con la socializzazione da cucciolo, fatta presto e a distanza gestibile, e premiando l’abbaio che si ferma invece di punire quello che parte. La mano pesante qui non funziona: con un cane sicuro di sé o ti tiene testa o si chiude.
Fra gli sport ce n’è uno che gli calza in modo quasi comico, il treibball, che è spingere palloni verso una porta seguendo le indicazioni: il suo mestiere di famiglia tradotto in palestra. Funzionano benissimo anche rally obedience, nose work e dog trekking, dove regge un passo che stanca il padrone. Nella pagina trovi gli sport uno per uno e i tre errori classici che si fanno con questa razza.
Allevamento dell’Appenzeller

Qui i numeri parlano da soli: in tutta Italia ci sono tre allevamenti con affisso ENCI che fanno questa razza, due in Piemonte fra Alessandria e Vercelli e uno in Lombardia in provincia di Sondrio, e nel 2024 i cuccioli iscritti sono stati ventotto. In dieci anni fanno 399 cani in tutto. Significa che non sceglierai l’allevamento più vicino a casa: ti metterai in lista, aspetterai, e con ogni probabilità guarderai anche in Svizzera, Germania o Austria, dove la razza è molto più diffusa.
Un cucciolo con pedigree ENCI e genitori controllati costa fra i 900 e i 1.400 euro in Italia, fra i 1.200 e i 2.000 dall’estero. Sotto i 600 euro la domanda giusta non è se hai fatto un affare, ma cosa manca: in una razza dove il club svizzero impone radiografie di anca, gomito e rotula prima di poter accoppiare, un prezzo stracciato di solito vuol dire che quegli esami non ci sono.
Nella pagina trovi la tabella dei prezzi, quella delle iscrizioni anno per anno e la lista di cosa chiedere prima di firmare: i referti dei genitori con i gradi scritti, il pedigree, la madre insieme ai cuccioli. E le due domande che valgono più di tutti i documenti, cioè come sceglie gli accoppiamenti guardando la parentela fra le linee, e cosa succede se fra due anni non puoi più tenerlo.


