English Toy Terrier
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’English Toy Terrier in breve
L’English Toy Terrier (Black and Tan) è un terrier britannico in miniatura: 25-30 cm per 2,7-3,6 kg, pelo corto e lucido, solo nero focato, con gli inconfondibili orecchie a fiamma di candela erette. Lo standard lo definisce toy con caratteristiche da terrier e ricorda che storicamente sapeva cavarsela nella rat pit. Oggi è una delle razze britanniche più rare: in Italia sono nati 49 cuccioli in nove anni.
Che cane è l’English Toy Terrier

È un terrier di tipo toy, gruppo 3 sezione 4, senza prova di lavoro. Lo standard chiede un cane ben bilanciato, elegante e compatto, con ossatura fine.
Lo riconoscete da tre cose: la taglia, minuta; il manto nero focato con le focature disegnate al millimetro dallo standard; e le orecchie a fiamma di candela, erette e ravvicinate, che dai nove mesi devono stare su.
Cosa chiede: trenta o quaranta minuti di passeggiata al giorno, compagnia quasi costante, il cappottino d’inverno e attenzione alla fragilità – i salti dal divano, in un cane da tre chili, non sono innocui.
Cosa lo rende speciale: è un terrier in miniatura, non un cane da borsetta. Sveglio, vigile, attaccato alla sua persona, con duecento anni di selezione sui ratti alle spalle.
Da sapere prima: è una delle razze britanniche più rare, nella lista delle autoctone vulnerabili del Kennel Club, con circa 100 registrazioni l’anno nel Regno Unito. In Italia c’è un solo allevamento con affisso.
E una domanda da fare per prima all’allevatore: il test del DNA per la xanthinuria, la malattia genetica della razza, di cui circa il 20% dei soggetti è portatore.
Storia ed origine dell’English Toy Terrier

L’antenato dell’English Toy Terrier si chiamava Black and Tan Terrier, era un terrier inglese a pelo liscio documentato dal periodo Tudor, e il suo lavoro era uccidere i topi. Con la rivoluzione industriale i ratti diventano un problema di massa e nei pub nascono le rat pit: recinti dove si scommetteva su quanti ratti un terrier uccidesse in un’ora. Secondo il club di razza, nel periodo di massima diffusione Londra ne contava almeno settanta.
Il cane più famoso di quel mondo pesava 2,5 kg: si chiamava Tiny the Wonder e nel 1848 uccise 200 ratti in meno di un’ora; apparteneva a Jemmy Shaw, della Blue Anchor Tavern di Finsbury. Lo standard FCI di oggi, descrivendo il carattere, cita ancora quel passato.
Attorno al 1850 la razza cambia mestiere: per le esposizioni si cercano cani più eleganti, e i Black and Tan vengono incrociati con Whippet e piccoli levrieri italiani. Da lì vengono il collo lungo e arcuato e l’ossatura fine. Nel 1873 nasce il Kennel Club, nel 1880 apre una classe per il Black and Tan Terrier.
Poi le date della separazione: 1903, i miniatura diventano categoria distinta; 1924, i grandi diventano Manchester Terrier; marzo 1938, a Crufts nasce il club della varietà toy; 1960, il Kennel Club adotta il nome English Toy Terrier (Black and Tan). Negli Stati Uniti la stessa razza si chiama ancora Toy Manchester Terrier. Oggi è nella lista delle razze autoctone vulnerabili del Kennel Club: circa 100 registrazioni l’anno nel Regno Unito, 49 cuccioli in nove anni in Italia.
Carattere e descrizione dell’English Toy Terrier

Lo standard chiede un cane ben bilanciato, elegante e compatto, con ossatura fine definita eminentemente desiderabile, altezza ideale 25-30 cm e peso 2,7-3,6 kg. Le linee sono quelle di un piccolo levriero, e non è un caso: attorno al 1850 la razza è stata incrociata con Whippet e piccoli levrieri italiani.
La firma sono le orecchie: a fiamma di candela, attaccate alte e ravvicinate, con una prova pratica scritta nello standard – piegandoli in avanti non devono arrivare all’occhio – e una scadenza: dai nove mesi il portamento deve essere eretto. È il difetto più comune della razza.
Il colore è solo nero focato, e il capitolo dello standard è uno dei più minuziosi della cinofilia: nero ebano, focato come una castagna nuova, confini che si incontrano di netto, la linea nera su ogni dito (pencilling), la macchia nera al centro del metacarpo (thumb mark), una macchia focata sopra ogni occhio. Il bianco, in qualunque punto, è da evitare del tutto.
Il carattere sta in una definizione perfetta: toy con caratteristiche da terrier. Sveglio, ricordando che storicamente sapeva cavarsela nella rat pit. Mai indebitamente nervoso. Nella pagina ci sono anche il confronto con Manchester Terrier e Pinscher Nano e il capitolo salute, dominato da una malattia testabile: la xanthinuria di tipo 2a, con circa il 20% di portatori.
Addestramento ed educazione dell’English Toy Terrier

Con un cane da tre chili l’errore più comune è non educarlo: è piccolo, si prende in braccio, e i problemi sembrano risolversi da soli. Con l’English Toy Terrier la scorciatoia dura sei mesi, perché sotto quei tre chili c’è un terrier vigile e reattivo.
Le priorità dei primi mesi sono trattarlo come un cane – camminare, annusare, stare a terra – la socializzazione scelta con criterio, perché un cucciolo da un chilo e mezzo travolto al parco impara la paura in tre secondi, la pettorina al posto del collare, e l’abitudine a stare da solo, costruita per gradi.
Il tema quotidiano è l’abbaio: campanello, ascensore, passi sulle scale. Si lavora con un comportamento alternativo e con la desensibilizzazione, non urlando sopra al cane. E si lavora sulla noia, che è la causa vera.
Sulle attività serve onestà: su un cane con ossatura fine e rischio di lussazione della rotula gli sport di salto non sono una buona idea. Gli hoopers, che non hanno salti, la ricerca olfattiva, il rally obedience, il dog dance e l’attivazione mentale sì. Servono 30-40 minuti di passeggiata al giorno, più testa. E in casa: attenzione ai salti dal divano.
Allevamento dell’English Toy Terrier

In Italia l’English Toy Terrier è una razza per pochi: secondo le API dell’ENCI sul codice 013 sono nati 49 cuccioli in nove anni – con un picco di 18 nel 2021 e uno solo nel 2024 – e c’è un unico allevamento con affisso, in Emilia Romagna.
Nel Regno Unito, il paese della razza, le registrazioni sono circa 100 l’anno e la razza è nella lista delle autoctone vulnerabili del Kennel Club. Un cucciolo costa indicativamente fra i 1.200 e i 2.000 euro, e l’attesa si misura in mesi, a volte in più di un anno.
La domanda numero uno da fare all’allevatore, in questa razza, è precisa: il test del DNA per la xanthinuria di tipo 2a. È una malattia recessiva che porta a calcoli di xantina e nefropatia, il test esiste, e circa il 20% dei soggetti è portatore. Portatore per libero non produce malati; portatore per portatore sì.
Poi ci sono le cose che si guardano dal vivo: le orecchie – che entro i nove mesi devono essere erette – i denti in una bocca piccola, la struttura senza esagerazioni di finezza, e il carattere della madre. Nella pagina ci sono i costi e il perché, in un cane da tre chili, la fragilità è una voce di spesa e non un dettaglio estetico.


