Drahthaar
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Drahthaar in breve
Il Drahthaar (per la FCI Cane da ferma tedesco a pelo duro, in tedesco Deutsch Drahthaar) è il cane da caccia polivalente per eccellenza: cerca, punta, riporta a terra e in acqua e lavora sulla pista di sangue. È alto 61-68 centimetri nei maschi e 57-64 nelle femmine, per 23-34 chili, con il pelo duro come fil di ferro, il sottopelo impermeabile, la barba e le sopracciglia marcate. Carattere solido, controllato, equilibrato. Vive 12-14 anni.
Che cane è il Drahthaar

È un attrezzo da lavoro, costruito dai tedeschi alla fine dell’Ottocento con un obiettivo scritto: un cane che cacci su qualsiasi terreno, bosco e acqua, prima e dopo lo sparo. Tutto quello che vedi in questo cane risponde a quella frase.
Il pelo è la parte più riconoscibile: duro come fil di ferro, con un sottopelo impermeabile, barba e sopracciglia che proteggono muso e occhi. Serve per entrare nei roveti e nuotare in acqua fredda, e come effetto collaterale rende la manutenzione quasi nulla.
Il carattere è quello di un cane serio: equilibrato, non timido, legatissimo alla sua famiglia e riservato con gli estranei. È intelligente e sensibile, impara in fretta e non tollera i modi bruschi. In casa, se ha fatto la sua giornata, è tranquillo e discreto.
Cosa chiede: lavoro. Non passeggiate, lavoro. Due ore al giorno fra movimento e naso, e possibilmente un’attività strutturata: caccia, pista di sangue, mantrailing, riporto. Cosa non chiede: toelettatore, cure particolari, spazi enormi in casa.
In Italia è molto più diffuso di quanto sembri, ma quasi solo fra i cacciatori: 7.465 cuccioli in dieci anni e 39 affissi in quattordici regioni.
Storia ed origine del Drahthaar

Il Drahthaar nasce in Germania alla fine dell’Ottocento da un progetto dichiarato: costruire un cane da caccia polivalente con un pelo capace di proteggerlo dove gli altri si fermano. Lo standard FCI cita per nome l’uomo dietro l’idea, Hegewald, pseudonimo del barone Siegfried di Zedlitz e Neukirch, e il principio che ha guidato tutto: l’efficacia condiziona il tipo.
I fondatori sono elencati nello standard: Pudelpointer, Griffon Korthals e Deutsch Stichelhaar, cioè le migliori razze a pelo duro dell’epoca, con l’innesto del Bracco tedesco a pelo corto per dare stile e andatura. Il risultato arriva in fretta: in qualche decennio il Drahthaar diventa, in Germania e in mezza Europa, il cane da caccia preferito e più affermato.
Nella pagina trovi anche il motivo per cui questa razza non si è divisa in due (una linea da esposizione e una da lavoro, come è capitato a tante altre): in Germania il Verband richiede prove di lavoro per la riproduzione, e la FCI la classifica con prova di lavoro. E ci sono i numeri italiani, che sorprendono: 7.465 cuccioli in dieci anni e 39 affissi in quattordici regioni.
Carattere e descrizione del Drahthaar

Il carattere sta in una riga dello standard, e ogni parola è stata scelta: solido, controllato, equilibrato, non timido a caccia, né timido né aggressivo. La debolezza di carattere e la paura dello sparo sono motivi di squalifica: in questa razza il carattere è un requisito tecnico, non un dettaglio.
È un cane grande: 61-68 centimetri nei maschi e 57-64 nelle femmine, per 23-34 chili, quasi quadrato di proporzioni, con le linee cranio-facciali divergenti e la canna nasale leggermente montonina. Il mantello è la sua corazza: pelo duro come fil di ferro lungo 2-4 centimetri, sottopelo impermeabile, barba e sopracciglia marcate. I colori ammessi sono quattro, e altri non sono ammessi.
Nella pagina trovi il capitolo sul pelo e su come si cura (stripping, non tosatura), i quattro colori, la questione della coda e del divieto di taglio in Italia, il confronto col Kurzhaar, il capitolo sulla polivalenza (ferma, riporto, acqua, pista di sangue) e la parte sulla salute, dove la sigla da conoscere è von Willebrand di tipo 2, con il suo test del DNA. Vive 12-14 anni.
Addestramento ed educazione del Drahthaar

Impara con una facilità che sorprende, perché la selezione ha premiato per generazioni i cani che collaborano. Nei primi mesi le priorità sono la socializzazione, l’abitudine graduale ai rumori forti (in una razza dove la paura dello sparo è squalifica, è un investimento che dura una vita) e il contatto, cioè l’abitudine a guardarti e a tornare.
Ferma e riporto sono istinti, non esercizi da creare: si incanalano. Si parte dal riporto (oggetti in casa, poi il dummy, poi terreno vario) puntando alla consegna in mano, e l’acqua non si impone mai. Nel primo anno due o tre sedute con un addestratore di cani da ferma cambiano la carriera del cane.
Se non vai a caccia si può fare, ma va progettato: pista di sangue su tracce artificiali, mantrailing, nose work, lavoro coi dummy e dog trekking. Il conto minimo è di due ore al giorno fra movimento e testa, tutti i giorni, pioggia compresa.
Allevamento del Drahthaar

In Italia il Drahthaar si trova, e in numeri che pochi immaginano: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 7.465 cuccioli, quasi 750 all’anno, con il picco nel 2017 (884) e un calo netto negli ultimi anni (515 nel 2024). Gli affissi dedicati sono 39 in quattordici regioni, con Lombardia ed Emilia Romagna in testa.
Un cucciolo con pedigree costa fra gli 800 e i 1.200 euro, fino a 1.500 da linee da lavoro con prove tedesche superate. Il mantenimento è quello di un cane da trenta chili molto attivo, 80-130 euro al mese, e la toelettatura è quasi a zero: il pelo duro si mantiene a mano con lo stripping una o due volte l’anno.
I test da pretendere sono due e non si contrattano: il von Willebrand di tipo 2 (coagulopatia recessiva con test del DNA: su 1.855 cani europei il 7,8% è portatore) e le lastre di anche e spalle, che in Germania il club di razza richiede per la riproduzione. E una domanda che in questa razza vale più di tutte: cosa fanno i genitori.


