Boerboel
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
Il Boerboel in breve
Il Boerboel è il grande molossoide da fattoria sudafricano: 60-66 centimetri nei maschi per un peso che nella pratica va dai 55 ai 90 chili. Il nome viene dall’afrikaans boer, contadino, e boel, cane di tipo mastino: è letteralmente il cane da fattoria del contadino, selezionato per sorvegliare fattorie isolate. Il pelo è corto, i colori sono tigrato, fulvo e marrone con o senza maschera nera. È un cane da guardia territoriale e va scelto sapendolo. E c’è una cosa che cambia tutto: non è riconosciuto dalla FCI, quindi in Italia non esiste un suo pedigree ENCI.
Il Boerboel non ha un pedigree italiano: cosa significa

È l’informazione più utile di tutta questa pagina e conviene metterla per prima, perché cambia il modo in cui si compra un cucciolo. Il Boerboel non è una razza riconosciuta dalla FCI: non compare né nell’elenco definitivo né in quello provvisorio.
L’ENCI segue la nomenclatura FCI, quindi la conseguenza è diretta: in Italia non esiste un libro genealogico del Boerboel e non esiste un pedigree ENCI di questa razza. Chi ti mostra un documento, ti sta mostrando qualcosa emesso altrove.
Il motivo del mancato riconoscimento non riguarda il cane. In Sudafrica c’è un contenzioso fra la SABBS, che è il custode ufficiale del libro genealogico della razza per legge, e la KUSA, che è il kennel club sudafricano membro della FCI: finché la questione su chi gestisce lo studbook resta aperta, la FCI non procede. Negli Stati Uniti, invece, l’AKC ha dato il riconoscimento pieno il 1 gennaio 2015.
Cosa cambia in pratica per te. Primo: la domanda da fare a chi vende non è ha il pedigree? ma quale registro lo ha emesso, perché fra un documento SABBS e il foglio di un registro privato inventato c’è una differenza enorme. Secondo: nessuno impone controlli sanitari ai riproduttori, quindi le radiografie di anca e gomito vanno chieste con insistenza. Terzo: non esiste un club di razza italiano riconosciuto a cui rivolgersi se qualcosa va storto.
È la stessa situazione dell’American Pit Bull Terrier, l’altra razza non FCI di cui parliamo qui. Non è un giudizio sul cane: è un dato di fatto che chi lo sceglie deve conoscere prima e non dopo.
Storia ed origine del Boerboel

Il nome dice già quasi tutto: in afrikaans boer significa contadino e boel viene da boelhond, cane di tipo mastino. Letteralmente, il cane da fattoria del contadino. Le origini stanno nei mastini e nei bulldog portati in Sudafrica dai coloni europei, selezionati per una funzione sola: sorvegliare fattorie isolate e affrontare la selvaggina grossa. L’allevamento organizzato comincia solo negli anni Cinquanta.
La parte che nessuna scheda racconta riguarda i registri. Il Boerboel non è riconosciuto dalla FCI, e la ragione non ha a che vedere col cane: in Sudafrica c’è un contenzioso fra la SABBS, custode ufficiale del libro genealogico dal 2014 ai sensi dell’Animal Improvement Act, e la KUSA, che è il kennel club membro FCI. Finché la questione resta aperta, la FCI non procede.
Negli Stati Uniti invece il percorso si è chiuso: l’AKC lo ha inserito nel Foundation Stock Service nel 2006 e gli ha dato il riconoscimento pieno nel gruppo Working dal 1 gennaio 2015. Per l’Italia la conseguenza è diretta e la spieghiamo nella pagina: l’ENCI segue la FCI, quindi un pedigree ENCI del Boerboel non esiste.
Carattere e descrizione del Boerboel

Gli standard sudafricani indicano 60-66 centimetri per i maschi e 55-61 per le femmine, con un peso che nella pratica sta fra i 55 e i 90 chili: sul peso i registri non concordano, e va detto invece di inventare un numero. Il pelo è corto, liscio e denso, e i colori ammessi sono tigrato, fulvo e marrone, con o senza maschera nera, più il nero per la SABBS.
Sul carattere non ha senso addolcire: è un cane da guardia territoriale, selezionato per sorvegliare fattorie isolate. Con la sua famiglia è equilibrato, calmo in casa e profondamente legato; con gli estranei e soprattutto con altri cani, in particolare fra maschi, può essere problematico. Non è un difetto di educazione, è il risultato di un secolo di selezione in quella direzione.
Le conseguenze pratiche sono tre: socializzazione seria nei primi mesi, gestione costante (settanta chili che decidono da soli sono un problema per chiunque) ed esperienza di chi lo prende. Nella pagina trovi anche il capitolo salute, con anca e gomito, palpebre, epilessia giovanile e la torsione dello stomaco.
Addestramento ed educazione del Boerboel

Con questa razza l’addestramento non è un’attività ricreativa: è la differenza fra un cane gestibile e un problema serio. È intelligente e collabora volentieri, e non serve alcuna durezza, anzi il confronto fisico con un cane che arriverà a settanta chili è una strada senza uscita. Serve coerenza, e serve quando il cucciolo pesa dieci chili.
Il capitolo che conta più di tutti è la socializzazione, che qui non è opzionale. Un cane selezionato per la guardia territoriale ha già dentro tutto quello che serve per diffidare: il lavoro dei primi mesi non è insegnargli a sorvegliare, è insegnargli quando non serve. Incontri scelti e tranquilli, non il caos del parco.
Sulle attività bastano passeggiate quotidiane serie e qualcosa per la testa: obedience e nose work su tutte, con rispetto per le articolazioni nel primo anno. E una nota sulla responsabilità: in Italia la lista delle razze pericolose è stata abolita nel 2009 e la normativa responsabilizza il proprietario, quindi assicurazione e guinzaglio sono buon senso, non obblighi di razza.
Allevamento del Boerboel

Qui c’è il punto che distingue questa razza da quasi tutte le altre del sito: in Italia non esiste un pedigree ENCI del Boerboel, perché l’ENCI segue la nomenclatura FCI e la FCI non lo riconosce. Non è illegale possederne uno: semplicemente non c’è un libro genealogico italiano a garantire nulla.
La conseguenza pratica è che tutto il lavoro di verifica lo devi fare tu. La prima domanda a chi vende è quale registro ha emesso il documento: SABBS, KUSA, AKC o un registro privato che non garantisce niente. La seconda è se i genitori sono radiografati su anca e gomito, perché in assenza di regole nessuno lo impone.
E poi c’è la domanda che riguarda te: dove e come vivrà. Un molossoide da guardia di settanta chili in un contesto sbagliato è un problema per il cane prima ancora che per gli altri, e un allevatore serio te lo dice prima di venderti un cucciolo.


