Storia ed origine del Boerboel
Il cane da fattoria dei coloni, la ricostruzione degli anni Cinquanta e i registri
Il Boerboel è una razza giovane con radici vecchie: il tipo di cane esiste in Sudafrica da secoli, ma la razza come la conosciamo si è organizzata solo nel Novecento. Qui trovi la storia e il motivo per cui, ancora oggi, questa razza non ha un riconoscimento FCI.
Sommario
Da dove viene il Boerboel

Il nome dice già quasi tutto. In afrikaans, boer significa contadino e boel viene da boelhond, cane di tipo mastino o bulldog. Letteralmente: il cane da fattoria del contadino.
Le origini stanno nei cani portati in Sudafrica dai coloni europei a partire dal Seicento: mastini e bulldog incrociati fra loro e con i cani locali, selezionati per una funzione sola e molto concreta, cioè sorvegliare fattorie isolate a giorni di distanza dal vicino più prossimo, e all’occorrenza affrontare la selvaggina grossa.
Non era un allevamento nel senso moderno: era una selezione funzionale, dove restavano i cani che facevano il lavoro e sopravvivevano alle condizioni. È lo stesso meccanismo che ha prodotto molti cani da guardiania, ed è la ragione per cui questa razza ha il carattere che ha.
L’allevamento organizzato comincia solo negli anni Cinquanta del Novecento, quando alcuni appassionati cominciano a raccogliere i soggetti tipici rimasti nelle fattorie e a fissarne le caratteristiche.
I registri, e perché la FCI non lo riconosce
Questa è la parte che nessuna scheda racconta e che invece serve a chi vuole comprare un cucciolo. Il Boerboel oggi è riconosciuto da diversi registri, ma non dalla FCI, e la ragione non ha niente a che vedere col cane.

In Sudafrica il custode ufficiale del libro genealogico è la SABBS, la South African Boerboel Breeders’ Society, costituita nel 2012 e registrata nel 2014 ai sensi dell’Animal Improvement Act, la legge sudafricana del 1998 sul miglioramento genetico degli animali. La razza è riconosciuta anche dalla KUSA, che è il kennel club sudafricano membro della FCI.
Ed è proprio lì che sta il problema: fra i due enti esiste un contenzioso su chi debba gestire il libro genealogico ufficiale della razza, e finché quella questione resta aperta la FCI non procede. Non è una valutazione sul cane, è una questione di governance.
Negli Stati Uniti, invece, il percorso si è chiuso: l’AKC ha inserito il Boerboel nel Foundation Stock Service nel 2006, nella classe Miscellaneous dal 1 gennaio 2010 e gli ha dato il riconoscimento pieno nel gruppo Working dal 1 gennaio 2015.
Cosa significa per chi lo cerca in Italia
La conseguenza per noi è diretta e ha senso metterla nero su bianco: l’ENCI segue la nomenclatura FCI, quindi una razza che la FCI non riconosce non può avere un libro genealogico italiano. In Italia non esiste un pedigree ENCI del Boerboel.
Non vuol dire che il cane non esista o che sia illegale: vuol dire che i cuccioli venduti qui non hanno un documento italiano, e che quello che ti viene mostrato è, nella migliore delle ipotesi, un pedigree estero. Sapere quale registro lo ha emesso è la prima domanda da fare, e ne parliamo per esteso nella pagina sull’allevamento.
È la stessa situazione dell’American Pit Bull Terrier, l’altra razza non riconosciuta dalla FCI di cui parliamo su questo sito. In entrambi i casi la regola è la stessa: senza un libro genealogico nazionale, il lavoro di verifica lo devi fare tu.

