American Pit Bull Terrier
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’American Pit Bull Terrier in breve
Il Pit Bull è il cane più cercato e più frainteso d’Italia. I fatti: discende dai bull-and-terrier inglesi arrivati in America nell’Ottocento, è la razza fondatrice dell’UKC con il registro numero 1 del 1898, e non è riconosciuto da FCI ed ENCI: in Italia niente pedigree ufficiale. È un atleta medio, 16-27 chili, non il colosso dei social, con tutti i colori possibili tranne merle e albino e le famose pigmentazioni red nose e blue nose. Con le persone è esuberante e affettuoso come pochi; con gli altri cani chiede gestione seria. Legale in Italia dal 2009 senza restrizioni di razza: conta il proprietario. E i canili ne sono pieni: prima del cucciolo, pensa all’adozione. Prima la carta d’identità, poi si entra nel dettaglio.
Storia ed origine dell’American Pit Bull Terrier

La storia del Pit Bull è la parabola più ripida della cinofilia, e la pagina la racconta con le date vere: gli antenati bull-and-terrier dell’Inghilterra del primo Ottocento, il divieto del bull baiting del 1835 e le fosse, i pit, che diedero il nome alla razza insieme a un’origine brutale che non nascondiamo. C’è il paradosso della selezione di quell’epoca: i cani aggressivi verso l’uomo venivano scartati, ed è per questo che oggi è una delle razze più orientate alle persone che esistano. E c’è l’America: le fattorie, il 1898 con Bennett che fonda l’UKC e assegna il registro numero 1 al suo pit bull, l’ADBA del 1909. La foto d’epoca della pagina viene da un’esposizione parigina del 1863: il bull-terrier Rose, premiato in carta fotografica.
C’è l’epoca d’oro col suo eroe: il sergente Stubby, 17 battaglie nella Prima guerra mondiale, il reggimento salvato dai gas, la spia catturata e la medaglia appuntata dal generale Pershing nella foto storica della pagina.
E c’è la parabola discendente raccontata da adulti: il bivio del 1936 che separa l’Amstaff, la stagione dei divieti col Regno Unito del 1991, e il capitolo italiano: la lista Sirchia del 2003 con le sue 92 razze e l’abolizione del 2009, nessuna base scientifica, la responsabilità torna al proprietario. Con il quadro legale di oggi spiegato punto per punto.
Carattere e descrizione dell’American Pit Bull Terrier

La pagina smonta le leggende una alla volta, cominciando dalle misure: lo standard UKC descrive un atleta medio, 16-27 chili per i maschi, e penalizza esplicitamente gli eccessi di massa: il pit da 50 chili dei social è un American Bully, altra razza. C’è la tabella delle differenze tra APBT, Amstaff e Bully, la spiegazione di red nose e blue nose, che sono pigmentazioni e non varietà pregiate, e i colori del manto con le uniche due esclusioni: merle e albino.
Sul carattere trovi i due lati detti con la stessa chiarezza: l’amore fisico per le persone, con i test di temperamento americani passati all’87%, e il capitolo serio della gestione con gli altri cani, da costruire e non da negare.
C’è la risposta da adulti alla domanda delle seicento ricerche al mese, è pericoloso?, con il quadro legale italiano che nel 2009 ha scelto la stessa risposta: conta il proprietario, non la razza. Chiudono la convivenza con bambini, cani e gatti, la salute di una razza longeva, 12-14 anni con pelle e anche da controllare, e il bilancio finale con l’invito che ripetiamo: prima del cucciolo, passa da un canile.
Addestramento ed educazione dell’American Pit Bull Terrier

La premessa della pagina: materiale eccellente, da prendere sul serio. Il pit è brillante e volenteroso, e il metodo è rinforzo positivo con sessioni brevi e intense, più la specialità da coltivare dal primo giorno: l’autocontrollo, perché un cane ad alta intensità va allenato a spegnersi. C’è il capitolo che decide tutto, la socializzazione precoce e la gestione a vita con gli altri cani, con incontri scelti e la maturità di rinunciare all’area cani affollata quando serve.
Trovi il fabbisogno vero: un’ora e mezza al giorno di movimento di qualità più il lavoro di testa, con la tabella della settimana tipo e il promemoria del cappottino sul pelo raso.
Ci sono i cinque errori che la razza non perdona, dalla scelta per immagine ai giochi di lotta senza regole, e gli sport dove il pit è un fuoriclasse: weight pulling su tutti, il suo regno storico, più canicross, nose work e rally obedience.
Allevamento dell’American Pit Bull Terrier

La pagina parte dal fatto strutturale: la razza non è riconosciuta da FCI ed ENCI, quindi niente pedigree italiano, niente affissi e niente numeri ufficiali. I prezzi reali del mercato italiano stanno fra i 600 e i 1.500 euro, e comprare qui è diverso da qualunque altra razza del sito.
C’è un capitolo sulle carte, ed è il punto in cui si annida la fuffa: il pit bull ha due registri storici seri, entrambi americani, UKC e ADBA, e la pagina spiega cosa valgono in Italia e come si verificano. Niente pedigree ENCI non significa niente selezione: gli esami si fanno sui cani, non sui timbri, e la lista da chiedere comprende lastre delle anche, controlli cardiaci e test genetici disponibili. Poi c’è il capitolo che in questa razza viene prima di tutti: l’adozione. I canili italiani sono pieni di pit bull e simil-pit, che sono la popolazione più rappresentata in assoluto, e per molte famiglie è la strada giusta. La pagina lo dice con i numeri. Ci sono le domande da fare a un allevatore serio, che si riconosce da quelle che fa lui a te. C’è il mantenimento. E c’è la parte sulle responsabilità. Se vuoi un pit bull, questa pagina è la più onesta che troverai.


