Allevamento del Boerboel

Nessun pedigree ENCI: come si compra un cucciolo di una razza non FCI

Sul Boerboel la pagina allevamento è diversa da tutte le altre del sito, perché manca il pezzo su cui di solito si appoggia tutto: in Italia questa razza non ha un libro genealogico. Qui trovi cosa significa in pratica, quali documenti esistono e quali domande fare.

Sommario

Perché non esiste un pedigree ENCI

Boerboel fulvo in stand durante una esposizione

L’ENCI iscrive al libro genealogico italiano le razze riconosciute dalla FCI. Il Boerboel non è fra queste: non è nell’elenco definitivo e non è nemmeno in quello provvisorio. Quindi in Italia non esiste, e non può esistere, un pedigree ENCI di questa razza.

RegistroRiconosce il Boerboel?Cosa comporta
FCINO, ne definitivo ne provvisorioNessuno standard FCI e nessun numero di razza
ENCINo, perché segue la nomenclatura FCIIn Italia non esiste un pedigree ENCI del Boerboel
SABBS (Sudafrica)Si, ed e il custode ufficiale del libro genealogicoE il registro di riferimento della razza in casa sua
KUSA (Sudafrica)SiE il membro FCI sudafricano, e il conflitto con SABBS blocca il riconoscimento FCI
AKC (Stati Uniti)Si, riconoscimento pieno dal 1 gennaio 2015Gruppo Working

Il blocco dipende da una questione sudafricana: il custode ufficiale del libro genealogico è la SABBS, per legge, mentre il kennel club membro FCI è la KUSA, e fra i due c’è un contenzioso su chi debba gestire lo studbook. Finché non si risolve, la FCI non procede.

Attenzione a una conseguenza che riguarda anche le esposizioni: un Boerboel non può partecipare alle manifestazioni ENCI e FCI come cane di razza, semplicemente perché quella razza, per la FCI, non esiste.

Quali documenti esistono, e quali domande fare

La domanda giusta a chi vende non è ha il pedigree?, perché la risposta sarà quasi sempre sì. La domanda giusta è: quale registro lo ha emesso? E le risposte possibili non valgono tutte uguale.

Un documento SABBS è il riferimento della razza in casa propria, e ha una particolarità interessante: quel sistema prevede valutazioni sugli adulti, cioè i cani vengono giudicati e classificati, non solo registrati. Un pedigree KUSA o AKC è a sua volta un documento serio di un ente riconosciuto.

Al contrario, esistono registri privati che emettono certificati dal nome altisonante e senza alcun controllo dietro. Su una razza senza libro genealogico nazionale, è un terreno fertile: conviene verificare l’ente, non fidarsi della carta.

La seconda domanda riguarda la salute, e va fatta con insistenza proprio perché qui nessuno impone niente: radiografie ufficiali di anca e gomito di entrambi i genitori, che sono due esami diversi, più uno sguardo alle palpebre e la domanda su eventuali casi di epilessia in linea.

Le domande sul contesto, che qui contano il doppio

Su un molossoide da guardia da settanta chili, la parte più importante della trattativa non riguarda i documenti: riguarda dove e come vivrà il cane. Un allevatore serio te lo chiede prima che tu chieda il prezzo.

Chiedi di vedere la madre e, se possibile, il padre: in una razza in cui il carattere è il tema centrale, guardare come si comportano gli adulti in presenza di uno sconosciuto ti dice più di qualsiasi certificato. Un riproduttore che non si può avvicinare è un’informazione.

Chiedi come sono cresciuti i cuccioli nelle prime otto settimane e quante persone hanno incontrato. In un cane da guardia territoriale, la socializzazione precoce non è un di più: è la parte del lavoro che l’allevatore fa al posto tuo e che non potrai più recuperare.

Infine, chiedi cosa succede se fra due anni non puoi più tenerlo. Con una razza senza club nazionale, senza libro genealogico e con questa mole, un allevatore che si riprende i suoi cani è l’unica rete di sicurezza esistente.