Azawakh (Levriero dell’Azawakh)
Uno sguardo sulla razza e tutte le caratteristiche
L’Azawakh in breve
L’Azawakh è il levriero dei Tuareg, e viene dai versanti della valle che gli dà il nome, fra Mali e Niger, dove caccia a vista gazzelle e lepri e tiene lontani i predatori. È altissimo e leggerissimo, 64-74 centimetri nei maschi per appena 20-25 chili, con il pelo raso che sul ventre manca del tutto e un colore, il fulvo, declinato dal sabbia chiaro al mogano. La cosa che lo rende diverso da tutti gli altri levrieri è la forma: sta dentro un rettangolo verticale, è più alto che lungo, e le anche devono stare alla stessa altezza del garrese o più su. Il carattere lo riassume una parola dello standard: distante. Vive 12-14 anni ed è raro sul serio, 15 cuccioli iscritti in Italia nel 2024 e tre soli allevamenti.
Storia ed origine dell’Azawakh

Non comincia in un allevamento e non ha un fondatore con nome e cognome: comincia sulle pareti di roccia del Sahara centrale, dove millenni fa qualcuno disegnò cani sottili dal ventre altissimo che a questo somigliano moltissimo. Lo standard FCI, di solito prudente, su questo è netto e li cita come antenati.
Poi il Sahara si è inaridito e i popoli che ci vivevano si sono spostati verso sud portandosi dietro gli animali: lo standard nomina i Tuareg, i Dahoussahaq e i Peul, migrati verso il Sahel lungo la valle arida dell’Azawakh, fra Mali e Niger. Da quella valle viene il nome che usiamo noi; nella lingua tuareg il cane si chiama invece Oska.
Nelle utilizzazioni ufficiali non c’è solo la caccia a vista su gazzella, lepre e struzzo: c’è anche la lotta contro i predatori, e lo standard fa i nomi di iena, sciacallo e leone. E c’è la riga che spiega il carattere meglio di qualsiasi manuale, quella in cui si dice che per i nomadi è un compagno di vita domestica con cui condivide l’accampamento. In Europa è arrivato tardissimo, con le prime linee esportate dal 1968, e lo standard su cui si basa il pedigree italiano di oggi è addirittura del 2019.
Carattere e descrizione dell’Azawakh

È altissimo e leggerissimo: 64-74 centimetri nei maschi per soli 20-25 chili, un rapporto che nessun’altra razza di quella statura ha. Ma la cosa che lo rende unico è la forma: dove quasi tutti i levrieri stanno dentro un rettangolo orizzontale, l’Azawakh sta dentro un rettangolo verticale, ed è più alto che lungo.
C’è poi un dettaglio che non si legge in nessun altro standard di levrieri: le anche devono stare alla stessa altezza del garrese o più in alto, e se sono più basse è squalifica. Il colore ammesso è il fulvo in tutte le sfumature, dal sabbia chiaro al mogano, con tigrature solo nere e bianco limitato alle estremità.
Sul carattere lo standard usa una parola insolita per un documento ufficiale: distante. Vivo, attento, distante, molto riservato con gli sconosciuti, ma dolce con chi decide di accettare. Quel decide è la chiave dell’intera razza: non è un cane che ti si offre, è un cane che ti valuta. Nella pagina trovi anche le due cose che il tuo veterinario deve sapere prima di toccarlo, cioè la tiroide naturalmente bassa che porta a diagnosi sbagliate e la sensibilità all’anestesia comune a tutti i levrieri.
Il levriero che non somiglia agli altri levrieri

Messo accanto a un Greyhound l’Azawakh sembra un’altra cosa, e infatti lo è. Il Greyhound è costruito per la velocità pura sull’erba inglese: corpo più lungo che alto, torace profondo, massa muscolare importante. L’Azawakh è costruito per il Sahel: più alto che lungo, torace che scende poco, ventre risalito altissimo, e quel dettaglio unico delle anche alte quanto il garrese o di più.
Il risultato pratico è un’andatura sempre elastica e rialzata, che lo standard indica come caratteristica essenziale della razza, e un cane che sulla sabbia e sulle pietre si muove come nessun altro levriero saprebbe fare. Se stai scegliendo dentro il mondo dei levrieri, il ragionamento onesto è questo: il Greyhound è più accomodante e più facile da vivere, lo Sloughi sta nel mezzo, e l’Azawakh è il più indipendente e il più riservato dei tre. Non è meglio o peggio: è un impegno diverso.
Addestramento ed educazione dell’Azawakh

Se arrivi da un cane da pastore o da un retriever devi cambiare aspettative prima ancora che metodo. I levrieri primitivi sono stati selezionati per decidere da soli: un cane che insegue una gazzella a due chilometri dal padrone non può aspettare istruzioni. Impara benissimo, ma valuta se gli conviene, quindi sessioni corte e niente metodi coercitivi, che su un cane sensibile e riservato ottengono solo che si chiuda.
Il capitolo più importante è però il richiamo, e va detto senza illusioni: su un levriero da caccia a vista non è affidabile in campo aperto. Quando parte l’inseguimento la vista prende il comando e per qualche secondo la tua voce non arriva, e in quei secondi un Azawakh copre centinaia di metri. La regola che ne discende è una sola e non ha eccezioni comode: libero solo in spazi recintati, fuori al guinzaglio.
Fra le attività le sue sono il lure coursing e il racing, con una precisazione tecnica: non è un Greyhound e non ha la sua costruzione da velocità pura, è un fondista del deserto e va gestito di conseguenza. Nella pagina trovi anche i tre errori tipici, a partire dal più frequente di tutti, cioè prenderlo per l’aspetto.
Allevamento dell’Azawakh

In Italia ci sono tre allevamenti con affisso ENCI, uno in Emilia Romagna, uno in Umbria e uno in Piemonte, e nel 2024 i cuccioli iscritti sono stati quindici. In dieci anni fanno 192 cani, con annate molto irregolari: quaranta nel 2018, due nel 2023. Quella irregolarità dice una cosa precisa, e cioè che qui non ci sono cucciolate programmate per il mercato.
Un cucciolo iscritto al libro genealogico costa da 2.000 a 2.500 euro, oltre i 3.000 per linee particolarmente ricercate. Su questa razza il consiglio non è diffidare del prezzo basso ma della disponibilità immediata: con quindici cuccioli l’anno in tutta Italia, chi ne ha sempre di pronti ti sta proponendo altro.
Fra le cose da chiedere, oltre a radiografia dell’anca, valutazione cardiaca ed esami della tiroide, ce n’è una che su questa razza conta più delle altre: come sono cresciuti i cuccioli nelle prime otto settimane. In un cane naturalmente diffidente, quel periodo decide se avrai un adulto riservato ma sereno oppure uno che si spaventa di tutto.


