Storia ed origine dell’Azawakh
Dai disegni rupestri del Sahara ai Tuareg, fino all’arrivo in Europa nel 1968
La storia dell’Azawakh non comincia in un allevamento e non ha un fondatore con nome e cognome. Comincia sulle pareti di roccia del Sahara centrale, dove qualcuno, millenni fa, disegnò cani che a questo somigliano moltissimo. Qui trovi il percorso dal deserto al Sahel, il ruolo che ha nella vita dei Tuareg, il nome che gli danno loro, e come è arrivato in Europa appena mezzo secolo fa.
Sommario
Un cane disegnato sulla roccia

Il sommario storico dello standard FCI, che di solito è prudente, su questo è netto: l’Azawakh è un levriero africano che discende dai modelli rappresentati nell’arte rupestre del Sahara centrale, risalente a diversi millenni fa. Su quelle pareti compaiono cani sottili, dalle orecchie ricadenti e dal ventre altissimo, accanto a cacciatori e ad animali che nel Sahara di oggi non esistono più.
Perché nel Sahara di allora c’era acqua. Poi il clima è cambiato, il deserto si è esteso, e i popoli che ci vivevano si sono spostati verso sud portandosi dietro gli animali. Lo standard nomina i Tuareg, i Dahoussahaq e i Peul, pastori e cacciatori che migrarono verso le regioni più ospitali del Sahel, in zone adatte all’allevamento e alla caccia, lungo la valle arida dell’Azawakh, fra il Mali e il Niger. Da quella valle viene il nome che usiamo noi.
Oska: come lo chiamano i Tuareg
Il nome che i Tuareg gli danno nella loro lingua è Oska, e lo standard lo riporta esplicitamente insieme a una frase da rileggere: questo cane appartiene alla cultura dei popoli che l’hanno addomesticato e plasmato. Non è un dettaglio folkloristico. Nelle utilizzazioni ufficiali della razza non c’è solo la caccia a vista su gazzella, lepre e struzzo: c’è anche la lotta contro i predatori, e lo standard fa i nomi, iena, sciacallo, leone.

E poi c’è la riga che spiega il carattere meglio di qualunque manuale: per i nomadi è un importante compagno di vita domestica, con il quale condivide la vita dell’accampamento. Un cane che dorme fra le tende, che riconosce il suo gruppo e diffida di chi non ne fa parte, che di giorno caccia e di notte segnala. Quando oggi qualcuno si stupisce che l’Azawakh non faccia festa agli estranei, sta chiedendo a un cane di dimenticare duemila anni di mestiere.
L’arrivo in Europa e lo standard di oggi

In Europa questo cane è arrivato tardissimo: le prime linee sono state esportate a partire dal 1968, cioè l’altro ieri in termini cinofili. Lo standard racconta che estimatori europei lo scoprirono con ammirazione e lo selezionarono seguendo le indicazioni degli allevatori africani che possedevano quelle prime linee.
Lo standard in vigore oggi è recente, del 2019, ed è il documento su cui si basa il pedigree che riceverai comprando un cucciolo in Italia. È anche il documento che, come abbiamo raccontato nella pagina sul carattere, definisce quali colori sono ammessi e quali no, escludendo alcune tinte che in Africa esistono da sempre. È una tensione che accompagna tutte le razze primitive quando entrano nel circuito delle esposizioni: c’è la popolazione vera nel suo paese, e c’è la fotografia che ne è stata scattata quando è arrivata da noi.

