Storia ed origine dell’Ariégeois
Dal conte de Vézins allo standard del 1912, e perché oggi è più italiano che francese
Lo standard FCI dell’Ariégeois ha un cenno storico breve ma preciso: la razza viene dall’Ariège, nei Pirenei, ed è il prodotto dell’incrocio fra un briquet locale e un grande segugio da muta.
In questa pagina: chi ha creato la razza, lo standard del 1912, il rischio di estinzione dopo la guerra, e il dato che sorprende tutti: in Italia ne nascono tre volte più che in Francia.
Sommario
Il cane dei coteaux dell’Ariège

L’Ariège è un dipartimento del sud-ovest della Francia che dai colli sale ai Pirenei. È lì, sui coteaux e sui piemonti, che nell’Ottocento si è selezionato un segugio per la caccia a tiro alla lepre.
La ricetta la racconta lo standard stesso: un briquet, cioè un segugio locale di taglia media, incrociato con un chien d’ordre, un grande segugio da muta che poteva essere il Bleu de Gascogne o il Gascon Saintongeois.
L’obiettivo era pratico. I grandi segugi guasconi erano magnifici ma pesanti, lenti a girare e poco adatti a un terreno che sale. Serviva un cane con lo stesso naso e la stessa voce, ma più leggero, capace di lavorare anche da solo.
Il nome che la storia associa alla razza è quello del conte Élie de Vézins, indicato come l’istigatore della selezione.
Il risultato è quello che lo standard descrive senza retorica: un cane che ha mantenuto le caratteristiche del grande segugio ma con meno distinzione, meno taglia e più leggerezza. Nella cinofilia francese ammettere che una razza è meno distinta di un’altra non è comune.
La caccia per cui è nato è la chasse à tir: i cani cercano, mettono in movimento la lepre e la riportano verso i cacciatori appostati. È una caccia che chiede iniziativa, non obbedienza.
Il 1912, il 1954 e il rischio di sparire

La Société Centrale Canine, il kennel club francese, riconosce uno standard ufficiale nel 1912. Il riconoscimento definitivo della FCI arriva molto più tardi, nel 1954.
In mezzo ci sono le due guerre, e per l’Ariégeois il conto è pesantissimo. Dopo la Seconda guerra mondiale la razza rischia seriamente di estinguersi.
I numeri di quegli anni sono impressionanti nella loro piccolezza: alla fine degli anni Sessanta le iscrizioni annuali al libro delle origini francese si contavano sulle dita di una mano. La razza entra nel LOF proprio in quel decennio.
La risalita è lenta e costante. Alla fine degli anni Settanta si arriva a una cinquantina di nascite l’anno; nel decennio successivo il numero si moltiplica per quattro e alla fine degli anni Ottanta supera i 200.
Nel 1975 la razza viene affiliata al club del Bleu de Gascogne e del Gascon Saintongeois, che da allora si chiama Club du Bleu de Gascogne, Gascon Saintongeois et Ariégeois. Non è una nota burocratica: mettere una razza fragile sotto l’ala di un club forte è spesso quello che la salva.
Oggi in Francia l’Ariégeois si assesta su numeri modesti: 256 iscrizioni nel 2023 e 242 nel 2024. È salvo, ma resta una razza di nicchia in patria.
Perché in Italia ne nascono tre volte di più

Qui arriva il dato che ribalta le aspettative. In Italia, fra il 2015 e il 2024, sono stati iscritti 7.310 cuccioli di Ariégeois: fra i 600 e gli 874 ogni anno, contro i circa 250 francesi.
Non è un errore di lettura: in Italia nascono tre volte gli Ariégeois che si iscrivono in Francia. Una razza francese di nicchia in patria è diventata, da noi, un cane da caccia diffuso.
La ragione è la caccia alla lepre col segugio, che in Italia centrale e meridionale è una tradizione viva. L’Ariégeois entra in quel mondo come alternativa e complemento al Segugio Italiano, e ci resta.
Gli affissi attivi sono undici, e la geografia lo conferma: quattro in Lazio, due in Abruzzo, poi Toscana, Umbria, Sardegna, Piemonte ed Emilia-Romagna. È la mappa della caccia alla lepre.
Molti allevamenti tengono anche altre razze da seguita: il Grand Bleu de Gascogne, il Segugio Italiano, il Griffon Bleu de Gascogne. Chi caccia con i segugi ragiona per muta, non per razza.
C’è anche un dato in controtendenza da segnalare: i numeri italiani stanno calando, da 874 nel 2018 a 600 nel 2024. È il calo generale della caccia con i cani, che tocca tutte le razze da seguita.
Per chi cerca un cucciolo, comunque, la notizia è buona: questa è una delle poche razze francesi di nicchia che in Italia si trova senza importarla.

